Come i miei più affezionati lettori sanno non posso sicuramente definirmi un tipo sedentario, anzi. Da molti anni girovago per mezzo mondo, ma anche attraverso il nostro Paese. E proprio perché viaggio molto all’estero posso sicuramente dire che, per moltissimi versi, la nostra Italia è uno dei Paesi più belli al mondo. Dico questo senza alcun sentimento nazionalistico, ma come pura constatazione, direi come dato di fatto. Non voglio elencare i motivi di questa mia asserzione, la prendo come punto di partenza per evidenziare un fenomeno che recentemente ho notato prendere piede in tutta la penisola.
Parafrasando un celebre brano dei Genesis degli anni ’70, Selling England by the pound (Vendendo l’Inghilterra a libbre), sembrerebbe che stiamo vendendo l’Italia mattone su mattone. Non voglio qui menzionare le varie ditte di grande pregio che negli ultimi decenni sono state acquistate da capitali stranieri, anche se sono moltissime, la vendita delle quali, nella maggior parte dei casi, non è stata sufficientemente resa nota al grande pubblico. Parlo, molto più banalmente, di singoli edifici privati, le nostre case.
Per diverse ragioni ho avuto modo di girare in lungo e in largo il nostro meraviglioso territorio, che è tale sì per la fortunata conformazione geologica-paesaggistica, anche se come ho scritto in un recente articolo1 le varie amministrazioni che si sono succedute negli ultimi decenni stanno provvedendo a sgretolarla grazie alla loro proverbiale inefficienza. Ma la sua bellezza è anche merito dello straordinario patrimonio architettonico, eredità dei nostri avi che hanno costruito in maniera esemplare edifici che sono durati centinaia, se non migliaia, d’anni.
Non solo edifici universalmente riconosciuti come capolavori del genio e della maestria degli uomini che ci hanno preceduti, ma anche semplici case di civile abitazione. A parte pochissimi esempi tutto il nostro territorio è costellato di borghi e paesi di origine medioevale che hanno resistito nei secoli e che presentano una fattura ricca di particolari e di attenzione per i dettagli, per le metodologie costruttive e per l’utilizzo dei materiali, peculiarità che ci vengono invidiate in tutto il mondo.
Chi di voi non ha mai fatto l’esperienza di passeggiare per le stradine di simili meraviglie? E se non l’avete fatto prendetevi il tempo di farlo, almeno virtualmente e vi renderete conto dell’unicità del nostro patrimonio edilizio. Ripeto, non sto parlando di monumenti dell’antica Roma o dei palazzi dello straordinario periodo rinascimentale, ma delle semplici case dove molti di noi ancora oggi vivono, forse senza nemmeno rendersi conto della propria fortuna.
Ma se non ce ne rendiamo conto noi lo sanno benissimo i turisti che affollano, pressoché durante tutto l’anno, questi borghi meravigliosi. E se ne rendono talmente conto che queste case se le stanno comprando. Niente di male, direte voi e, in linea di massima, potrei essere d’accordo. Io stesso vivo in una zona a confine tra Piemonte e Liguria dove recentemente tutti i miei vicini italiani, che risiedevano in questa zona da generazioni, hanno venduto le loro proprietà a stranieri, per la maggior parte olandesi, ma anche belgi, francesi e inglesi. E oggi io e mia moglie siamo gli unici italiani ad abitare in quella località. E tutti loro sono belle persone, con le quali andiamo perfettamente d’accordo, anche più che con italiani che conosciamo da più di trent’anni. Ma il problema, se di problema si tratta, va visto in un’ottica più ampia; per capire l’entità di ciò che sta accadendo non dobbiamo soffermarci al singolo esempio conosciuto, ma con una prospettiva a volo d’uccello, altrimenti commetteremo l’errore dei nostri politici che non vedono più in là del proprio naso, o meglio, della propria poltrona.
Ci accorgeremo, allora, che molte case del nostro patrimonio non sono più in mano agli italiani, ma a persone di diversa nazionalità e che pochissimi di loro hanno comprato queste abitazioni per risiedervi, ma prevalentemente per passarci le vacanze. Ancora meno sono quelli di loro che hanno acquistato queste case perché innamorati del nostro modo di vivere o perché condividono la nostra cultura e le nostre abitudini. Anzi, la maggior parte non apprezza molto dell’essere italiano, non ha nessuna intenzione di integrarsi con noi, di parlare la nostra lingua, ma al contrario, vogliono starsene per i fatti loro e, al massimo, interagire con i loro conterranei, cosa ormai non difficile, visto che ce ne sono sempre di più.
Direte che sto generalizzando e che non sono tutti così e questo l’ho premesso. Sta di fatto che, in giro per l’Italia, ho avuto modo di riscontrare che questo fenomeno e l’atteggiamento dei compratori stranieri che ho descritto è ben conosciuto davvero dappertutto. Ho parlato con decine di persone - dall’Emilia alle Marche, dalla Puglia alla Calabria, dalla Sicilia al Trentino, dalla Val d’Aosta alla Liguria, per non parlare della Toscana che da decenni ospita cittadini stranieri soprattutto inglesi e americani – e tutti mi hanno espresso la stessa preoccupazione: stiamo vendendo l’Italia casa per casa a persone che sfruttano gli aspetti positivi del nostro Belpaese per scopi quasi esclusivamente economici e la maggior parte di loro non hanno nessuna intenzione di integrarsi con noi.
Il fenomeno dell’acquisto di case da parte di stranieri è documentato da diverse fonti.
Secondo Gate-away.com, il portale italiano dedicato esclusivamente agli acquirenti stranieri, il nostro Paese si conferma una delle mete preferite per chi cerca una nuova casa all’estero, con al primo posto gli americani 29,92%, secondi gli inglesi 9,78% seguiti da francesi, olandesi, belgi, svedesi, svizzeri e canadesi. Nel 2025 il numero di cittadini britannici che cercano un immobile nel nostro Paese è aumentato del 28,01% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, sempre secondo Gate-away.com. A sentire il Centro Studi e Ricerche IDOS nel 2025 le transazioni nei comuni più piccoli della provincia è salito al 57,2% rispetto al 38,6% del 2006.
Milano Finanza ci dice che il numero di stranieri che comprano casa in Italia è in forte crescita, con un boom registrato nel 2024 e nel 2025, superando i livelli pre-pandemici, grazie all'attrattiva per borghi, città d'arte e coste, con tedeschi, americani e britannici tra i più attivi, che cercano spesso seconde case o luoghi dove passare la pensione. Vendocasaprivato ci informa che nel 2025 c’è stata una crescita record, con un più 74% rispetto all'anno precedente. Stesso dato ce lo forniscono FIAIP e Nomisma: nel 2024/2025 il mercato immobiliare italiano ha visto un forte aumento degli acquisti da parte di stranieri, con un incremento del +74% nel 2025 rispetto all'anno precedente. Questi dati dimostrano che sempre più stranieri comprano casa in Italia, ma non ci dicono poi come vivono in queste case e che rapporto hanno con i loro vicini, ammesso ne abbiano, perché, sempre secondo Gateway, la maggior parte di loro preferiscono case singole.
Ma in quanto abitante di una di queste zone preferite dagli stranieri e dato che ho intervistato diverse persone lungo lo stivale proprio a questo riguardo vi posso assicurare che il quadro che ne esce è quello che vi ho descritto prima; molti di loro, cioè, non vogliono interagire con noi. Ho svariati esempi, di cui per ovvi motivi non posso fare i nomi, di attività turistiche avviate da stranieri appena arrivati in Italia che non solo non parlano la nostra lingua, ma che addirittura non accolgono italiani! B&B, campeggi e case vacanze solo per stranieri: noi non vi possiamo entrare.
Questo quello che sta accadendo, lascio a voi le considerazioni in merito. Voglio solo concludere questo primo articolo sull’argomento ribadendo che non ho nulla contro gli stranieri che comprano le case in Italia – sarebbe paradossale un pregiudizio simile da uno come me che viaggia ovunque da decine d’anni – e che molti di loro, almeno quelli che conosco personalmente, sono bellissime persone. Ho voluto accennare a una situazione di cui, forse, molti di voi non sono a conoscenza e stimolare una riflessione al riguardo. Riflessione che in primo lugo dovrebbero fare i nostri politici, i quali si dovrebbero chiedere quali potrebbero essere le cause di questo fenomeno e, soprattutto, quali le conseguenze, per i nostri giovani in primis.
A questo riguardo, visto che ho parlato di “primo articolo sull’argomento”, vi anticipo che il prossimo sarà incentrato su un’intervista che mi ha rilasciato il Sindaco Mirco Rinaldi del Comune di Montone, uno splendido borgo dell’Umbria tra Città di Castello e Perugia.















