In un precedente articolo1 ho fatto una distinzione tra turisti e viaggiatori non per manierismo o per una sorta di discriminazione verso i primi, ma perché la differenza esiste e implica non solo una diversa concezione del viaggio, ma interessa soprattutto il modo di guardare e percepire il mondo, i popoli che lo abitano e le loro differenze culturali, oltre alla scia di conseguenze che inevitabilmente entrambe le categorie lasciano dopo il loro passaggio.

La differenza tra le due predisposizioni l’ho già brevemente descritta nell’articolo precedente; qui vorrei portare la vostra attenzione sulle conseguenze del turismo di massa.

Contributo forte e tangibile all’inquinamento idrico, del suolo, atmosferico e acustico, come ai problemi di smaltimento dei rifiuti solidi; dislocazione degli investimenti dalle infrastrutture necessarie ai residenti al settore turistico; congestionamento delle infrastrutture e delle attività commerciali; danni ai siti naturali, storici e architettonici e loro sovraffollamento; inflazione dei prezzi e riduzione della disponibilità di beni e servizi destinati agli abitanti e ad altri settori e funzioni, come l’agricoltura, l’industria e l’edilizia abitativa.

E ancora: dipendenza economica dal turismo che risente fortemente della stagionalità e del deterioramento di altri settori e tipi di occupazione; riduzione della qualità e aumento dei costi di manutenzione per infrastrutture, impianti e attività commerciali specificatamente rivolte ai residenti; il carattere delle zone residenziali cambia in modo tale da renderle meno adatte agli abitanti; emarginazione della popolazione residente; elevata possibilità di fraintendimenti che possono portare a diversi gradi di ostilità tra ospitanti e visitatori.

Si inseriscono anche in questo elenco il degrado della sicurezza dovuto all’aumento della criminalità e della violenza, ai problemi legati a comportamenti incivili, al consumo di alcool, alla prostituzione, al gioco d’azzardo e al traffico di droga; modifica di eventi, attività, siti architettonici e storici per accogliere i visitatori; indebolimento se non abbandono delle tradizioni culturali, dei valori e degli standard morali che portano alla perdita dello spirito comunitario, dell’orgoglio di appartenenza e dell’identità culturale.

Cerco d’immaginare un evento che faccia più danni in una volta sola del turismo di massa, o, come viene chiamato oggi con il solito inglesismo, overtourism. Ma non me ne viene in mente nessuno. Perché questo è un evento che non coinvolge una parte più o meno grande di un territorio, come un terremoto, un’alluvione o una tromba d’aria, sconvolge il mondo intero, visto che oggi sono davvero pochi i luoghi non toccati da questa vera e propria calamità.

Per inciso, come mia abitudine, i dati che ho sopra riportato non me li sono inventati, ma li ho estratti da uno studio intitolato Research for TRAN Committee - Overtourism: impact and possible policy responses commissionato, appunto, dal TRAN (Commissione del Parlamento europeo Transport and Tourism).2

Ma il turismo causa ulteriori danni, oltre a quelli indicati nello studio precedente. Per esempio, i piccoli commercianti devono riconvertire i loro negozi in vendita di souvenir mercificando, così, le loro tradizioni e il loro patrimonio culturale; i fragili ecosistemi costieri, marini o montani subiscono l’erosione del suolo, il calpestio e il disturbo della fauna selvatica; gli affitti brevi e turistici fanno impennare i prezzi delle case, spingendo i residenti a lasciare i centri storici (vi ricorda qualcosa? 3).4

Naturalmente, viaggiando da diversi anni, ho constatato di persona come l’orda di turisti sconvolge per sempre un paesaggio, una cultura e i suoi monumenti. Il primo esempio che mi viene in mente è la splendida città di Jaisalmer nel deserto del Thar in Rajasthan, India.

Il suo meraviglioso forte, dichiarato nel 2013 Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, sorge a strapiombo sulle alture di arenaria che sovrastano il deserto circostante: al tramonto le mura, come tutto il deserto, prendono un colore ocra acceso che le ha valso il nome di “città d’oro”.

Non mi ricordo bene l’anno in cui ci andai, ma credo fosse il 1997 o giù di lì, ma già allora in tutti gli alloggi che ospitavano i turisti c’erano affisse raccomandazioni a usare con parsimonia l’acqua e a non gettare la carta igienica nei water per non ostruire le piccole tubature dei canali di scolo (tenete presente che in passato in India fino, appunto, l’avvento del turismo di massa, non si usava la carta igienica, ma ci si lavava), non solo perché, come è intuibile, l’acqua in un deserto è il bene più prezioso, ma anche perché, dall’avvento dei turisti, l’acqua utilizzata, defluendo lungo la collina d’arenaria, la stava sgretolando e l’intera città rischiava di franare sul deserto sottostante.

Oggi, ovviamente, la situazione è molto peggiorata, perché se quando c’ero andato io il viaggio non era proprio confortevole (io e mia moglie c’eravamo arrivati a dorso di cammello) e le sistemazioni pure (noi dormivamo in tenda nel deserto), oggi i turisti vi arrivano con gli autobus con aria condizionata o in aereo (l’aeroporto è operativo dal 2017) e non ci pensano nemmeno a dormire in tenda; e secondo voi razionano l’acqua? Non si fanno la doccia in un deserto con più di 40 gradi invece di usare le lote? Certo che sì! E quindi Jaisalmer sta letteralmente crollando.

Mi viene in mente un altro sito che ho visitato sempre negli anni ’90; mi riferisco all’isola di Boracay, nelle Filippine centrali, definita una delle più belle isole al mondo. Spiagge così bianche e un mare così trasparente non li ho mai più trovati, un vero paradiso. Ma già allora stavano costruendo l’aeroporto e un campo da golf, di sicuro non per i residenti la cui attività principale era la pesca e l’allevamento di galli da combattimento. Si diceva che per irrigare i prati del campo da golf avrebbero dovuto utilizzare più di due terzi della scarsa acqua presente sull’isola.

Come potrete intuire, la lista dei danni causati dal turismo di massa e dei luoghi già toccati da questo scempio potrebbe occupare molte altre pagine. Personalmente non sono tanto interessato alla soluzione di questo problema perché so che è perfettamente inutile proporne una e sapete perché dico questo? Perché non solo non sono interessati i turisti il cui scopo principale è quello di continuare a invadere il mondo fregandosene e, forse, inconsapevoli dei danni che causano, ma non lo sono soprattutto le istituzioni.

I ricercatori che hanno prodotto lo studio Research for TRAN Committee - Overtourism: impact and possible policy responses già menzionato dichiarano che:

[…] il problema principale continua a essere la disponibilità di dati precisi per l’attuazione di interventi efficaci, nonché di misure di gestione delle mete.

Neppure loro, che sono studiosi del settore e che pubblicano studi commissionati dalla Commissione europea, riescono a trovare dati sufficienti e precisi sul tema del sovraffollamento turistico. E com'è possibile questo?

Noti fattori di complicazione ‒ sostengono i ricercatori ‒ sono legati al fatto che una parte crescente dell'industria opera al di fuori del controllo dei legislatori (ad esempio le piattaforme dell'economia della condivisione come Airbnb e Uber) e alle piattaforme peer-to-peer come TripAdvisor, che tendono a incidere sulla concentrazione di turisti in determinate mete e luoghi.

Al di fuori del controllo dei legislatori? Com’è possibile che vere e proprie aziende multinazionali che operano in un mercato online globale fatturando decine di miliardi di euro l’anno lo facciano al di fuori del controllo dei legislatori? Domanda pleonastica.

Ad ogni modo, se vogliamo tralasciare conflitti d’interesse e connivenze tra politica e industria e cercare delle soluzioni, gli studiosi individuano quattro problematiche essenziali:

In primo luogo, le attuali statistiche sul turismo (Eurostat) non forniscono tutti i dati pertinenti con un livello di dettaglio adeguato (si consiglia il livello NUTS 3 o un livello più dettagliato).

Con NUTS 3 s’intende Nomenclatura delle Unità Territoriali Statistiche, una suddivisione in aree creata dall’Eurostat, e la 3 corrisponde alle nostre province.

In secondo luogo, gli effetti del sovraffollamento turistico sono potenzialmente gravi e i siti del patrimonio naturale e culturale rischiano di perdere la loro attrattiva come meta turistica. In terzo luogo, la maggior parte delle mete viene gestita in base a un paradigma di crescita, che valorizza principalmente l'aumento del numero di visitatori, senza tenere conto della capacità ricettiva e di altri obiettivi strategici.

In quarto luogo, dallo studio è emerso che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), i social media e le piattaforme peer-to-peer sono spesso considerati le cause primarie del sovraffollamento turistico. Tali tecnologie accelerano l'aumento e la concentrazione geografica e temporale dei flussi e dei volumi turistici in determinate località. Questo tema continua a essere trattato in modo insoddisfacente nella letteratura sia scientifica che in quella specializzata.”

Queste alcune delle possibili soluzioni individuate dallo studio. Ma mi permetto di affacciare un’altra soluzione o forse è una preghiera che rivolgo ai turisti: evolvetevi, da turisti provate a diventare viaggiatori.

Che piacere si può provare nell’andare nella stessa camera d’albergo ovunque questa sia? Mangiare le stesse cose ovunque voi andiate? A trovare gli stessi standard di servizi replicati in tutto il mondo? Potreste essere a Rio, Mumbai, Londra o New York e non avvertire nessuna differenza. Questo non è viaggiare: è solo spostarsi da un posto all’altro.

Imparate a viaggiare, adeguatevi al posto che andate a visitare, assorbitene la cultura, le usanze, il modo di pensare; cercate d’immedesimarvi con la popolazione locale, inzuppatevi del loro modo di stare al mondo, di intendere la vita, le relazioni con gli altri e con la natura. Imparate a capire che potete benissimo fare a meno delle comodità, almeno per il breve lasso di tempo del viaggio. Vedrete come apprezzerete e rivaluterete cose che ora date per scontate e quanto sarete arricchiti dal viaggio che vi porterete dentro per tutta la vita, che sarà stato capace di farvi comprendere molte cose su di voi e sugli altri.

E tutto questo senza nemmeno aver scattato un selfie.

Note

1 Meer del 26 agosto 2026: Turisti e viaggiatori: le differenze nel modo di viaggiare.
2 Research for TRAN Committee - Overtourism: impact and possible policy responses.
3 Meer del 26 gennaio 2026: Vendesi Italia. E Meer del 26 febbraio 2026: Intervista a Mirco Rinaldi, sindaco di Montone.
4 La fonte di questi ultimi dati è: Overtourism: Cause, Conseguenze e Soluzioni.