A poca distanza di tempo, il secondo giorno dell’edizione 109 di Pitti Uomo, si sono svolte all’Unicredit Theatre della Fortezza da Basso di Firenze, due conversazioni con creatori di Moda molto diversi, Andrea Galluzzo, partecipe di un’animata Tavola Rotonda “Keeling. Wear the Nature. La responsabilità come materia prima, lo stile e il colore come linguaggio.”
E, circa tre ore più tardi, Brunello Cucinelli in dialogo con Toby Bateman e Nick Sullivan, cui è seguito il Q&A con il pubblico.
Keeling di Andrea Galluzzo
Keeling partecipa alla Pitti Uomo da alcune edizioni, incontrando l’interesse dei visitatori. La collezione in questa edizione si è estesa alla donna. Andrea Galluzzo, Ceo Keeling ha dato vita quattro anni fa a questo prodotto di moda che prende il nome da un’isoletta nell’Oceano Indiano, a metà strada tra Australia e Sri Lanka, scoperta dall’esploratore Keeling. Un’oasi naturale per realizzare il progetto, che spiega con queste parole:
Keeling è un brand che nasce dalla natura e alla natura rimane profondamente fedele in ogni suo aspetto: dalla scelta dei materiali, ai colori, fino ai modelli ispirati a paesaggi, equilibri e funzioni naturali. I prodotti di Keeling sono altamente riconoscibili e il design è concepito come un atto di rispetto volto a ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera privilegiando soluzioni responsabili e durevoli. Emblema di questo impegno è l’attenzione all’acqua, risorsa primaria e fragile, tutelata attraverso un sistema di tintura unico e altamente efficiente, capace di ridurne drasticamente il consumo e gli sprechi. In questo modo, Keeling non si limita a trarre ispirazione dalla natura, ma si assume la responsabilità concreta di proteggerla, trasformando la sostenibilità in un valore reale, misurabile e coerente con la propria identità.
Il marchio impiega fibre naturali, come cotone e lino, che non rilasciano microplastiche durante il lavaggio; nylon tecnico selezionato, ma sempre con alte percentuali di filo riciclato, per ridurre l’immissione di nuova plastica nel ciclo produttivo e quindi un minor impatto sull’ecosistema marino. Ha ottenuto la certificazione B-Corp, che attesta l’attenzione del brand per l’ambiente, le persone e la comunità. Progetto complesso, supportato da Sealand International, il cui CTO Tommaso Conforti partecipa con lui alla Tavola Rotonda.
Gli altri partecipanti all’approfondimento sono Raffaello Napoleone (AD di Pitti Immagine), Matteo Minà (giornalista e docente di moda), Eva Desiderio (critico di moda), moderati da Cinzia Malvini.
Raffaello Napoleone, guida della visione strategica e operativa di Pitti Uomo, ha ricordato i nomi di una filiera tessile acceleratrice di innovazione per ridurre l’impatto ambientale, invitata al Salone nel corso degli anni. Fra i quali va ricordato il gruppo Slow Fiber, creato da Dario Casalini
A Matteo Minà, giornalista e docente di moda, Cinzia Malvini ha chiesto di definire la sostenibilità:
Oggi parlare di sostenibilità non basta, è un argomento spesso vuoto. Nel settore della moda è sempre più centrale includere le parole etica e responsabilità. Un marchio deve avere un’attitudine sociale e prestare attenzione alle comunità, soprattutto quelle che rappresentano la sua filiera del valore. L’ascolto, l’analisi e il dialogo con le persone coinvolte nei processi manifatturieri sono fondamentali, mettendo anche al centro formazione e partecipazione. Devono poi seguire trasparenza e azioni etiche, che siano misurabili. Tra queste, il rispetto delle giuste retribuzioni e prezzi equi corrisposti per i prodotti, ma anche tempistiche sopportabili per le produzioni. Insomma, la moda oltre a idee e prodotti deve in primis produrre consapevolezza, per essere promotrice di un cambiamento reale.
Ed ecco, per finire, le considerazioni di Eva Desiderio, critico di moda:
Da troppi anni si parla di moda sostenibile, spesso anche a sproposito. Dando addosso molto al fast fashion che pure ha tanti scheletri negli armadi e sorvolando sui grandi marchi e sui grandi gruppi del lusso. Sostenibilità non solo di prodotto ma etica nel senso più nobile, specie per le tutele sul lavoro e contro lo sfruttamento. Di recente le news si sono intensificate e hanno riguardato anche l’alto di gamma. Senza generalizzare bisogna alzare la guardia e l’asticella del fatto bene e ben fatto, delle regole prima ed oltre il profitto. Perché la Moda deve ritrovare la sua coscienza e la sua dignità.
La tavola rotonda ha approfondito il rapporto tra innovazione, filiera produttiva, linguaggio estetico, responsabilità ambientale e sociale,
Brunello Cucinelli
I punti di forza di Brunello Cucinelli, riconosciuti a livello internazionale, sono eleganza assoluta, qualità dei materiali e alta formazione degli artigiani. Risultato: un'insuperata perfezione sartoriale.
La sostenibilità del suo marchio proviene dalla durata dei suoi capi, che mantengono la capacità di risultare attuali al passare del tempo. L’esatto contrario della fast fashion. Non si butta un suo prodotto inquinando il pianeta, perché è fatto per durare, rimane un oggetto del desiderio, non passa di moda.
Invitato da Raffaello Napoleone a una conversazione sullo stile. Con lui sul palco Toby Bateman, profondo conoscitore della moda maschile e molto abile nello storytelling delle varie marche sulla piattaforma di e-commerce maschile Mr Porter, dove ha lanciato collaborazioni iconiche, fra cui Brunello. Conversa con loro anche Nick Sullivan, direttore creativo di Esquire.
Loro parlavano inglese, con traduzione simultanea solo alle cuffie di Cucinelli. Lui rispondeva in italiano. La comprensione di questa prima parte non è stata agevole. Comunque si capiva che il Perugino è un grande conoscitore di storia, da cui trae insegnamento, che per creare un’esperienza nei suoi negozi organizza eventi con 120-130 persone massimo. Tale numero gli permette di dialogare più o meno con tutti i presenti. Importante perché il cliente vuol sapere dove e come è fatto un capo.
Afferma che la moda maschile è più difficile di quella femminile. Per venire in aiuto degli uomini realizza, con i suoi giovani collaboratori, dei video, che proietta in negozio, in cui i modelli indossano molti possibili abbinamenti, a partire dai suoi completi e dai vari capi presenti in vendita.
Dalle sue risposte emerge, dichiarata, la sua passione per la Storia. Ed anche una capacità di comunicare, con slogan di filosofia di vita semplici, che fanno presa sul pubblico.
Alla fine, al numeroso pubblico è stato chiesto di fargli altre domande.
Ovviamente non era disposto a farsi intervistare da singoli media, dato che una fiera è dedicata agli incontri con potenziali clienti e questa conversazione gli aveva già sottratto un bel po’ di tempo. Di seguito alcune domande interessanti fatte dal pubblico.
Quali sono le principali componenti del suo successo?
Il coraggio di ascoltare e i giovani.
Fa l’esempio di aver chiesto ai collaboratori, tutti giovani, come avrebbe dovuto vestirsi per questa conversazione. Gli hanno suggerito una giacca Prince of Wales. Ha avuto il coraggio di ascoltarli, benché lui una giacca così la indossasse 40 anni fa.
E continua:
La raffinatezza è l’arte di ascoltare. Abbiamo bisogno di gentilezza, di educazione. Dobbiamo convincere i giovani a fidarsi. Parlare loro di coraggio, di sogni. È colpa dei vecchi di trasmettere loro la paura. È un periodo che, col viso chino sul cellulare, non si guarda più in alto. Non si guardano le stelle. Bisogna avere il coraggio di essere nuovi. Circondarsi di giovani. Anche se ora, in Italia, si fa fatica a convincerli a fare questo lavoro.
Uno si veste per se stesso o per gli altri?
Vestire per se stessi dà sicurezza. Ma bisogna anche tener conto che certe occasioni richiedono obbligatoriamente un certo modo di vestire. Vestire è una cosa seria. Chi non vuole mostrarsi ben vestito?
Si parla molto di abbigliamento in crisi.
Veramente le aziende cercano persone che lavorino per loro. E, come ho già detto, è difficile convincere i giovani, ad esempio, a fare asole tutto il giorno, per 1300 / 1400 euro al mese. Ma quelli che accettano trovano che la creatività collettiva è molto forte. Sono innamorato della rete.
Parliamo di colori.
I colori sono una cosa seria. Ci sono colori che non si vendono.
Domanda al pubblico: Chi è vestito di verde? E ne conta solo due.
E anche ci sono colori che ci piacciono più di altri. Poi c’è la stagionalità.
Ci racconta del film che ha commissionato a Tornatore?
Ho deciso di farlo perché tutti i documentari su di una persona vengono fatti dopo la sua morte. Sono stati tre anni bellissimi. Ho ripercorso per tre anni la vita di bar. C’è un’intelligenza razionale, di gente con la laurea e un’intelligenza dell’anima (che ritiene di avere lui, ndr.)
Perché ha scelto proprio Tornatore?
Il film della mia vita è “Cinema Paradiso”. Tornatore– e Stefano Bollani per la musica – sono poeti. La poesia è importante. Tutti e due hanno vissuto in campagna, come me.
Interviene Raffaello Napoleone: Ho avuto l’opportunità di vedere il film a Cinecittà. Si vede che è vero. Credo fortemente che vada visto.
Come giudica l'AI usata per la Moda?
Il 99,6% delle ditte che ne fanno uso fallisce. Perché? AI non ha la follia.
Quanto è importante avere tutto sotto il suo controllo?
Studiando la Storia si vede che l’Umanità è sempre stata in guerra. Se scegli di stare in Italia, è più difficile portare i giovani a lavorare. Questo non da grandi vantaggi. Ma l’artigianalità è radicata in Italia.
Per il futuro voglio prendermi cura di ciò che possiedo. Lei è d’accordo?
Assolutamente d’accordo. Io tengo le cose. Nel mio armadio si possono trovare indumenti di tanto tempo fa che mi piacciono.
Come vede il Dopo Cucinelli?
Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo – diceva Seneca. A questo io aderisco. Quindi avere 50 anni o la mia età non fa la differenza. E sarà così anche nel futuro.
Ho una figlia di 12 anni che fa le medie. Come si fa ad insegnare a questa età che nella vita si deve fare fatica per raggiungere gli scopi che ci prefiggiamo? La scuola non lo fa (è l’ultima domanda di una signora del pubblico, ndr.).
Fatica? Non faccio e non si fa fatica a lavorare. Quello che si può fare è portare gli adolescenti a vedere i luoghi di lavoro.















