Dal 15 maggio al 4 luglio 2026, Still Fotografia a Milano presenta la mostra Giovanni Ghirardi. Altre architetture, progetto inedito, a cura di Alessandro Curti e Alessio Fusi, che riunisce quaranta fotografie dell’autore, il cui obiettivo inquadra lo spazio urbano e industriale con uno sguardo analitico e poetico, geometrico e metafisico al tempo stesso.

Come suggerito dal titolo, Altre architetture, l’esposizione raccoglie gli scatti che Giovanni Ghirardi (Milano, 1969) ha dedicato agli edifici o agli spazi architettonici che spesso consideriamo marginali o puramente funzionali. Zone industriali, spazi di servizio, luoghi abbandonati e periferie silenziose diventano, sotto il suo sguardo, cattedrali della modernità.

“Giovanni Ghirardi non documenta edifici: ne analizza volumi, isola le superfici, misura i rapporti, scrive il curatore Alessandro Curti nel testo critico. La sua fotografia costruisce un’architettura dello sguardo. In un panorama saturo di immagini veloci, sceglie un tempo dilatato, rigoroso, lavora per sottrazione”.

Il nucleo di fotografie esposte testimonia l’estensione e la versatilità dello stile dell’autore, capace di interpretare gli ambienti interni, dall’Italia alla Namibia, a cui è dedicata la sezione Soglie, così come le architetture classiche, fino alle vedute di metropoli globali come New York, Atlanta, San Francisco, Berlino, Milano e Londra.

Nel solco della grande tradizione della fotografia italiana di paesaggio, da Luigi Ghirri a Gabriele Basilico, Ghirardi non è attratto dall’estetica spettacolare delle archistar, ma muove la sua indagine alla ricerca della purezza formale, estrae l’elemento architettonico dal suo contesto per elevarlo a simbolo di un ordine possibile, di una geometria che sfida il disordine del reale.

Attraverso un uso sapiente delle linee di forza e un’attenzione millimetrica ai rapporti di proporzione, l’artista trasforma il cemento, il vetro e l’acciaio in superfici astratte, in partiture visive dove il silenzio diventa la nota dominante. A dettare il ritmo è la luce, che modella i volumi, scava le ombre, riducendosi all'essenziale per non distrarre lo sguardo, che nell’opera non trova mai la figura umana, ma solo la sua traccia, l’esito del suo lavoro sul paesaggio.

Valori come la lentezza, la manualità e l’artigianalità distinguono la poetica e il metodo dell’autore, che gestisce in prima persona l’intero processo creativo, fino alla stampa delle opere, di cui si occupa personalmente, almeno finché il formato lo consente. Le stesse cornici delle fotografie sono concepite e realizzate direttamente dall’artista, partendo da legno grezzo e selezionando il materiale in funzione delle immagini da incorniciare.

“I lavori di Ghirardi recuperano la dimensione tecnica e artigianale su cui tradizionalmente la fotografia si fonda, afferma Curti. Nelle sue opere, le cornici non giocano semplicemente un ruolo di completamento estetico, ma sono parti integranti di ciascuna fotografia”.

Il risultato è l’immagine di un mondo ordinato, pulito dalle scorie della quotidianità, ottenuto mediante un lavoro paziente, dove ogni linea ha un senso e ogni sfumatura ha un peso, da osservare e assorbire lentamente, in una contemplazione che invita a scoprire la bellezza dell’ordinario e la sacralità della forma.