Una macchina, un uomo che guarda la televisione, un gommone, donne e bambini. Immergendo la testa sott’acqua ci possiamo imbattere in un fondale marino per nulla alieno, bensì più vicino alla nostra esperienza di quanto si possa immaginare. La nostra realtà quotidiana si ripropone in un ambiente differente ed estraneo, sotto il livello del mare. Si tratta di sculture, pezzi unici, realizzate dall’artista britannico Jason deCaires Taylor (UK, 1974) e posizionate sui fondali marini in diverse parti del mondo.

Le sculture, realizzate con cemento marino a basso tenore di carbonio e pH neutro, creano un ambiente favorevole allo sviluppo delle specie subacquee, portando un forte impatto positivo per la salvaguardia dell’ecosistema. Intere barriere coralline, infatti, sono soggette ad un processo di “sbiancamento” a causa, tra i vari fattori, dell'aumento della temperatura dell'acqua, con conseguente distruzione di interi habitat marini. Il cemento utilizzato favorisce l'insediamento e la proliferazione delle larve di corallo, mentre le nicchie, create all'interno delle sculture, offrono rifugio a pesci e crostacei.

Le opere di Taylor, posizionate sui fondali, sono pertanto barriere coralline artificiali. L'artista crea sculture che collaborano con la natura e si trasformano in habitat naturali e, al contempo, esplora la condizione umana nel suo rapporto con il mondo naturale. “Vedere qualcosa di così inerme prendere vita, è la cosa che più mi affascina”, dice l’artista nel suo video progetto An Artist Portrait.1

L’artista britannico mira, con il suo lavoro, da un lato a sensibilizzare sulla salute dell'ambiente, creando facilitatori per la ricrescita e lo sviluppo di nuovi ambienti abitativi per la fauna e la flora sottomarina, e dall’altro a evidenziare problematiche specifiche riferibili non solo all’ambiente e all’ecosostenibilità, ma anche a temi sociali significativi e impattanti come le migrazioni nel Mediterraneo, la dipendenza, l’obesità, la povertà, il capitalismo e la parità di diritti.

Partendo dalle fondamenta gettate con la Land Art, è infatti emersa una nuova generazione di artisti che pongono l'ambientalismo al centro del loro lavoro. Con Jason deCaires Taylor, si apre la strada a un altro nuovo campo di espressione artistica, in cui l'arte stessa è diventata una forma di attivismo reale, non solo di sensibilizzazione all’azione.

Prendiamo ad esempio in considerazione Inerzia (2009), una delle più note sculture realizzate dall’artista per il MUSA, Museo Subacuático de Arte, a Isla Mujeres, Cancun, in Messico. L’opera, rappresenta una figura umana a grandezza naturale seduta su un divano, assorta nel guardare la televisione. Rappresenta la compiacenza e il consumo passivo dei nostri giorni. L'uomo sul divano è circondato da bottiglie di soda, pacchetti di sigarette e altri rifiuti associati a uno stile di vita sedentario. Gli oggetti, infatti, enfatizzano il distacco dalle realtà ambientali, dalla natura, e l'eccessiva dipendenza da comfort e comodità.

Il fondale marino per la prima volta non è più un luogo da cui estrapolare risorse, ma diventa un luogo quasi sacro, come solo l’arte e la sua “intoccabilità” sanno creare. “Vedere come la natura, si riprenda i suo spazi e si impossessi del lavoro dell’uomo, mi dà, in un certo senso, un bagliore di speranza”2, sottolinea l’artista.

Una delle questioni più interessanti che l’artista spesso evidenzia è il suo essere inerme di fronte al lavoro della natura, che sempre stupisce con le sue forme e i suoi colori, portando al completamento dell’opera d’arte stessa in maniere sempre imprevedibili ed eleganti, in un processo completamente separato da quello creativo dell’artista. Un’opera d’arte, insomma, che molto si distacca da quell’aura di intoccabilità, immodificabilità e lontananza che l’arte sottintende. Un’arte “povera”, difficilmente accessibile, in continua mutazione, e per di più, utile.

Proprio su questi temi, non può non balenare alla mia mente un caso artistico considerabile decisamente opposto, per quanto affine nell’estetica: mi riferisco al progetto realizzato dall’artista Damien Hirst (UK, 1965) per Palazzo Grassi a punta della Dogana, Venezia, nel 2017, Treasures from the Wreck of the Unbelievable3. La mostra è anticipata da un docufilm, visibile su YouTube4, in cui viene descritto il fantastico ritrovamento di una imbarcazione sul fondale marino, un relitto che trasportava oggetti artistici ricchissimi nei materiali, nelle forme, e dalle provenienze più diversificate. Una fanciulla egiziana incoronata, l’ermafrodita, una scimmia dalla coda lunga, Walt Disney che tiene per mano Topolino, sono solo alcuni dei ricchissimi ritrovamenti portati a Venezia.

Si tratta, in questo caso, però, di un progetto di finzione, di “invecchiamento”, studiato attentamente dall’artista con lo scopo di ricreare l’atmosfera e lo stupore infantile di chi per la prima volta ritrova qualcosa, un tesoro, che per decenni è rimasto nascosto, segreto al mondo, noto solo all’oceano e agli esseri viventi che popolano il mare. Opere d’arte, quindi, che simulano il lavoro della natura, allo scopo di creare attorno a sé un'aura di mistero e bellezza aliena, con la sola finalità, per quanto nobile, del fare artistico e della commercializzazione dell’arte e dell’idea narrativa di Hirst.

Due diversi artisti, che parlano della relazione tra l’uomo e il mare, tra un ambiente a noi noto e un ambiente a noi ignoto, dell’incessante lavoro della natura che accoglie e modifica, che cela ed esalta. Per Hirst, il mare è stato motivo di speculazione artistica, ispirazione per una storia avvincente, favoloso progetto di marketing e comunicazione, che vede il mare come sfondo, quasi inerme di una realtà in cui l’uomo è al centro. Per Jason deCaires Taylor il mare diventa invece luogo silenzioso di crescita e sviluppo naturale, accessibile ai visitatori, che per vedere il suo lavoro e quello costante della natura, devono abbandonare la loro dimensione, ed entrare in una realtà più complessa, di cui sono ospiti, modificando il baricentro e mettendo in discussione la centralità umana nel pianeta terra.

Note

1 J.D.Taylor, An artists portrait.
2 J.D.Taylor, An artists portrait.
3 Damien Hirst: Treasures from the Wreck of the Unbelievable.
4 Damien Hirst, (2017), Treasures from the Wreck of the Unbelievable.