Ceramica cerretese e laurentina viene chiamata in questo modo la ceramica prodotta nei comuni di Cerreto Sannita e San Lorenzello in provincia di Benevento. Cerreto venne fondata tra il 1151 e il 1460 dalla famiglia Sanframondo e nel 1483 divenne possedimento dei Carafa che, però, vivevano a Napoli e raramente si recavano nel comune sannita. In quest’area si produce una ceramica riconosciuta dal Ministero dell’Industria come “ceramica artistica tradizionale”.

Cerreto è stata ricostruita per ben tre volte, e la seconda è avvenuta durante le dominazioni longobarde, periodo durante il quale appariva come un tipico borgo medievale con strade tortuose, cinta muraria con torrette di guardia e porte d’accesso e fossati. La Cerreto antica venne fondata da una parte degli abitanti della vicina Telesia che, secondo alcuni studiosi, erano alla ricerca di un luogo con una posizione facilmente difendibile. Altri studiosi considerano che la fondazione di Cerreto antica sia dovuta ai superstiti di Telesia dopo le incursioni saracene.

Cerreto, come tutto il Sannio, nel 1688 venne colto da un terribile terremoto che la rase al suolo e risparmiò solo la torre e il Convento dei Padri Conventuali. La descrizione fatta da Domenico Franco, storico locale, fa capire che il terremoto aveva ridotto il paese in un cumulo di macerie e la popolazione venne dimezzata dall’evento funesto. Il paese venne ricostruito per volere dei Carafa che avevano interessi commerciali sul territorio ma ne venne cambiato il volto.

La nuova Cerreto venne edificata ai piedi del colle su cui sorgeva quella distrutta ed era vicina al Regio Tratturo, infatti, la principale fonte di sostentamento dei suoi abitanti era la pastorizia che utilizzava il tratturo per spostarsi verso la Puglia già da tempi remoti. Il terremoto trasformò anche l’economia che prima era legata alla pastorizia e dopo si fonda su attività agricole e manifatturiere. Prima del terremoto i Carafa avevano una tintoria molto fruttuosa e per questo incentivarono la ricostruzione del borgo, ma la carestia e la crisi che colpì la produzione della lana le fece chiudere i battenti agli inizi del 1800.

L’arte della ceramica era già presente nel paese sannita, ma dopo il terremoto, con la nuova Cerreto, trova un incremento e un salto di qualità. La fiorente cittadina attirò molti artigiani da tutta Italia e nacque una ceramica tipica cerretese e si avviò un clima di ricostruzione che rendeva la scuola cerretese vivace e stimolante. Motore di rinascita è stata la famiglia Carafa che aveva lì i suoi interessi economici. La ricostruzione e l’impianto della nuova Cerreto si devono probabilmente a Marino Carafa, fratello del Duca Marzio, che non si servì di veri e propri progetti ma di una semplice squadratura del terreno e forse per questo non viene nominato come progettista del paese.

La ricostruzione venne agevolata da disposizioni risalenti al 1541 che dispensavano dal pagamento delle tasse i forestieri che decidevano di stabilirsi a Cerreto. Questo attrasse artigiani non solo napoletani ma anche dal resto dell’Italia. In paese arrivarono molte maestranze, tra cui molti ceramisti che si stabilirono nella parte meridionale dandole il nome di “Faenza”, il cui significato è “impasto a base di argilla con rivestimento vetroso o opaco” oltre che ricondurre alla città che si trova in Emilia-Romagna famosa per la sua ceramica. Ne sono testimonianza i resti delle fornaci e i frammenti ceramici e le maioliche di scarto ritrovate nella parte meridionale del paese.

I ceramisti cerretesi non firmavano le loro opere, ma le datazioni conosciute degli edifici aiutano a comprendere l’evoluzione che la ceramica ha con il passare del tempo. Per esempio, nella chiesa di San Rocco a Cusano gli elementi decorativi sono diversi, sono presenti foglie che si attorcigliano e si evolvono in spirali, legate con nastro che si alternano con degli elementi floreali. I colori sono per lo più invariati, restano il bruno scuro, il giallo, il verde, il blu e l’arancione.

Il principale ceramista cerretese che rivoluzionò l’arte locale è Nicolò Russo, risalente al XVIII secolo, all’interno della cui bottega si formarono intere generazioni di ceramisti e ideatore di forme che oggi rientrano nella tradizione della ceramica cerretese. Le opere più importanti del ceramista sono: la pavimentazione della chiesa di San Gennaro e di alcune cappelle della collegiata di San Martino. Entrambe le opere si trovano nel centro storico di Cerreto Sannita; la prima risale al XVI secolo, ma della sua fondazione non ci sono molte notizie, la chiesa che vediamo oggi risale al 1722 e venne eretta per volere del mercante di lana Giamei e sua moglie che vollero intitolare l’edificio sacro a San Gennaro e San Liborio.

Il pavimento presenta un decoro a foglie stilizzate a forma di ventaglio e come molti pavimenti risalenti a questo periodo caratterizzato dalla presenza di stelle a sedici punte su fondo bianco alternate ad elementi quadrilobati che racchiudono gli elementi naturalistici, ma la sua attribuzione è stata messa in discussione.

La seconda opera, pavimentazione della cappella della navata sinistra della collegiata, presenta una decorazione molto simile; la differenza evidente è lo sfondo che in questo caso è nero ed è alternato ad un motivo vegetale con foglie all’interno di un rombo. Le decorazioni della ceramica cerretese risentono molto del barocco napoletano inserendo colori come il giallo, il verde ramina, il blu cerreto e l’arancio.

Un elemento caratteristico cerretese sono le edicole votive in ceramica che testimoniano la devozione della popolazione, le riproduzioni sono conservate nel Museo civico della ceramica cerretese che si trova all’interno del palazzo Sant’Antonio e istituito nel 1993. I reperti custoditi all’interno del museo sono diversi e alcuni molto antichi come le lucerne paleocristiane che testimoniano l’attività ceramica sin da tempi remoti o gli alberelli blu di Cerreto, cioè, maioliche policrome dipinte con il blu caratteristico del luogo. Al suo interno sono conservate anche opere d’arte contemporanea come quelle del ceramista Salvatore Cipolla che lanciò la prima biennale di arte ceramica contemporanea.

Il territorio è ricco di siti di interesse e la storia si fonde con la natura ed è possibile arricchire il proprio bagaglio culturale, mangiare in modo sano ma anche fare escursioni in canyon, le Forre di Lavello, che devono il loro aspetto alle acque che li hanno scavati e modellati nel corso di millenni.

Bibliografia

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