Ci sono progetti artistici che non nascono solo da un’idea, ma da un percorso personale fatto di ricordi, passioni e visioni. Eternal echoes è uno di questi. Con questa collezione di mosaici, Simone Ferrero mette in dialogo le sue due anime, quella dell’artista e quella del matematico, per trasformare la materia in racconti senza tempo. Le tessere diventano frammenti di memoria, vibrazioni che risuonano tra natura e mitologia, tra l’intimo e il collettivo. In questa conversazione Simone ci racconta come il mosaico, per lui, sia più di un linguaggio visivo: è una soglia verso mondi interiori, un invito a riconoscere nei miti antichi e nelle loro risonanze una parte della nostra stessa esperienza.

Meer: Simone, come nasce il progetto Eternal echoes e cosa significa per te come artista?

Eternal echoes è un viaggio artistico e interiore che ho coltivato per anni. Non è una semplice collezione, ma un'esperienza che nasce da un lato, quello dell’artista, affascinato da forme, colori e dal mistero delle storie antiche; dall’altro, quello del matematico, che mi ha insegnato a leggere il mondo come un insieme di connessioni e relazioni, dove nulla esiste in isolato.

Fin da bambino, ricordo la meraviglia che provavo davanti alla natura: le onde che si infrangevano sulla riva, le foglie sospinte dal vento, le stelle che illuminavano la notte. Ogni dettaglio mi parlava di un ordine nascosto, di un’armonia segreta che univa il caos e la bellezza. Con il tempo, questa fascinazione si è intrecciata con la mitologia, scoprendo in quei racconti antichi un linguaggio universale che ci accompagna da sempre: storie di dei, di eroi e trasformazioni, che parlano di noi, delle nostre paure e dei nostri desideri più profondi.

Ho compreso che questi racconti non sono soltanto memorie del passato, ma onde di significato che continuano a risuonare nel presente, attraversando culture e generazioni. Da qui nasce Eternal echoes: un progetto che trasforma queste vibrazioni in immagini, in composizioni di tessere che, come piccoli segni di emozioni e ricordi, si uniscono per creare un disegno più grande.

M: Come definiresti il mosaico nel tuo percorso artistico e umano?

Uno degli aspetti che più amo del mosaico è la sua capacità di trasformarsi in un portale dimensionale, una soglia che ci invita a superare la superficie dell’opera per entrare in contatto con mondi invisibili e possibilità interiori. Ogni mosaico è come un passaggio, che ci permette di varcare i confini del tempo e dello spazio per intraprendere un viaggio immaginario.

Vedo il mosaico come un linguaggio universale, fatto di frammenti che si uniscono per dare vita a un insieme armonico. Ogni pezzo è come un frammento di memoria, un ricordo, un’emozione. È un elemento unico che, intrecciandosi con gli altri, genera nuove connessioni e racconti. Quando osserviamo un mosaico, possiamo lasciarci attrarre dai suoi colori, dalle sue forme, dalle sue vibrazioni. Ed è in quel momento che si apre la soglia: un varco che ci conduce oltre il visibile, verso ciò che risuona dentro di noi.

M: Parli spesso di “risonanza”. Cosa significa per te questo concetto e come lo traduci nella tua arte?

Il cuore di questo lavoro è il concetto di risonanza. Mi piace immaginarla come un’onda che si propaga nello spazio e nel tempo, una vibrazione che nasce da un punto e ne raggiunge migliaia, trasformandosi e arricchendosi a ogni passaggio. È un’eco che non si ferma mai, capace di collegare passato e presente, mito e realtà.

Nei miti greco-romani che hanno ispirato questa collezione, questa vibrazione è sempre presente: nel canto di Orfeo, nel pianto di Demetra, nel fuoco di Prometeo. Storie antiche, che ci parlano anche oggi, perché raccontano di noi. Nei miei mosaici, ho cercato di tradurre questa vibrazione in immagini, dove le tessere si intrecciano in composizioni che non illustrano una storia, ma l'evocano.

M: Hai accennato al tuo legame personale con la natura e la mitologia. Puoi approfondire?

Fin da piccolo ho sentito un legame profondo con la natura, e crescendo ho ritrovato nelle mitologie antiche un riflesso di quella stessa forza; i frammenti di un viaggio che si intreccia con la mia storia, con i miei sogni e con le mie domande più profonde.

Nei miei lavori non cerco di rappresentare i miti in modo letterale: non voglio spiegare, ma evocare. Voglio che chi osserva possa rintracciare la propria storia, i propri viaggi. L’arte, come i miti, non vive di risposte uniche, ma di domande che ci accompagnano e ci trasformano.

M: Nei tuoi lavori si percepisce una forte tensione tra individualità e collettività. In che modo lo potresti spiegare?

I miti antichi sono nati come narrazioni collettive: non appartenevano a un singolo autore, ma alla voce di un popolo. Questo spirito collettivo è quello che cerco di portare nei miei mosaici. Ogni pezzo è unico, ma solo insieme agli altri diventa parte di una visione più composita. Allo stesso modo, ognuno di noi trova senso e forma all’interno di una comunità.

Ogni opera diventa uno spazio di incontro silenzioso, dove i sentimenti si intrecciano, creando un’energia condivisa. Mi piace pensare che ogni persona che osserva uno dei miei lavori, diventi un viaggiatore, un partecipante attivo di questa esperienza collettiva.

M: La collezione è suddivisa in quattro gruppi distinti. Ce le puoi raccontare?

Eternal echoes si articola in quattro sottocollezioni, ognuna con la propria energia e suggestione:

  • Boundless blue horizons: un invito a esplorare il legame tra cielo e mare. Include l'opera Eos’s reverie, omaggio alla dea dell’aurora.

  • Crimson underworld: ci conduce nelle profondità del fuoco, con The cry of Hephaestus, ispirata al dio della forgia.

  • Jade realms: celebra la fertilità della terra, con Emerald flow, evocazione della dea Eurynome.

  • Obsidian peaks: ci accompagna verso la solidità misteriosa delle montagne, con Abyssal glow, dedicata a Selene, dea della luna.

Ognuna di queste opere è una soglia verso mondi di emozioni, simboli sempre in vibrazioni.

M: Una parte importante della tua riflessione è legata al pensiero di Edgar Morin. In che modo ha influenzato il tuo lavoro?

Lui è una fonte di ispirazione fondamentale per me con la sua filosofia della complessità. Morin ci invita a superare la visione frammentata del mondo e a considerare la realtà come un insieme di legami e connessioni. Ogni tessera del mosaico è un frammento che si unisce agli altri per dare forma a qualcosa di più significativo, e se vogliamo, potenziato.

Il mosaico diventa per me il linguaggio ideale per accogliere questa visione: è una struttura aperta, in continua evoluzione. Ogni opera diventa così un sistema dinamico che si rinnova attraverso lo sguardo di chi la osserva.

M: Il concetto di ordine e disordine, come si rappresenta nel tuo approccio artistico?

Nei miei mosaici cerco di accogliere la danza tra stabilità e caos. Non compongo seguendo uno schema rigido, ma lascio che le tessere si muovano, si intreccino, si respingano. Questo movimento genera un ritmo visivo che riflette la vitalità stessa della vita. Ogni composizione è come un piccolo cosmo in cui le tensioni si trasformano in equilibrio provvisorio.

M: Il pensiero di Edgar Morin invita a una conoscenza transdisciplinare. In che modo questa visione influenza il tuo processo creativo?

Mi sento profondamente vicino all’idea di Morin secondo cui l’arte è uno dei luoghi privilegiati per unire saperi diversi: filosofia, scienza, emozione. Quando lavoro a un mosaico, non sto solo componendo forme, ma intreccio geometria, simbolismo mitologico e vissuti interiori. Ogni tessera può essere al tempo stesso un’unità matematica e un’emozione, un frammento naturale e una domanda esistenziale.

M: Qual è il messaggio che vuoi lasciare ai visitatori di Eternal echoes?

Ogni mosaico della collezione è più di un’opera: è una soglia che si apre verso mondi presenti e diversi, fatti di emozioni, storie, visuto e connessioni. È uno specchio che riflette qualcosa di ciascuno di noi. Non esiste un’unica chiave per attraversarlo: ognuno porta con sé la propria chiave, e insieme possiamo creare un racconto collettivo fatto di sguardi, ricordi e nuove domande.

Spero che questo viaggio artistico possa accompagnare chi lo incontra, lasciando una vibrazione persistente e un ricordo che ispiri a guardare la vita con occhi, sebbene antichi, anche nuovi.