L’iscrizione latina che campeggia sulla facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano recita: Omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et capus, cioè “Madre e capo di tutte le chiese della Città e del Mondo". Detiene questo primato per due motivi. Il primo è storico, essendo la più antica chiesa d'Occidente, la prima pubblica eretta a Roma dopo l'Editto di Milano del 313 d.C., costruita dall'imperatore Costantino sui terreni della famiglia dei Laterani. Mentre i cristiani precedentemente pregavano in case private o catacombe, il Laterano divenne il primo vero "volto" monumentale della Chiesa.
Oltre al primato storico, questa chiesa è anche la Cattedra del Papa che non è solo il capo della Chiesa universale, ma è innanzitutto il Vescovo di Roma. La sua sede ufficiale (la Cattedra) non si trova in Vaticano, ma in Laterano. In quanto Cattedrale dell'Urbe (la città), essa diventa automaticamente il fulcro per l'Orbe (il mondo intero), secondo la gerarchia ecclesiastica.
Prima che i Papi si trasferissero in Vaticano dopo il periodo di Avignone nel XIV secolo, il Palazzo del Laterano è stato la loro residenza ufficiale per circa mille anni. Qui si sono svolti ben cinque Concili Ecumenici, consolidando il ruolo della basilica come centro legislativo e spirituale della cristianità. In sintesi, mentre la Basilica di San Pietro in Vaticano è il luogo del martirio e della memoria dell'Apostolo, quella di San Giovanni è la casa istituzionale del Papa.
Da papa Silvestro I che consacrò quest’ultima nel 324 e la dedicò al Santissimo Salvatore, San Giovanni in Laterano è quindi la chiesa “madre di Roma e del mondo”. Sulla cattedra collocata nell’Abside dietro l’altare papale, siede e può sedere soltanto il successore di Pietro, il Vescovo di Roma. Ogni Papa poco dopo la sua elezione in San Pietro con un gesto altamente simbolico si reca a San Giovanni in Laterano per prendere possesso della sua Cattedrale; questo vuol dire che il Sommo Pontefice è il Vescovo di Roma.
Il prospetto principale e la Loggia Sistina
Il prospetto principale che caratterizza oggi con la sua vasta mole la piazza di Porta San Giovanni è stato edificato tra il 1732 ed il 1735 dall’architetto Alessandro Galilei vincitore del concorso indetto da Clemente XII (Corsini, 1730-1740). La facciata abbandona gli schemi barocchi realizzando un classicismo più grandioso e perentorio rispetto ai progetti concorrenti. Galilei predilige la verticalità grazie ai sei pilastri poggianti su un alto stilobate decorato con le chiavi di Pietro e gli emblemi del papa committente e all’altissimo ordine formato dalle due coppie centrali di semicolonne. L’impianto si inserisce nella tradizione tipologica romana di facciata ecclesiale con portico e loggia delle benedizioni uniti qui sinteticamente nell’ordine gigante.
Sulla facciata principale troviamo il timpano triangolare e la balaustra di coronamento che sormonta l’attico sulla quale sono sistemate quindici statue alte circa 7 metri, tutte compiute nel 1735. Al centro il Cristo, scolpito da Paolo Benaglia e ai suoi lati i Santi Giovanni Battista ed Evangelista e i Dottori della chiesa.
Il prospetto dell’ingresso dal transetto è costituito da un portico a due piani sormontato da due campanili uniti da un attico. La ristrutturazione dell’impianto medievale venne realizzata tra il 1586 e il 1589 da Domenico Fontana, con la costruzione della loggia al secondo piano del portico, addossata alla facciata secondaria e chiamata Loggia delle Benedizioni o, più comunemente, Loggia Sistina, dal nome del pontefice Sisto V (1585-1590), che ne volle l’edificazione.
Venne dotata anche di una ricca decorazione pittorica, opera di un folto gruppo di artisti diretti da Giovanni Guerra e Cesare Nebbia. Le pitture del loggiato superiore furono realizzate durante il 1587, mentre gli affreschi del portico al piano terra risalgono all’anno successivo.
Roma, Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedra papale, ph. Anastasia Maria Luciani.
Musei di Arte Sacra
I musei di arte sacra, spesso strutturati come musei diocesani o ecclesiastici, conservano e valorizzano il patrimonio artistico della Chiesa, evolvendosi da raccolte di tesori a luoghi di narrazione culturale e spirituale. Sviluppatisi significativamente dagli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso per la salvaguardia dei beni locali, oggi sono spazi di dialogo, inclusione e memoria, attivi nel contestualizzare l'arte sacra nel territorio.
L’arte sacra non è solo una categoria estetica, ma un ponte tra il visibile e l’invisibile, analizzarla significa navigare tra storia delle religioni, teologia e tecniche artistiche che si sono evolute per millenni.
Possiamo suddividere la Storia dell’Arte Sacra in:
Arte Paleocristiana: simbolismo puro (il pesce, l'ancora) nelle catacombe.
Bisanzio e l'Icona: l'immagine non è una rappresentazione, ma una "presenza", l'uso del fondo oro serve a decontestualizzare il soggetto dal mondo terreno.
Il Gotico: la luce diventa protagonista, le vetrate delle cattedrali trasformano la luce fisica in lux spiritualis.
La teoria dell’Arte Sacra si fonda su alcuni pilastri:
l'estetica della luce: basata sul pensiero di Pseudo-Dionigi l’Areopagita, dove la bellezza terrena è un riflesso della bellezza divina.
La funzione didattica: definita Biblia Pauperum (la Bibbia dei poveri), l'arte serviva a istruire chi non sapeva leggere attraverso le immagini.
Anagogia: il processo per cui l'anima viene elevata dalle cose materiali a quelle spirituali. L'arte è come una finestra aperta sull'infinito, un concetto cardine che trasforma l'artista in un mediatore tra il piano umano e quello divino.
I termini Arte Sacra e Arte Religiosa vengono spesso usati come sinonimi, nella teoria critica hanno sfumature diverse:
Arte Sacra: Opere create specificamente per il culto e la liturgia, destinate a uno spazio consacrato per facilitare la preghiera.
Arte Religiosa: Opere che trattano temi biblici o spirituali ma possono essere destinate a collezioni private o musei (es. un dipinto di Guido Reni in una galleria).
Le opere di arte sacra includono oggetti liturgici, dipinti, sculture e destinati al culto o alla venerazione. Queste opere, che possono spaziare da paramenti sacri e icone, statue e pale d'altare, servono a rappresentare la spiritualità e il divino.
Il Museo del Tesoro Lateranense
All’interno della Basilica, nel transetto, a destra dell’altare papale e del soprastante ciborio gotico realizzato da Giovanni di Stefano nel 1368 è presente uno straordinario Museo di Arte Sacra. Si tratta del tesoro storico della basilica, sopravvissuto agli eventi di diciassette secoli della comunità ecclesiastica sul suolo lateranense, è stato inaugurato nel giugno 1984 da Papa Giovanni Paolo II, con l’obiettivo di conservare, valorizzare e promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico del Tesoro della Basilica, costituito principalmente da arredi liturgici e paramenti di vario genere, tipo e materiale. Questi sono espressione della secolare storia della basilica e pallido ricordo della ricchezza di un Tesoro, ormai depredato, che un tempo rivaleggiava con quello di San Pietro in Vaticano.
Rimane comunque uno dei tesori più importanti dell’arte liturgica conservati nelle basiliche romane. Infatti, il Laterano, un tempo sede ufficiale del governo dello Stato Pontificio e residenza del Papa, ospitava: il Tesoro della Sede Apostolica (in parte conservato nel Palazzo dei Papi), il Tesoro della Cappella del Sancta Sanctorum e il Tesoro della Basilica di San Giovanni.
Il Museo del Tesoro, ristrutturato nel 2024, curatore Sandro Barbagallo, è accessibile dal lato destro del transetto e si trova nel Corridoio Leonino. Le vetrine che caratterizzano l’esposizione creano un itinerario che le rende indipendenti dai vari ricordi collocati sulle pareti. I reperti coprono un arco temporale che va dal Medioevo ai giorni nostri in un ordine non strettamente cronologico.
I manufatti di Arte Sacra nel Museo Lateranense
Nella vetrina dedicata a San Giovanni Battista troviamo: Reliquiario contenente un frammento del mento del Santo, donato dal re Enrico IV di Francia, manifattura romana del XIX secolo in argento dorato. Reliquiario del Braccio di Sant’Elena Imperatrice, manifattura romana in bronzo dorato 1825. Reliquiario della Colonna della Flagellazione di Cristo, manifattura romana del 1840 in argento e bronzo dorato. Statua di San Giovanni Battista, manifattura romana del XIX secolo in bronzo dorato.
Nella vetrina dedicata a San Giovanni Evangelista troviamo: Reliquiario delle catene di San Giovanni Evangelista, con le quali fu legato da Efeso a Roma, manifattura romana in bronzo dorato e argento, 1825. Stauroteca a forma di Croce, conserva frammenti della Croce di Cristo, manifattura romana del XIX secolo in bronzo dorato. Chiavi cerimoniali della Basilica, su piatto in argento dorato e pietre preziose. Statua di San Giovanni Evangelista, manifattura romana del XIX secolo in bronzo dorato.
In altra vetrina troviamo una delle opere più importanti del Museo, la Croce Processionale di Nicola da Guardiagrele, manifattura di Nicola Gallucci da Guardiagrele del 1451, in argento, argento dorato e rame dorato. Al centro il Crocifisso con ai piedi il Calvario e il teschio di Adamo e in alto il pellicano, alle estremità dei bracci (da sin.): la Madonna sorretta da una pia donna, la Resurrezione, San Giovanni e due soldati, la Deposizione. Sul sepolcro la firma e la data: OPUS NICOLA DE GUARDIAGRELIS MCCCCLI. Al di sotto un’iscrizione ricorda che dentro una piccola teca semicircolare si custodisce la reliquia della Vera Croce. Sul verso: Cristo in trono benedicente con il libro della sua Parola poggiato sulle ginocchia e aperto sull’affermazione ‘io sono la via, la verità e la vita’. Alle estremità dei bracci i quattro Evangelisti (Matteo-Uomo/Angelo, Marco-Leone, Luca-Bue, Giovanni-Aquila) con cartiglio riportante ognuno l’inizio del proprio Vangelo.
In altre vetrine sono esposti Piviali e Paliotti, tra questi: Piviale di Bonifacio VIII, manifattura inglese del 1250 circa, in seta e filo d’oro, secondo la tradizione, questo piviale è quello utilizzato per l’indizione del primo Giubileo del 1300. Paliotto in seta bianca con ricami a motivi vegetali, al centro entro una cornice mistilinea raffigurazione del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, emblema della Basilica Lateranense, con ai lati stemmi del cardinale Serafino Cenci, arciprete della Basilica dal 1737 al 1740, manifattura romana della prima metà del XVIII secolo in seta e ricamo in fili d’oro. Paliotto in seta rossa, manifattura francese dell’ultimo quarto del XVIII secolo con ricami in filo d’oro e argento in stile neoclassico, ripartito in dieci settori divisi da festoni e decorati da gigli, al centro la Croce e lungo i bordi superiore e inferiore una cornice a cortina ornata da gigli.
Sono musealizzati inoltre: Tronetto per l’esposizione del SS. Sacramento con all’interno ostensorio raggiato, manifattura veneziana della metà del XVIII secolo in vetro, argento dorato e pietre preziose. Ostensorio Lateranense, realizzato su commissione del Capitolo Lateranense, alla sua base è visibile a tutto tondo la predica di San Giovanni Battista che indica il Messia, con agli angoli le figure dei quattro Evangelisti, manifattura romana della metà del XIX secolo in bronzo dorato, argento, pietre preziose e pietre dure. Martello e cazzuola del Giubileo del 1925, dono di papa Pio XI alla Basilica Lateranense, realizzati in argento, argento dorato, turchesi e avorio.
Oreficeria Corsini, corredo della Cappella Corsini consistente in dieci oggetti di oreficeria.
Alla parete troviamo l’Arazzo Lateranense, di grandi dimensioni raffigurante San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista adoranti il Cristo Salvatore. Le figure sovrastano Piazza San Giovanni in Laterano dove si innalza la facciata laterale della Basilica. La cornice, sempre tessuta ad arazzo, ha nella decorazione monti, querce e stelle che alludono alla famiglia Chigi. Infatti, si deve al cardinale Flavio I Chigi, che fu Arciprete della Basilica dal 1661 al 1693, il dono di questo arazzo destinato all’altare portatile del coro.
In basso a destra le lettere puntate L. C. vanno sciolte in Lorenzo Castellani, maestro arazziere della manifattura Barberini, autore di quest’opera. Sappiamo che l’arazzo fu usato come icona dell’altare papale nel 1884 durante i lavori di ampliamento dell’abside e fu molto gradito a Giovanni XXIII che per personale devozione lo fece trasferire nei propri appartamenti.
Roma, Basilica di San Giovanni in Laterano, ciborio gotico realizzato da Giovanni di Stefano nel 1368, ph. Anastasia Maria Luciani.















