Meer
mercoledì, 28 ottobre 2026
Il suo teatro rifiuta la rappresentazione tradizionale e la psicologia del personaggio, privilegiando la forza espressiva della parola e la sua dimensione sonora
Il concetto di Macchina attoriale mette in crisi l’idea dell’attore come interprete sovrano, facendo del corpo e della voce dispositivi di produzione e disarticolazione del senso
La poetica di Carmelo Bene mette in discussione la centralità dell’attore, trasformando la scena in uno spazio di sperimentazione della voce, del linguaggio e della presenza
La riscrittura dei classici non mira a restituire fedelmente l’opera originale, ma a smontarne le strutture e a liberare nuove possibilità interpretative
La ricerca di Carmelo Bene tende a un teatro che supera la narrazione e la rappresentazione mimetica, facendo emergere la potenza della voce come esperienza percettiva, linguistica e performativa

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