Estate, tempo di vacanze e, dunque, di viaggi. Come ci dimostrano gli storici l’uomo, più precisamente il genere Homo, al pari delle altre specie animali nasce nomade e mantiene questa sua attitudine per quasi tre milioni di anni. Solo da dieci mila anni diventa stanziale, cioè lo siamo solo per lo 0,33% del tempo che siamo su questo pianeta.

Muoversi è sempre stata un’esigenza del nostro essere, che fosse per la ricerca di cibo, di ripari, di sete di conoscenza, di curiosità, per accaparrarci materie prime, per commerciare con altri esseri umani o altro, sta di fatto che abbiamo sempre viaggiato. Ulisse, descritto nell’Odissea da Omero quasi tremila anni fa, è il prototipo del viaggiatore che si spinge:

[…] al di là, per scoprire ciò che solo Iddio sa.1

Anche Greci e Romani si spostavano frequentemente e non solo per occupare territori, ma anche per visitare i monumenti e assistere ai giochi. Poi, grazie all’avvento delle religioni, è cominciata l’epoca dei pellegrinaggi, che continua tuttora.

Insomma, non sappiamo proprio stare fermi fino a far chiedere a Bruce Chatwin, nel suo libro Anatomia dell’irrequietezza:

Perché non riesco a stare fermo in una stanza?

A far dire a Ibn Battuta che:

Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini.

E a Michel de Montaigne che il viaggio:

[…] è un esercizio utile; la mente è stimolata continuamente dall’osservazione di cose sconosciute […].

Forse la ricerca continua di un progresso tecno-scientifico è figlia di questa nostra smania che una volta veniva soddisfatta dal viaggiare fisicamente per il mondo e ora, da esseri sedentari, riversiamo in spostamenti di orizzonte nei campi intellettuali e virtuali.

Quindi l’uomo è nomade e il viaggio è una componente essenziale del suo stesso essere. Fino ad ora abbiamo parlato di viaggi e viaggiatori, non è stato mai menzionato il termine “turismo”.

C’è un’enorme differenza tra il viaggiatore e il turista. Robert Louis Stevenson, nel suo celebre Viaggio nelle Cévennes in compagnia di un asino, dice che viaggiare vuol dire:

[…] sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà, e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti.

Non proprio l’idea di vacanza che ha in mente un turista.

Le difficoltà e i problemi sono le vere occasioni di crescita, di evoluzione per l’essere umano. Vivere nel letto di piume della civiltà, per dirla con Stevenson, produce apatia, disturbi nervosi, fatica, stress, come ormai diversi studi scientifici hanno dimostrato, mentre, al contrario, viaggiare aiuta a ridurre lo stress e l’ansia, migliora la funzione cardio-circolatoria, stimola la mente e la rende più flessibile e, addirittura, rallenta l’invecchiamento.2

Ma da quando siamo passati da essere nomadi e viaggiatori a turisti?

Si fa risalire la nascita del turismo al XVIII secolo con il viaggio formativo e culturale in Italia e Francia che prendeva il nome di Grand Tour, ma era sempre un viaggio riservato all’aristocrazia europea dell’epoca. In seguito, con la rivoluzione industriale, l’introduzione della ferrovia, delle automobili e la nascita della borghesia, spostarsi da un luogo all’altro è diventato sempre più facile. Quindi la possibilità di viaggiare ha iniziato a lambire altre aree della società, rimanendo, comunque, una possibilità riservata a pochi a causa dei costi, ma anche della quantità di tempo che il viaggio richiedeva. Forse il fattore tempo è, ancor’oggi, l’elemento discriminante principale tra turisti e viaggiatori, oltre al sapersi adattare a tutte le difficoltà, come abbiamo visto.

In realtà il turismo come lo conosciamo è un fenomeno più recente che comincia verso gli anni ‘60, favorito dalla ripresa economica del secondo dopoguerra, dal relativo abbassarsi dei costi dei biglietti aerei e dalla voglia di tornare a vivere dopo le due guerre mondiali.

Un breve excursus: mi ha sempre fatto specie pensare che molti dei turisti tedeschi che affollavano le spiagge dell’Adriatico negli anni ’60 e ’70 un paio di decenni prima erano in quei territori con il mitra e la divisa nazista.

Ma il vero boom del turismo di massa cominciò verso la fine degli anni ’80 quando in Occidente si diffuse un certo grado di benessere.

Si deve, però, tener conto delle aree geografiche in cui il turismo di massa è penetrato: un conto è viaggiare in Europa o nelle Americhe del Nord, altro è spingersi nel Sud America, in Africa o in Oriente. Ancora oggi questi luoghi, infatti, sono sì frequentati dai turisti, che però percorrono esclusivamente i circuiti a loro riservati. Basta allontanarsi da questi per accorgersi della loro assenza.

Ma perché fare questa distinzione tra turista e viaggiatore? Innanzitutto perché le diverse attitudini dei due tipi ha riscontri diversi su di loro.

Come abbiamo visto, infatti, il viaggiatore dà libero sfogo a un’esigenza dell’essere umano che, attraverso le difficoltà e le incognite del viaggio, stimola i propri sensi e la propria mente arricchendo la sua conoscenza e la percezione del mondo in cui vive. Sa quando parte, ma non quando tornerà e ha solo una vaga idea dei luoghi che andrà a visitare. Si adatta alle situazioni scomode ed è stimolato dal conoscere persone e posti nuovi. Non programma nulla, consapevole della verità insita nella famosa frase di John Lennon: “La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti”. Parte senza aspettative, ma solo per il piacere del viaggiare in sé e, di conseguenza, non può sentirsi deluso o insoddisfatto; ogni giorno è una novità ed è sempre carico di energia. Dà per scontato che il viaggio gli presenterà diverse difficoltà e con esse si misura.

Il turista, avendo a disposizione pochi giorni per la sua vacanza, adotta un approccio completamente diverso: innanzitutto deve programmarsi tutto in anticipo, dal pernottamento al viaggio aereo o altro, a volte il noleggio di un’automobile e, soprattutto in Italia, l’affitto di lettino e ombrellone nello stabilimento balneare. L’imprevisto non trova posto nella vacanza e, anzi, quando capita è fonte di litigi e stress. Adattarsi non è nel suo vocabolario, anzi, visto che la vacanza dovrebbe aiutarlo a rigenerarsi dalla fatica dell'anno passato a lavorare, esige comodità e organizzazione. Dato che la realtà difficilmente aderisce a ciò che si desidera, solitamente torna a casa più stanco e stressato di quando è partito.

Queste alcune delle differenze di predisposizione, di motivazioni e di aspettative tra il turista e il viaggiatore, razza in via d’estinzione, che hanno un riscontro direttamente sull’interessato.

Ma la ragione più interessante per stabilire questa differenza risiede nel fatto che i due modi di interpretare il viaggio hanno rispondenze su di un piano più generale, globale, toccando aspetti economici, sociali, urbanistici e culturali. Divari che hanno e stanno continuando a cambiare lo scenario geografico e sociale di molte culture. Di questo parleremo nel prossimo articolo.

Note

1 Banco del Mutuo Soccorso – R.I.P. – Dischi Ricordi - 1972.
2 Journal of Travel Research (JTR) rivista pubblicata da SAGE, leader internazionale nel campo delle scienze sociali.