Se si pensa ad un weekend da trascorrere in una capitale europea, sono sicura che il novanta per cento di voi non penserebbe a Sofia. Quando poi si dice ad amici e parenti: “andremo tre giorni a Sofia!”, sguardi straniti accompagnano domande che suonano più o meno così: “Sofia? Ma perché ci andate? Ma c'è qualcosa di bello da vedere lì?”.
Alcuni, probabilmente, davanti a una carta geografica non saprebbero neanche collocarla: la pensano semplicemente in un posto lontano indefinito, dove si collocano, d'altra parte, tutte le cose che non conosciamo e chiederanno incuriositi: “ma quanto ci vuole per arrivare laggiù?”. Torniamo un attimo indietro, il novanta per cento di voi non penserebbe a Sofia, ma probabilmente il dieci per cento ci ha pensato. Googlando capitali low cost Europa esce fra i primi risultati, se poi vi siete avventurati su YouTube vi sarete imbattuti in video di gente che millanta di trascorrerci tre giorni con 100 euro.
Facciamo un po' di ordine. Sofia è la capitale della Bulgaria, quindi sì, è Europa, con un comodo volo low cost, con in tasca la carta d'identità in meno di due ore da Bologna sarete in suolo bulgaro. E sì, è una città interessante e ci sono cose belle da vedere e visitare, adatta per un soggiorno di un weekend lungo (non è una metropoli!). E no, non si sopravvive con 100 euro, forse prima quando usavano il lev, ma dal primo gennaio 2026 sono passati all'euro. Rimane comunque una meta non costosa: molte attrazioni sono gratuite, lo street food ha prezzi molto competitivi (anche la birra per la verità!) e si trovano alloggi in centro (ristrutturati, non tuguri, altrimenti son bravi tutti) con un ottimo rapporto qualità-prezzo.
Passiamo ai bilanci. Cosa mi è piaciuto e cosa meno.
Mi è piaciuto moltissimo il quadrilatero delle religioni. Soprattutto per il suo valore simbolico, se andate a Sofia fate questa esperienza, la scusa “no le chiese che noia, è sempre quella, io passo” usatela in un'altra città. In pieno centro città, inseriti nel tessuto cittadino (no cose finte per benpensanti, costruite a tavolino), si trovano quattro edifici che ospitano quattro fra le più importanti religioni.
A cinque minuti a piedi l'una dall'altra si trovano la moschea Banya Bashi, la sinagoga di Sofia, la Cattedrale cattolica di San Giuseppe e la chiesa ortodossa di Sveta Nedeljia.
La prima, con il suo minareto svettante e il suo interno dal soffitto sapientemente decorato e un tappeto scarlatto pronti ad accogliere fedeli e visitatori rigorosamente scalzi, è un lascito del periodo ottomano; la seconda è stata inaugurata nel 1909 ed è la più grande sinagoga sefardita d'Europa, e non si può certo dire che la sua particolare architettura e le sue decorazioni passino inosservati (non state con il naso all'insù i pavimenti sono bellissimi!); la terza è stata ricostruita e inaugurata nel 2006. Era stata distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, è interessante perché è una cattedrale moderna: la pulizia delle forme prevale sulla decorazione, una chiesa cattolica non te l'aspetti così.
La quarta è una chiesa ortodossa e entrando, non si può non rimanere colpiti dall'imponente iconostasi; è ricordata per essere stata teatro di un sanguinoso attentato: alcuni anarchici volevano uccidere il re e programmarono l'esplosione della sua cupola, ma il sovrano arrivò in ritardo e così morirono solo civili. Per concludere, il quadrilatero delle religioni ci insegna che c'è posto per tutti, non è necessario bombardarsi a vicenda per prevalere gli uni sugli altri e Sofia va giustamente fiera di questo suo angolo di città e invita tutti a visitarlo. Quadrilatero della tolleranza: voto diesci!
Altro aspetto che mi è piaciuto di questa città è la stratificazione e l'accostamento che definirei selvaggio, ma che per un visitatore è magico perché ti permette di viaggiare nel tempo semplicemente svoltando l'angolo. A pochi passi uno dall'altro si trovano resti romani, lasciti del periodo ottomano, palazzi del periodo monarchico, costruzioni del quarantennio comunista ed espressioni del rinnovamento culturale ed economico che sta investendo il Paese negli ultimi vent'anni.
Alcuni esempi? Scendendo dalla metro alla fermata Serdika (la più vicina al famoso Vitosha Boulevard) ci si imbatte subito nelle antiche rovine romane della città. O meglio le rovine sono proprio dentro la metro, più che visitarle vi troverete a camminarci in mezzo per cambiare treno o per affiorare al piano della città! Nota che mi sento di segnalare: le rovine per la loro posizione sono ovviamente visitabili gratuitamente, ma quelle che vedrete sono rovine reali rialzate di una decina di centimetri con dei bruttissimi mattoncini rossi perché i bulgari pensavano fossero troppo basse e poco visibili. Consiglio: se siete archeologi o estremi cultori del restauro uscite dalla metro il più velocemente possibile senza guardarvi intorno! Ah, non l'ho detto, ma Serdika è l'antico nome di Sofia.
Altro spot interessante è la rotonda di San Giorgio, una piccola chiesa paleocristiana costruita in mattoni rossi. Merita entrarvi per vedere i suoi cinque strati di affreschi, fra i quali uno alto ben cinque metri e coperto durante il periodo ottomano perché la chiesa era diventata una moschea. La cosa divertente è scovare questa chiesa: si trova, infatti, in un cortile interno su cui danno il retro dell'elegante Hotel Balkan e il rappresentativo Palazzo della Presidenza della Repubblica, alla fine di una laterale di una via che ospita nuovissimi negozi di Armani e Cucinelli.
Per la sezione epoca comunista, invece, a me personalmente ha impressionato molto il Palazzo Nazionale della Cultura. Un enorme edificio brutalista a pianta esagonale, posto al termine di Vitosha Boulevard, e circondato da un parco su cui spicca l'enorme fontana posta davanti al palazzo. Fun fact: sulla piazza denominata Largo, che ospitava alcuni palazzi del potere durante il regime comunista ancora visibili oggi, sorgeva una statua di Lenin. Alcuni anni fa fu sostituita da una statua che doveva rappresentare Santa Sofia, la Chiesa si lamentò della statua perché rappresentava una donna non propriamente santa. Risultato finale? I Bulgari non si sono certo scomodati a spostarla, anzi, hanno detto semplicemente che quella procace donna dorata non era Santa Sofia ma la personificazione della città di Sofia. E chi siamo noi per contraddirli?
Ma un conto sono i palazzi del potere, un conto sono le abitazioni della gente comune. In questo senso i quartieri Lyulin e di Nedezhda con i loro panelki, i grandi e grigi condomini di epoca socialista in cui vivevano gli operai arrivati in massa dalle campagne, sono un valido esempio ancora oggi presente ai margini della città. Esperienza davvero interessante è stata visitare il Red Flat, un appartamento lasciato all'epoca comunista. Un conto è immaginarselo, un conto è entrare in questo mondo: sedersi nel soggiorno, guardare la tv, andare in cucina e vedere cosa c'è in dispensa, entrare nelle camere dei bambini e vedere i loro giochi e i loro libri, aprire gli armadi...un'esperienza che ti apre gli occhi su una finestra di storia.
Ma veniamo alle cose che mi hanno entusiasmato meno, non per questo non meritano uno sguardo. La famosissima Cattedrale di Aleksander Nevski (famosissima perchè è diventata il simbolo della città): imponente e bellissima da fotografare esternamente con le sue cupole dorate, mi ha deluso all'interno. Molto più bella internamente l'adiacente chiesa di Santa Sofia con la sua labirintica cripta. Occasione mancata dal punto di vista turistico, a mio avviso, è il Central Mineral Bath. Perchè la città abbia deciso di chiudere le terme con acqua naturale e trasformarle in un perdibile museo di storia locale, è un mistero inspiegabile. Rimangono le fontanelle esterne di acqua calda a ricordare i vecchi fasti.
Ma attraversando la strada ci si imbatte in un'altra piccola delusione: il mercato coperto. Architettonicamente molto bello ma in realtà ospita un pettinato supermercato e punti ristoro troppo eleganti (e costosi), ma niente paura se volete il mercato vero, quello in cui venite assaliti dall'odore del formaggio, del pesce e delle spezie, quello in cui si vedono i Bulgari comprare le verdure alle bancarelle, vi basta camminare dieci minuti e raggiungere il mercato delle Donne. Altro luogo super famoso di cui non consiglierei “vai a Sofia per visitarlo” è il Vitosha Boulevard. È un comunissimo corso che si può trovare in qualsiasi città, non ci sono negozi wow, è pieno di bar e ristoranti, molti dei quali con proposte di cucina italiana.
A proposito di cucina... a Sofia non morirete certo di fame! Infilatevi in qualche taberna e dopo un aperitivo a base di rakija assaggiate parlenka, mekitsa, kachamak, moussaka, patatnik, koprivshtenska, salata shopska, baklava, halva.... solo per citare alcuni piatti che a me sono piaciuti (ordinare a scatola chiusa è sempre divertente, non dico cosa sono volutamente...veder arrivare al tavolo una salsiccia di mezzo metro ordinando a caso è parte del viaggio!)... non dimenticate di provare i vini, soprattutto i bianchi! Ma soprattutto state sereni, perché c'è una grande certezza che vi accompagnerà nel vostro soggiorno a Sofia...ricorda è sempre l'ora di una banitsa! E questo per me è il monumento davvero imperdibile di Sofia (credo dell'intera Bulgaria).
Non c'è Monastero di Rila (fra parentesi molto bello, se avete a disposizione un giorno in più vale assolutamente una gita) che tenga. Che sia colazione, le dieci di mattina, pranzo, o merenda... al sirene, agli spinaci, alle mele...ayran e banitsa is the way!















