Per il grande poeta spagnolo Federico García Lorca, il Flamenco non è una semplice espressione del folklore né un intrattenimento, ma un’arte profonda, un demone segreto (duende) e un’espressione viscerale dell’anima andalusa, intrisa di dolore, morte e desiderio. Infatti, il poeta lo descrive un canto delle sofferenze e il destino dell’uomo attraverso il (cante jondo) canto profondo, dell’anima, considerandolo una forma di arte pura e antica.

In realtà, il Flamenco stabilisce una forma d’arte nata nell’Andalusia (la più grande regione spagnola nel meridione della penisola iberica), già patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2010. Sorta nel 1700 frutto da influenze gitane, arabe ed ebraiche, che abbraccia canto (cante), chitarra ed altri strumenti musicali (toque) e danza (baile), esprimendo passioni intense come gioia e dolore. Si caratterizza per il suo ritmo incalzante (zapateado) battendo punta e tacco delle relative scarpe maschili e femminili, completato dai movimenti del corpo, dalle braccia fino alle mani al quanto sinuosi, quando le donne, le (bailaoras) ballerine di flamenco giocano con i volant della gonna, spesso avvolte dal (manton) grande scialle di seta, generalmente ricamato e bordato da lunghe frange, che svolazzano al ritmo del relativo (palo) cioè da uno dei diversi stili, forme musicali o generi, classificati in base al ritmo, melodia ed origine geografica.

Questa arte, che rappresenta non solo l’Andalusia ma anche le vicine regioni della Murcia ed dell’Estremadura, costituisce una autentica ed indelebile identità spagnola, fortemente legata alla cultura gitana e, sebbene nata come espressione intima e privata senza chitarra, con la sola voce accompagnata dai battiti dei piedi e delle palme delle mani, si è poi evoluta in spettacoli pubblici di alto livello come la prossima Biennale di Flamenco di Siviglia, capitale dell’Andalusia, che puntualmente si celebra ogni due anni, con le maggiori eccellenze artistiche di oggi e di sempre, insieme alle nuove e audaci promesse.

Comunque sia, il Flamenco è un’arte abbastanza giovane, e malgrado ciò appare come un enigma dato che non si sa molto sulla sua origine. Entrare nell’ universo del Flamenco sarebbe come introdursi in un mondo enorme, caotico, sul quale esiste una quantità di teorie ed opinioni diverse sulla sua origine e il suo sviluppo... oltre ad essere un genere in costante evoluzione. Ed è così vibrante, che qualsiasi riunione familiare o fra amici finisce con le note e i movimenti naturali flamenchi locali, da parte di diverse generazioni, una tradizione in crescendo in tutto il paese e fra gli spagnoli all’estero.

L’Andalusia, il Flamenco, il costume di gitana, e il olé hanno contribuito all’immagine della Spagna per molti stranieri o forestieri lungo gli anni. E’ vero che il Flamenco è stato ed è ancora un’attrazione turistica ma rimane da sottolineare che tanta gente non sa quello che realmente rappresenta il Flamenco. Molti pensano che si tratta di un’arte per niente allegra, che trasmette ed esprime unicamente dolore e sofferenza, che le ballerine sembrano sempre arrabbiate battendo i piedi con rabbia. Ma invece, il Flamenco è pieno di allegria. Certo dipende dall’artista, da quello che vuole manifestare e, logicamente, dai palos interpretati, Così come per la musica classica, bisogna imparare ad ascoltare il canto profondo -per alcuni intenditori la forma più pura del genere- per saper apprezzare il Flamenco. Oggigiorno, si può dire che è diventato più accessibile di prima, grazie al Flamenco Nuovo, che mescola il Flamenco con altri tipi di musica come il pop, rock, jazz ecc. diventando più facile un suo approccio. Come si può intuire, ci sono tanti risultati diversi dentro l’arte del Flamenco, ma tutti quelli che ne sono interessati restano d’accordo al considerarlo una tradizione culturale magnificamente viva che merita di essere conosciuta.

Come è stato già indicato, l’origine del Flamenco non appare molto chiara e rimane avvolta nel mistero, data la molteplicità di teorie ed ipotesi esistenti. Comunque sia, quando si tratta di Flamenco bisogna sempre ricordare i Gitani perché assunsero un ruolo molto importante, pur chiarendo che il Flamenco non è stato una loro creazione ma che giustamente sia nato fra la gente dell’Andalusia e il popolo Gitano, che proprio quest’anno celebra i seicento anni del suo arrivo in Spagna, sembrava dall’Egitto (dalla parola Egiziani poi Gitani) ma in realtà proveniente dall’India. Allora, la maggior parte dei Gitani entrarono in Spagna attraverso i Pirenei raggiungendo l’Andalusia dove si stabilirono… sei secoli fa! Non più nomadi, fu attraverso la Costituzione di Cadice del 1812, quando i Gitani furono “riconosciuti cittadini spagnoli per essere nati nel paese”.

Ora, i loro nomi (o pseudonimi) figurano fra i migliori autori, interpreti e, in definitiva, artefici della storia del Flamenco tanto nel canto come nel ballo e nel suono, impregnati del famoso duende lorchiano. E per conoscerli ed ammirarli dal vivo, insieme a tanti altri artisti, stelle del Flamenco, quale migliore occasione della XXIV Biennale del Flamenco di Siviglia, dal 9 settembre al 3 di ottobre 2026.