Dal 26 marzo al 20 aprile 2026 Galleria Vik Milano presenta Sempreverde, mostra personale di GGT, acronimo e nome d’arte dell’artista milanese Gigi Tarantola, noto per il suo linguaggio visivo essenziale, ironico e immediatamente riconoscibile. Attraverso una nuova serie di opere che si raccolgono appunto sotto il titolo Sempreverde, GGT sviluppa una riflessione leggera ma incisiva su questioni centrali del presente: dalla gioiosa celebrazione della primavera e del rinnovarsi ciclico della natura al rapporto tra uomo e ambiente, dalla responsabilità ecologica al cambiamento climatico, fino alla possibilità per l’arte di sottrarsi alle logiche effimere delle mode e delle correnti.

I suoi buffi e enigmatici personaggi-ombra - figure universali, prive di connotazioni etniche o di genere - abitano scenari sintetici e sospesi, dove elementi naturali e forme simboliche si intrecciano in un equilibrio visivo di grande immediatezza. Con pochi tratti netti e colori primari, l’artista costruisce immagini accessibili a tutti ma capaci di aprire molteplici livelli di lettura: un primo impatto ludico e pop, seguito da una riflessione più sottile sulla condizione contemporanea. L’artista infatti, come osserva il curatore Alessandro Riva, “col suo stile apparentemente semplice, ironico e immediato, fruibile da chiunque ma attraversato da molteplici livelli di lettura, affronta in questa mostra uno dei temi-chiave del nostro tempo: il rapporto con la natura e la consapevolezza del cambiamento climatico. I suoi riconoscibilissimi personaggi-ombra sembrano giocare con gli elementi vegetali e con il paesaggio, fino a diventarne parte integrante, in un sorprendente gioco di specchi tra forma, ambiente e memoria visiva. Oscillando tra immaginario da cartone animato, design contemporaneo e richiami arcaici alle silhouettes delle pitture rupestri, l’artista compie un salto concettuale limpido e radicale: quello di un linguaggio capace di restare attuale attraversando epoche, mode e generazioni. In questo senso, GGT si rivela davvero un “sempreverde”: non solo nel suo omaggio alla natura e alla stagione della rinascita, la primavera, che diventa così il simbolo di una maggiore consapevolezza etica verso i temi ambientali, ma nella capacità di dar vita a un segno iconico che resiste al tempo, sottraendosi al fluire delle mode e delle correnti, continuando a parlare con freschezza, intelligenza e ironia al presente”.

Artista indipendente e outsider rispetto alle dinamiche più istituzionali del sistema dell’arte, GGT ha costruito negli anni un percorso coerente fondato su libertà espressiva e accessibilità. Le sue opere (dipinti, animazioni, oggetti, stampe e interventi visivi di vario genere e sui supporti più svariati) si distinguono per una sintesi formale estrema che diventa strumento per comunicare temi complessi con immediatezza e leggerezza. Come dichiara lo stesso artista, infatti, “mi piace essere accessibile a chiunque, dai bambini agli adulti, agli anziani: cerco immagini che arrivino subito, ma che possano offrire diversi livelli di lettura a chi decide di fermarsi più a lungo”.

Consapevole di una fruizione visiva sempre più rapida, GGT costruisce infatti il proprio linguaggio a partire da un tempo minimo di percezione. “Oggi, davanti a qualsiasi immagine, la soglia dell’attenzione dura spesso solo tre secondi: per questo ho scelto di mettermi allo stesso livello di chi guarda. Molte mie opere nascono da intuizioni immediate, pensate per colpire in quei tre secondi, ma restano aperte a uno sguardo più lento e a una lettura più profonda di tutti i loro significati”.

Al di là dell’immediatezza visiva, infatti, il lavoro di GGT è attraversato da una tensione etica costante: le sue immagini, dietro l’apparente leggerezza del segno, affrontano temi che vanno dall’attenzione per l’ambiente alla responsabilità individuale e collettiva, fino a una più ampia idea di responsabilità condivisa, coesione sociale e consapevolezza del presente. Con Sempreverde, GGT invita così il pubblico a fermarsi - anche solo per pochi istanti - davanti all’opera, lasciando emergere, dietro l’apparente leggerezza del segno, una riflessione più ampia sul destino dell’uomo e del pianeta.