Un’ode malinconica e ironica della condizione umana, tra i dilemmi morali e i pregiudizi. La Grazia, l’ultimo lavoro di Paolo Sorrentino, da lui scritto e diretto, presentato in concorso alla 82ª mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2025 (al cinema dal 15 gennaio 2026), distribuito da PiperFilm, ci mostra una storia ironica e sobria che unisce amore, tenerezza e dilemmi morali.
Un ritratto immaginario di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica (interpretato da Toni Servillo) giunto alla fine del suo mandato, stanco nel fisico e nell’anima dal peso del ruolo che ha dovuto sostenere e, soprattutto, dalla perdita dell’amata moglie Aurora e dei compiti gravosi che lo tormentano, tra cui due richieste di grazia estremamente delicate.
Un personaggio di pura finzione, serio, rigoroso e cattolico, eminente giurista, autore di un manuale di diritto penale che conta più di duemila pagine e ora Presidente della Repubblica appena entrato nel semestre bianco, periodo che conduce alla conclusione del settennato.
Un uomo di diritto, rimasto vedovo con due figli, Riccardo (musicista, ma che vive in Canada) e Dorotea, quest’ultima giurista come lui (interpretata da Anna Ferzetti), chiamato a imbattersi tra dubbi, coscienza, potere e responsabilità.
Tanti i temi presenti cari al regista partenopeo, come la solitudine, la nostalgia, il tempo che passa e l'irreparabilità della memoria. La Grazia è un racconto politico e intimo, sospeso tra ironia e sofferenza, tra speranze e riflessioni, che riprende tematiche attuali e combattute ai nostri giorni. Una commedia malinconica dai toni divertenti come le battute dell’estrosa amica critica d’arte Coco Valori (Milvia Marigliano), del sorprendente presidente che diventa fan del noto rapper italiano, Guè, la presenza di un cane robot e di un Papa nero che gira in moto.
È un film d’amore declinato in tutte le sue forme, per la moglie scomparsa, per i figli e le loro distanze generazionali e per il diritto che ha studiato per tutta la vita. Mariano De Santis, dietro il suo aspetto rigido e decisionale tanto da essere definito “cemento armato”, è un uomo sensibile, fragile, pieno d’amore ma mosso dal dubbio che lo pone a porre delle domande: concedere o meno la grazia a due persone che hanno commesso degli omicidi in circostanze diverse; firmare o no, in quanto uomo di fede, una legge sull’eutanasia.
E la sofferenza che lo logora da anni, che lo porterà a compiere un atto di coraggio, un cambiamento graduale, passo dopo passo, per una persona della sua fermezza. Il risultato è il ritratto di un individuo coscienzioso che, di fronte alla scelta, non si tira indietro, perché “l'etica è una cosa seria. Tiene in piedi il mondo” e “la grazia è la bellezza del dubbio”.
Una serie di dilemmi e tormenti morali, cosa fare e in che modo, che lo portano a confidarsi addirittura con il Papa (un Papa di colore e con codino rasta), suo caro amico, che tuttavia lo mette in allerta. Ma è proprio con se stesso che intraprende un percorso introspettivo e di evoluzione. È solo il grande senso di responsabilità che farà grande questo Presidente della Repubblica Italiana.
Senza fare riferimento a un presidente in particolare, Paolo Sorrentino inventa un personaggio che tuttavia rispecchia le caratteristiche dell’attuale presidente Mattarella, ma anche quelle di Napolitano, Ciampi e Scalfaro, come l’onestà, l’autorevolezza, la saggezza e il grande senso di paternità.
Dopo i lungometraggi autobiografici di È stata la mano di Dio (2021) e la parabola formativa di Parthenope (2024), Paolo Sorrentino ritorna ai ritratti di uomini al potere, non quelli esibizionisti esaltati in Loro (2018), ma quelli solitari nelle imponenti stanze delle istituzioni come Il divo (2008) e anche The Young Pope (2016), e The New Pope (2020).
Se ne La Grande bellezza (2013), prevaleva il potere romano attraverso le feste, le sale sontuose e regali, un’immagine insinuante e artificiosa per volgere lo sguardo inesorabile e implacabile, ironico e grottesco, sul decadimento della città e dell’intero Paese.
Diversamente ne “La Grazia lo scopo preponderante è quello di seguire i percorsi intimi e professionali, tra dubbi e incertezze, consapevolezza e responsabilità, ricordi di un passato che riaffiora.
Il regista napoletano sembra coerente, a parte qualche ironico segno al pensiero e allo stile del Presidente, attribuendogli il senso dell’equilibrio, della prudenza e dell’oculatezza.
L’ultimo lungometraggio di Paolo Sorrentino, oltre a essere acclamato per la presenza del fedelissimo Toni Servillo, che giganteggia (vincitore della Coppa Volpi al festival di Venezia 2025, per la migliore interpretazione maschile), è un dramma privato, una commedia dell'assurdo, un film sentimentale con il personaggio del corazziere che potrebbe arrivare quasi da una commedia americana stile Vecchia Hollywood.
Un elogio della condizione umana divertente e triste, grottesca e malinconica. Una storia sentimentale dominata da La Grazia. Nel cast oltre ai protagonisti Toni Servillo e Anna Ferzetti, vediamo Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Linda Messerklinger, Vasco Mirandola.















