L'arte è una sfida al destino.
Ogni capolavoro è una vittoria del tempo,
un modo per far sì che la giovinezza di un'idea non muoia mai.(André Malraux, da “Le Voci del Silenzio”)
Nel cuore di una Roma che respira storia, la Fondazione Mario Moderni si conferma non solo come custode di una tradizione, ma come laboratorio vivo della contemporaneità. La mostra collettiva dal titolo 100 anni di Moderni: Arte e Archivio in mostra non è una semplice rassegna, ma un’indagine corale sullo stato dell'arte emergente, un mosaico di venti sguardi che ridefiniscono il concetto di "modernità".
Il percorso espositivo si snoda attraverso una tensione costante tra due poli: la memoria della forma e la spinta verso l’altrove. Da un lato, incontriamo la solidità della materia — il cemento, la cartapesta, il segno grafico inciso con precisione chirurgica — che ci ancora alla realtà industriale e corporea. Dall'altro, veniamo trascinati in universi onirici e visioni pop, dove il colore si fa narrazione e il quotidiano si trasfigura in fiaba o critica sociale.
I venti artisti selezionati hanno già tutti esposto personali nella sede della Fondazione non condividono un unico stile, ma una comune urgenza: quella di abitare il tempo presente senza subirlo. Attraverso il recupero di tecniche classiche rilette in chiave sperimentale, la mostra offre una risposta alla frammentazione visiva dei nostri giorni, proponendo un’estetica che è, allo stesso tempo, solida nella tecnica e liquida nel contenuto. Partecipare a questa esposizione significa immergersi in un’officina di visioni dove il talento individuale si fa valore collettivo.
La Fondazione Moderni: un ponte tra generazioni
La mostra e il relativo catalogo che accompagna l’esposizione raccolgono le voci di venti interpreti della scena artistica attuale, tutti legati indissolubilmente al percorso di sostegno e valorizzazione promosso dalla Fondazione Mario Moderni.
La selezione presentata riflette l’eterogeneità del panorama artistico italiano e internazionale in un dialogo serrato tra diverse discipline:
La nuova figurazione: un ritorno al corpo e al volto umano non come copia della realtà, ma come indagine psicologica e spirituale.
L'archeologia del contemporaneo: opere che interrogano i luoghi abbandonati, le rovine industriali e la fragilità dei materiali.
Il realismo magico e urbano: dove la strada e il sogno si incontrano, portando il linguaggio della street art all'interno del rigore della galleria.
L’astrazione materica: una ricerca che privilegia il gesto e la stratificazione, invitando a una fruizione tattile dell'opera d'arte.
Ogni artista coinvolto rappresenta un tassello fondamentale di un progetto culturale più ampio: dimostrare che l’arte giovane non è solo promessa, ma una realtà consolidata capace di dialogare con il mercato e con le istituzioni, mantenendo intatta la propria forza eversiva e poetica. Questo evento vuole essere, dunque, uno strumento di studio e una bussola per orientarsi tra le nuove rotte della creatività contemporanea.
La presente rassegna collettiva, ideata dalla Fondazione Mario Moderni e ospitata dal 19 maggio 2026 negli spazi della WE GIL di Roma-Trastevere, si configura come un’indagine ermeneutica sulle traiettorie della nuova figurazione e dell’astrazione materica in Italia. In un’epoca caratterizzata dalla parcellizzazione dei linguaggi visivi, la Fondazione si pone come baricentro critico, capace di catalizzare energie creative eterogenee sotto l’egida di un rigore formale che non abdica mai alla profondità del concetto.
Il percorso curatoriale di Nadia Salvatori, con intervento critico di Roberto Luciani, evidenzia una dialettica serrata tra il recupero delle tecniche della tradizione e l’urgenza di una sintesi contemporanea. Si osserva, negli artisti coinvolti, una tendenza alla stratificazione semantica: la superficie pittorica o scultorea non è più intesa come mero supporto, ma come spazio di un’archeologia interiore. Se da un lato la componente materica — intesa come poiesis del cemento, del gesso e del pigmento — evoca una solennità quasi sacrale e industriale, dall'altro la figurazione onirica e iperrealista spinge l’osservatore verso una dimensione meta-percettiva.
In questo scenario, la soggettività dell’artista si fa strumento di una riflessione più ampia sul "limite": limite tra spazio pubblico e privato, tra integrità del corpo e frammentazione dell’identità, tra realtà oggettiva e trasfigurazione simbolica. La mostra diviene dunque un ecosistema di visioni dove la tecnica è posta al servizio di una nuova ontologia dell’immagine.
Note metodologiche sulla selezione: un progetto di valorizzazione artistica
La rassegna d’arte che qui si presenta costituisce la documentazione sistematica di un progetto espositivo volto alla mappatura delle eccellenze artistiche afferenti alla Fondazione Mario Moderni. La selezione degli autori non risponde a una logica di omologazione stilistica, bensì a un criterio di coerenza intellettuale e perizia esecutiva.
Il corpus delle opere documentate è suddiviso in aree di indagine che riflettono le principali correnti della ricerca estetica attuale proponendosi come uno strumento di esegesi critica, atto a storicizzare il lavoro di giovani professionisti che, pur nella diversità degli esiti formali, condividono la medesima tensione verso l'eccellenza e la capacità di interpretare le complessità del nostro tempo. L’attività della Fondazione cristallizzata nell’esposizione ribadisce la necessità di un mecenatismo illuminato capace di trasformare il talento individuale in patrimonio culturale condiviso.
Officina di visioni contemporanee
L’arte contemporanea non si muove mai per compartimenti stagni, ma agisce come un organismo vivente, nutrendosi di contrasti e affinità elettive. La mostra collettiva, 100 anni di Moderni: Arte e Archivio in mostra, nasce dalla volontà di indagare vari temi, tra questi il rapporto tra uomo e natura e l'identità nell'era digitale, riunendo voci artistiche distinte che, pur partendo da presupposti estetici differenti, convergono verso un’unica riflessione corale.
In questo percorso espositivo, il visitatore non è un semplice spettatore, ma un esploratore di geografie interiori. Le opere di venti artisti dialogano con grande rigore formale, creando un cortocircuito visivo dove la materia si fa concetto e il colore diventa memoria. Se da un lato assistiamo a una scomposizione della realtà, dall'altro emerge il desiderio di ricostruire un senso collettivo attraverso elementi comuni, come la luce, il segno grafico, l’uso del riciclo.
La forza di questa esposizione d’arte a più voci risiede nella sua eterogeneità. Vi si trovano artisti che esplorano il limite del supporto con una gestualità istintiva, altri che si soffermano sulla precisione del dettaglio, quasi a voler fermare il tempo, altri ancora che utilizzano il vuoto come elemento costruttivo fondamentale.
Riunire questi ingegni significa accettare la sfida della complessità. 100 anni di Moderni: Arte e Archivio in mostra non offre risposte univoche, ma suggerisce nuove domande, ponendosi come un punto di intersezione in cui l’esperienza individuale dell’artista si trasforma in un patrimonio collettivo di visioni e possibilità. Il nutrito numero di talenti appartenenti alla Collezione della Fondazione esternano ciascuno una cifra stilistica molto definita che spazia dal surrealismo urbano alla ricerca materica. Questi creativi rappresentano bene l'obiettivo della Fondazione Moderni: sostenere artisti che abbiano una solida base tecnica unita a una visione poetica originale e attuale.
Gli artisti
Per dare coerenza alla rassegna gli artisti sono stati divisi in “isole tematiche” nel percorso espositivo e critico. Artisti come Alessandra Carloni, Sara Matteucci, Francesca Checchi e Chiara Rinaldi sono inseriti nella sezione “Mondi onirici” e manifestano surrealismo, sogno e fiaba. Vittorio Iavazzo, Veronica Chiacchio, Valeria Mecozzi e Costanza Cataluddi appartengono alla sezione “Corpo e memoria” e manifestano indagine psicologica anche raffigurando la figura umana. Artisti come Alessandro Carnevale, Agostino Sotgia, Claudio Formisani sono inseriti nella Sezione “Materia e architettura” utilizzando anche cemento, geometrie e materiali pesanti.
Gli artisti Daniele Compagnone, Giulietta Gheller, Valeria Magini, Livia Ramos Ramargos e Aleksandar Stamenov sono collocati nella Sezione “Realtà e visione” per l’iperrealismo e lo studio della luce. Gli artisti Domenico Ruccia, Samantha Rivieccio, Valentina Pietrucci e Ilaria Rosati appartengono alla Sezione “Narrazioni sociali” per la critica alla società e i linguaggi grafici.
Questi artisti chiudono idealmente un cerchio che vede la Fondazione Mario Moderni come un vero laboratorio di visioni diverse, dove la tecnica (pittorica, scultorea, fotografica o grafica) non è mai fine a sé stessa, ma sempre al servizio di un'idea.















