Nel precedente articolo ho accennato al fatto che molti stranieri, da diversi anni, stanno comprando casa in Italia, chi per passarci qualche settimana, chi per trascorrere la pensione e chi per aprire attività ricettive. Questo fenomeno, oltre a problemi di condivisione sociale descritti nell’articolo, porta con sé altre dinamiche che, a mio avviso, andrebbero prese in considerazione soprattutto dagli organi di governo, sia locale che nazionale.

Di questi aspetti e di come i piccoli comuni riescono a sopravvivere in un Paese che dal 2001 “grazie” alla riforma costituzionale ha sancito l'autonomia finanziaria degli enti locali lasciandoli, sostanzialmente, in braghe di tela, ho discusso con Mirco Rinaldi, sindaco di Montone, un piccolo, meraviglioso e attivissimo borgo umbro. Ne emerge un quadro per certi versi positivo, ma che solleva dubbi su una gestione poco attenta del patrimonio immobiliare italiano che va a discapito delle nuove generazioni.

Quello che mi colpì immediatamente di Montone, a parte l’armonia del suo insieme e la bellezza degli edifici, fu lo stato di conservazione pressoché perfetto. Sembrava che, invece di essere state erette mille anni fa, avessero completato le abitazioni solo ieri.

Signor sindaco, come fa un comune di circa 1.600 abitanti a essere in queste condizioni di manutenzione direi pressoché perfetta? È merito degli abitanti o è possibile grazie a sovvenzioni?

I privati dopo il sisma dell'84 hanno ricevuto dei fondi per adeguare o migliorare sismicamente le proprie abitazioni nel centro storico. Però il comune di Montone è sempre stato attento a reperire finanziamenti, attenzione avuta anche da parte dell’amministrazione che mi ha preceduto. Negli anni ’80 e ‘90 era uscita una legge speciale sulle aree in frana e Montone, insieme a Orvieto, aveva delle zone che insistevano su terreni franosi; grazie a questi finanziamenti, il comune ha rifatto tutte le pavimentazioni del centro storico in pietra, tutti i sottoservizi e altro ancora.

Poi negli anni c'è stata una grande attenzione verso il centro storico da parte degli abitanti, ed è stata una scelta politica quella di mantenere nel capoluogo e quindi in prossimità del centro storico, tutti i servizi come le scuole, le poste e il municipio, anche se è faticoso, perché le persone prediligono la comodità delle città. Come amministrazione comunale siamo sempre attenti ai vari bandi che ci procurano finanziamenti che negli anni siamo sempre riusciti a recepire, come i fondi europei a fondo perduto CSR (Complemento di Sviluppo Rurale) e PSR (Programmi di Sviluppo Rurale); l'ultimo che abbiamo ottenuto è di due milioni di euro per migliorare un'area franata dietro le mura, e ci sarà una seconda fase del consolidamento del borgo di Montone, che è un intervento molto importante.

All'interno del centro storico, ci sono tre poli culturali, quello di San Francesco che è il polo museale, quello di San Fedele che è il polo teatrale - dove si trovano anche l'auditorium e la scuola di musica - e quello di Santa Caterina con la biblioteca e l’archivio. Tutti gli anni cerchiamo di recepire delle risorse per mantenere efficienti questi spazi anche con lavori di manutenzione.

L’aspetto che sottolineerei è che lavoriamo tutti insieme; Montone è così anche grazie ai cittadini che ci tengono: se c'è una cartaccia per terra non aspettano che passi lo scopino di turno, ma la raccolgono, questo grazie al senso civico di tutti gli abitanti.

Questo senso della comunità è evidente anche attraverso l'associazionismo: ci sono tantissime realtà come la Pro Loco, la Banda, la Corale, varie associazioni sportive e tutte lavorano in sinergia tra di loro e l'amministrazione comunale per rendere vivo il borgo, perché la caratteristica di Montone è che è un borgo vivo.

Ci sono tante iniziative, tante manifestazioni anche internazionali: c’è l’Umbria Film Festival che è arrivata alla trentesima edizione, una rassegna che vede come membro attivo e cittadino onorario il regista Terry Gilliam, la Festa del Bosco che ha superato i 40 anni di vita, c’è la rievocazione storica della Donazione della Santa Spina, la rassegna delle bande musicali creata dalla Filarmonica Braccio Fortebraccio a cui partecipa un vasto panorama di gruppi bandistici italiani e internazionali e molte altre manifestazioni. Questi spettacoli sono importanti perché richiamano moltissime persone e danno visibilità al borgo.

Inoltre, negli ultimi anni, abbiamo sviluppato la zona industriale nella frazione di Santa Maria di Sette - frazione che ha delle dimensioni ragguardevoli e si trova in prossimità della SS3bis (o E45) - con alcune aziende importanti che danno lavoro a circa mille persone. A questo si aggiungono il turismo e l'agricoltura, nonostante anche noi soffriamo dello spopolamento perché comunque i giovani prediligono andare nelle città dove ci sono tutti i servizi e le comodità e questo è un problema da affrontare, ma di difficile soluzione.

Lei ha detto che si è sviluppata una zona industriale, il che presuppone che prima non ci fosse o fosse veramente piccola.

Quando sono stato eletto erano rimaste due aziende importanti di cui una chiuse poco dopo; su quel terreno era stato fatto un piano che comunque non decollava, poi sono arrivate due imprese importanti, una è la Trigano che produce camper, un'azienda francese che adesso occupa quasi 380 lavoratori, e l'altra è la Salpa che fa coni e biscotti per gelati.

Immagino che non siano approdate a Montone da sole.

Diciamo che ci abbiamo un po' lavorato attraverso incentivi: per esempio la Trigano ha preso un terreno di sei ettari, dove c'era un capannone in disuso proprio all'uscita di Montone dalla SS3bis, l'hanno completamente ristrutturato e noi gli abbiamo abbassato la quota comunale dell’IMU per tre anni, perché il Comune di questa tassa, nel caso delle aziende, ne prende una piccolissima parte, il resto va allo Stato. Alla Salpa, invece, abbiamo proposto un costo del terreno comunale il più basso possibile, grazie anche al reperimento di risorse dal Governo centrale per seguire i lavori di urbanizzazione dell’area. I risultati si sono visti, abbiamo incentivato le aziende e loro hanno risposto positivamente. Questo è stato uno sviluppo compatibile con la bellezza sia del paesaggio che del centro storico, perché la zona industriale è in prossimità della E 45 che è lontana dal borgo e, al contempo, comoda per le aziende.

E nonostante queste possibilità di lavoro, comunque i giovani preferiscono trasferirsi in centri più grandi.

Esatto. Questo perché il centro storico è diventato molto appetibile per gli stranieri in prevalenza americani, inglesi, australiani, belgi e danesi che hanno comprato casa e, disponendo di ingenti risorse economiche, i prezzi delle case sono aumentati notevolmente ed è diventato difficile per un giovane acquistare un immobile nel centro storico. Nel caso di Montone, essendo posizionato su di un colle, uscire dal centro storico significa abitare in pianura a diversi chilometri dal centro, quasi alla stessa distanza da Comuni più grandi come Città di Castello e Umbertide, per esempio, dove le case costano meno e dove, comunque, si trova lavoro.

Ma gli stranieri che hanno acquistato casa vengono qui in vacanza per qualche settimana l’anno?

La maggior parte sì, ma alcuni di loro hanno aperto un’attività. C'è chi ha rilevato un’azienda agricola, altri che stanno costruendo un agriturismo, altri ancora che hanno dei B&B. Però, in molti casi, stanno qui massimo due, tre mesi l'anno e questo non è molto positivo per il paese e per le sue economie. Bisognerebbe che il governo studiasse delle politiche per l'abitazione che, secondo me, mancano in Italia da troppo tempo. Probabilmente bisognerebbe riprendere degli strumenti nati negli anni ‘60, come per esempio i Piani di Edilizia Economica Popolare, e attualizzarli. Stessa cosa vale per l’Edilizia Residenziale Pubblica, uno strumento ancora in vigore, ma che dovrebbe adattarsi alle esigenze abitative attuali. In Italia abbiamo un forte deficit abitativo, con centinaia di migliaia di famiglie in lista d'attesa e, di contro, abbiamo un patrimonio edilizio disponibile che è tra i più bassi in Europa. Quindi questo strumento andrebbe potenziato e attualizzato.

Ma se anche il governo promuovesse nuovi strumenti per l’edilizia convenzionata questo non risolverebbe il problema degli elevati costi delle abitazioni nei centri storici, soprattutto per i nuclei familiari giovani; costi che sono determinati soprattutto dagli stranieri che sono disposti a spendere molto più di noi italiani per il loro acquisto.

Il fascino medievale del centro storico e la bellezza dei casolari in campagna hanno attratto un forte interesse internazionale, alimentando un mercato di seconde case altamente speculativo. Sia gli acquirenti stranieri che i proprietari italiani (che utilizzano gli immobili solo per le vacanze) hanno spinto i prezzi di acquisto a livelli insostenibili per la popolazione locale. Come conseguenza diretta, i privati che intendono vendere cercano di monetizzare al massimo, rendendo l'acquisto di una prima casa quasi impossibile per chi risiede stabilmente nel comune.

Per noi le seconde case presenti dentro le mura sono un problema. Negli anni Cinquanta e Sessanta, molte famiglie si sono spostate verso le città, lasciando molte unità immobiliari vuote, che oggi sono diventate case per le vacanze, restando di fatto inutilizzate per gran parte dell'anno. Il Comune ha compiuto sforzi significativi per incrementare l'offerta di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) recuperando e valorizzando immobili storici di pregio. Iniziative lodevoli hanno portato alla conversione di edifici emblematici, come l'ex ospedale e l'ex convento di Santa Caterina, in appartamenti ERP, molti dei quali gestiti dall'ATER (Aziende Territoriali per l'Edilizia Residenziale).

Tuttavia, la domanda supera di gran lunga l'offerta. Gli appartamenti, sebbene siano molto belli perché sono quelli originali, medioevali, sono praticamente tutti occupati. Al momento, all'interno delle mura, la disponibilità di case popolari e di edilizia residenziale è pari a zero, eliminando di fatto una soluzione fondamentale per le famiglie che non possono permettersi i prezzi gonfiati dal mercato turistico. La sfida di Montone è ora bilanciare l'attrattività turistica e l'interesse del mercato esterno con la necessità di mantenere viva la comunità residente, garantendo l'accesso all'abitazione per chi vive e lavora nel territorio.

Faccio una provocazione e mi chiedo se non sarebbe il caso di prediligere un italiano che ha bisogno e vuole comprare un'abitazione all'interno del centro storico piuttosto che gli stranieri. In un certo senso mi sembra quasi che stiamo vendendo l'Italia prediligendo chi viene da altri Paesi piuttosto che gli italiani per ragioni puramente economiche, motivazione più che comprensibile, mi rendo conto, ma che parlando a livello nazionale potrebbe rischiare di sradicare gli italiani dai centri storici.

Il problema in Italia sono le nascite, un problema che nessun governo ha mai affrontato seriamente, ma per rispondere alla sua provocazione, anch’io penso che si debba trovare qualcosa per prediligere i residenti se non vogliamo vedere svuotati questi borghi dagli italiani e sempre più occupati dagli stranieri. Diverso è se almeno fossero residenti, questo, dal mio punto di vista di amministratore, sarebbe positivo. Dovrebbero essere tutti residenti e che si integrassero nella comunità, nell'associazionismo che a Montone, come dicevo, è un’attività molto sentita.

Il fenomeno degli stranieri che acquistano casa da noi è cominciato verso gli anni ’90 e si sono affacciati qui perché la Toscana era ormai piena di forestieri. Però ancora reggiamo e speriamo di poter continuare così. Il problema secondo me, come dicevo prima, sono le nascite e quindi il governo deve fare qualcosa per questi borghi, renderli appetibili e questo significa fare degli investimenti infrastrutturali, cioè le strade, la fibra ottica, il segnale telefonico. C'è stato il PNRR, ma ho visto che le antenne per gli impianti di telefonia mobile finanziati li hanno installati nelle città e poche nelle aree rurali, quando era qui che andava fatto. Un imprenditore non investirà mai in una zona che non è servita dalle infrastrutture, altrimenti non rientrerà mai dell’investimento fatto.

Pensiamo anche ai commercianti: i piccoli negozi dei paesini non possono pagare le stesse tasse che paga un commerciante di Roma o Milano, oppure avere la loro stessa burocrazia. Finanziare i piccoli borghi dovrebbe essere una priorità proprio per evitare lo spopolamento degli stessi da parte degli italiani.