Ha ispirato pittori e scultori e intellettuali. La “Levriera” così definita da D’Annunzio, Donna Franca (Franca Jacona della Motta), moglie di Ignazio Florio, ultimo rampollo di una famiglia di imprenditori, è uno dei personaggi più noti della Belle Époque, appartenente a un’aristocratica famiglia siciliana. Diverse opere d’arte hanno cercato di immortalare lo charme e l’eleganza della signora Florio, vera “regina di Palermo”.
Uno tra questi è il celeberrimo Ritratto di donna Franca Florio dipinto da Giovanni Boldini e acquistato dai marchesi Marida e Annibale Berlingieri per la propria collezione di Palazzo Mazzarino a Palermo. Un ritratto capace di raccontare una storia, dallo sguardo promettente, dagli occhi maliosi e irresistibili verdi o grigi, di una dama di rarefatta eleganza e fortemente sensuale, ma al contempo umanissima nel suo naturale sfiorire. Piccoli particolari: sguardi rivelatori e mise indimenticabili che lasciano emergere dalla tela la personalità di una donna fascinosa, penetrante e di acclamata bellezza.
Una spallina abbassata. L’ardita trama di un abito aderente a quel vitino fine, a quell’incarnato ambrato da tanti desiderato. Le suggestive pennellate del grande maestro, Giovanni Boldini, fotografavano così donna Franca, dea di una sicilianità florida e antica. Una soluzione figurativa che l’artista ferrarese aveva con successo utilizzato per le più belle donne di Francia.
Un’aristocratica che il poeta-amatore per eccellenza, Gabriele D’Annunzio, in uno dei taccuini segreti, nel 1897 a Venezia, di Donna Franca annotava:
una donna - una signora siciliana, Donna Franca - passa sotto le procuratie, alta, snella, pieghevole, ondeggiante, con quel passo che i veneziani chiamavano alla “Levriera”. Ella è bruna, dorata, aquilina, indolente. Un'essenza voluttuosa, volatile e penetrante emana dal suo corpo regale. Ella è svogliata e ardente, con uno sguardo che promette e delude. Non la volontà ma la Natura l’ha creata dominatrice.
E dal ritratto di donna di alta società di Boldini emanano in trasparenza molte di queste caratteristiche peculiari della dominatrice Donna Franca che riceveva nella sua Palermo imperatori, principi e potenti.
Ma chi era Donna Florio?
La baronessa Franca Jacona della Motta di San Giuliano (Palermo, 27 dicembre 1873 – Migliarino Pisano, 10 novembre 1950), una delle figure aristocratiche più in vista della Belle Époque, fu moglie dell'industriale Ignazio Florio, membro di una delle famiglie di imprenditori considerate primarie nel boom economico e sociale dei primi anni del secolo scorso.
Nel 1901 Ignazio Florio affidò a Boldini l'incarico di ritrarre la baronessa. Da Parigi a Palermo, ospite dei Florio, Boldini si precipita a ritrarre la baronessa come una gran dama della società internazionale, con resa delle qualità di lei: splendore, fattezze di acclamata bellezza, eleganza, dignità, e non ultimo lo sfarzo consono alla sua condizione di “regina della Sicilia”, con una sensualità che si concentra sul décolleté ampiamente scoperto. Fatto che induce il Florio, secondo la bibliografia, a respingere il dipinto da Boldini più volte poi modificato per assecondare il gusto di Ignazio Florio.
Tra il 1927 e il 1928, il quadro, in seguito alla rovina finanziaria della famiglia Florio, viene comprato dal Barone Maurice de Rothschild che lo espone alla retrospettiva boldiniana di New York nel 1933 e in vendita da Christie's a New York nel 1995 comprato dalla Wildenstein Gallery (382.000 $) ritorna sul mercato dieci anni dopo in asta a Sotheby’s New York nel 2005. Acquistato dalla Società Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone, il piacente dipinto viene poi conservato ed esposto al pubblico nell’Hotel Villa Igiea di Palermo, antica dimora dei Florio.
Era davvero così avvenente, Donna Franca Florio? Icona della Belle Époque, periodo di splendore della Sicilia dell’Epoca.
Era una bellezza tipicamente siciliana, capelli scuri, carnagione olivastra. Una donna nobile certamente fascinosa e magnifica ma irraggiungibile nel mistero di una bellezza che probabilmente era una rivelazione dinamica e viva.
Franca Florio veniva anche soprannominata, dalle riviste patinate dell'epoca, "La Regina" . Dal dipinto seducente di Boldini, che la risalta con incredibile maestria con il filo di perle e il vestito sontuoso, si emana quell’aura che riporta l’osservatore alla Donna regale e allo splendore della Sicilia dell’epoca, della Belle Époque e della Palermo Felicissima, a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento. Grazie alla concessione degli acquirenti, i marchesi e mecenati Berlingieri che lo hanno acquistato per un milione e 133 mila euro, il quadro è oggi nella sua città. Il rimpatrio del capolavoro di Boldini ha un forte valore simbolico anche perché rappresenta l’abbraccio della città a una donna straordinaria e mai dimenticata come Franca Florio.
Un regalo particolarmente gradito ai cittadini palermitani, profondamente legati alla figura di Franca Florio e alla fama che accompagna la sua vita e la sua scomparsa, tra fortune e miserie. A rendere ancora più affascinante questa tela e questo appuntamento anche il mistero celato e scoperto di recente. Per molto tempo si è creduto che esistessero due dipinti a figura intera di Franca Florio realizzati da Giovanni Boldini. Il primo databile all'indomani dalla commissione ricevuta da Ignazio Florio, nel 1901, e l'altro del 1924 poi esposto a villa Igiea.
Studi recenti hanno permesso di capire che la tela è una soltanto e che sotto il dipinto attuale se ne celano altri due: nel primo, l'abito ha maniche lunghe e una gonna più vaporosa; nella versione successiva Franca Florio indossa invece un vestito più malizioso che risalirebbe agli anni della Prima guerra mondiale. Infine il terzo strato, che è la versione del dipinto arrivata fino a noi. Il risultato fu la sovrapposizione di tre tele in una. Una e unica come donna Franca sola poteva essere.















