Il brigadiere della Guardia di Finanza Giacomo Pinna era sempre stato un grande amante degli animali, da piccolo sognava di diventare un fantino ‒ a Sedilo, suo paese natale, si può sognare altro? ‒ o pescatore come zio Cicciu col quale d’estate andava a pescare le ricciole all’isola di Mal di Ventre. Era adolescente quando mancò suo padre, i sogni in quel momento svanirono; fu allora che decise di arruolarsi.

I primi anni in divisa furono difficili perché lo costrinsero in ufficio. Poi i suoi superiori, scoprendo il suo interesse per gli animali, lo mandarono a fare i controlli al mercato del pesce di San Benedetto. Per Giacomo fu già una liberazione: lui, che le varie specie di pesci e crostacei conosceva a mena dito, era perfetto per quel ruolo. In poco tempo il vice brigadiere Pinna divenne l’incubo dei pescatori. La dedizione e il puntiglio con cui passava in rassegna i banchetti lo resero ben presto tanto famoso quanto temuto. Nonostante ciò, ci fu chi tentò di corromperlo con una borsa di gamberoni. La punizione fu dura: una multa così salata da far desistere lui ed ogni emulo potenziale.

Il salto di qualità nella carriera di Giacomo Pinna giunse però solo anni dopo quando lo misero a capo della squadra operativa Tutela Specie Protette alla dogana del porto di Cagliari, un lavoro dinamico e delicato che gli fece ben presto scoprire l’esistenza di un diffuso mercato illegale di flora e fauna protette dal continente verso la Sardegna.

La mattina che si presentò alla porta della casa di Pedru, il brigadiere Pinna si sentiva emozionato, di casi strani nel corso della sua carriera gliene erano già capitati parecchi, mai, però, di dover sequestrare un coccodrillo vivo allevato in una casa privata, un esemplare adulto lungo quasi due metri, come riferiva la denuncia anonima. Conosceva bene quel caseggiato; per lungo tempo i suoi colleghi ne parlavano come di una specie di Bronx, un posto particolarmente pericoloso a causa di traffici malavitosi legati al mondo della droga e della prostituzione. Per precauzione quella mattina si era messo in borghese ma sotto la giacca aveva la fondina con la sua Beretta d’ordinanza.

(Due suoni prolungati di campanello)

“Sì?”
“Buongiorno, è la Guardia di Finanza, dobbiamo fare un controllo…”
“Cos’è? Uno scherzo?”
“Sono Pinna, brigadiere Pinna della Guardia di Finanza di Cagliari, non sono in vena di scherzare...”

(Passa qualche secondo, e all’improvviso, dopo lungo rumore di chiavistelli, la porta si apre)

“È lei Pedru Serra?”
“Sì, sono io.”
“Abbiamo avuto una segnalazione, sembra che qualcuno in questo palazzo tenga illegalmente un coccodrillo vivo in casa…”
“Che brutta persona! E povero animale, una scelta assolutamente deprecabile... ingiustificabile...”
“Le dispiace se do un’occhiata al suo appartamento?”
“Faccia pure, la prego, si accomodi.”

La scena che si mostrò agli occhi del giovane finanziere fu la seguente.

Nel centro del piccolo salotto modestamente arredato troneggiava una grande piscina gonfiabile con acqua profonda almeno un metro e sulla superficie di essa un pallone gonfiabile rosso. Alle pareti appoggiate su mensole di fortuna e tavoli sovrapposti numerosi acquari di vetro illuminati con dentro sabbia e rocce, in alcuni frasche verdeggianti, in altri ancora riproduzioni di zone paludose con sponde erbose e piante acquatiche. Solo dopo uno sguardo accurato si capiva che ogni acquario conteneva un tipo di rettile diverso spesso così immobili da venire confusi con le ambientazioni.

“Ah, ma qui siamo a casa di un esperto…”
“Modestamente, si tratta della mia collezione personale. Sono un ricercatore e...”
“Mi tolga una curiosità ma lei che ci fa con una piscina di queste dimensioni in salotto?”
“Che ci faccio? Ci faccio il bagno… con l’afa di questi giorni è la mia salvezza...”
“Mmm… mi pare una scelta alquanto bizzarra...e poi in quest’acqua zozza e puzzolente… ma che schifo!”
“Ognuno fa quello che gli pare in casa propria. Io non vengo da lei a sentenziare sulle sue abitudini, o sbaglio?”
“Beh, qui siamo di fronte ad un problema di igiene e forse anche di statica della casa. Lei ha denunciato al Comune questa sua tinozza? E poi i rischi...che succederebbe all’inquilino del piano di sotto il giorno in cui dovesse esserci una perdita d’acqua... lei almeno una segnalazione All’ufficio tecnico l’avrebbe dovuta fare… Pensi se tutti facessero come lei…”
“Uff... quante storie per una piscinetta...”
“Sa cosa penso?”
“Mi dica...”
“Penso che lei mi stia nascondendo qualcosa...”
“Addirittura?”
“Sì, credo che lei la sappia più lunga di quello che mi vuol far credere, intendo a proposito del coccodrillo.”
“E cosa glielo fa credere?”
“Beh, appassionato di rettili...con piscina in salotto...quello che non capisco è dove lei lo abbia nascosto...”
“Ah ma questa è bella! Un coccodrillo in salotto! Dovrò raccontarlo ai miei colleghi erpetologi!”
“Epperchè?”
“Erpetologhi, studiosi dei rettili. Come me!”
“Ho capito. Motivo in più per sospettare di lei. Ma ora lasci che dia un’occhiata ai suoi terrari. Ho come la sensazione che anche qui ci sia qualche illecito da rilevare, vediamo... Ah ecco, lo immaginavo, questa coppia di tartarughe, se mi fa la cortesia di mostrarmi le certificazioni di provenienza.... Ah! però c’abbiamo pure un’Iguana e qua un camaleonte...non è permesso tenere queste bestiole in Italia, non glielo ha mai detto nessuno? Ah! Ma qua parte un verbale che lei non ha idea... qua son dolori...”
“No, non si preoccupi. È tutto regolare. Il suo superiore, il Colonnello Marras le spiegherà tutto. Siamo parenti...”
“Siamo a posto allora... il cerchio si chiude. Il suo parente da qualche giorno è al fresco all’Uta e ci resterà a lungo. La stagione del contrabbando di animali in famiglia è finita. Lei domani mi fa la cortesia di presentarsi al comando della Guardia di Finanza di Cagliari con una lista precisa degli animali in suo possesso. E si dia anche una rinfrescata alla memoria, così magari le torna in mente il posto dove ha nascosto il coccodrillo. Signor Serra, la sua posizione, glielo voglio dire onestamente, è molto delicata, per cui non prendiamoci in giro… e cerchiamo di collaborare, altrimenti dopo, quando le cose vengono fuori… allora sì, son dolori.”
“Ok.”

Detto ciò, Pedru accompagnò alla porta il brigadiere Pinna. Prima di uscire, il finanziere volle controllare anche le altre stanze e, notando alcune foto di lui e Nuru, non si risparmiò alcune battute sarcastiche sulla moglie tanzanese.

Quando fu solo, Pedru tirò un sospiro di sollievo e senza scomporsi granché si avviò verso la cucina alla ricerca di qualcosa di fresco da bere. Chi poteva averlo tradito? Se lo chiese per qualche minuto. Non aveva nemici, almeno in apparenza… e quindi boh!

Congetture inutili. Ciò che contava, quello che quel gaurro del Pinna non avrebbe mai saputo, era che ventiquattro ore prima del suo arrivo Pedru aveva liberato il suo amato lucertolone dopo tre lunghi anni di convivenza. Con un furgone preso a noleggio e l’aiuto di due nerboruti amici congolesi, Pedru aveva portato il coccodrillo denominato Coco in certi stagni a ridosso del mare sopra Capo Serrato, una zona tranquilla, lontano dal flusso stagionale del turismo, e lì l’aveva liberato.

Ci fu un lungo periodo in cui apparentemente non successe nulla; Coco trascorse quel tempo esplorando in lungo e in largo gli stagni godendo dell’insperato spazio ritrovato. Dopo alcune settimane però ci fu qualcuno che notò l’improvvisa scomparsa della folta colonia stagionale di fenicotteri, il tam-tam di voci non si fece attendere e il presidente dell’APUS (Associazione protezione uccelli sardi), Antonio Pillonu, affermò con decisione trattarsi della conseguenza del cambiamento climatico globale, tacciando così tesi cospiratorie legate a possibili regolamenti di conti tra cacciatori e Forestale.

Venne il giorno però in cui un cercatore di asparagi selvatici trovò sulla riva dello stagno un telefono apparentemente abbandonato, incuriosito lo portò a casa con l’intenzione poi di farlo avere al più presto al legittimo proprietario, a quello scopo con l’aiuto del figlio adolescente si mise a smanettare sulla tastiera, quello che trovò tra le immagini fu qualcosa che avrebbe voluto non vedere mai nella sua vita, in un breve video vide un uomo di mezza età ben paffuto e sorridente nel tentativo di inquadrarsi e realizzare un selfie con lo sfondo dello stagno e subito più in là il mare, ma qualcosa improvvisamente cominciò a muoversi nello stagno e si vede alle sue spalle una grossa sagoma poi netta l’immagine di un grosso coccodrillo che atterra il povero uomo a fauci spianate e si ode un urlo terrificante che dura il tempo in cui il telefono cade per terra e illumina la superficie dell’acqua diventata improvvisamente scarlatta. Poi più nulla.

“E se fosse un fake?” esclamò il maresciallo dei carabinieri Angelo Cossu, facendo attenzione a scandire bene l’ultima parola in modo da impressionare ancora di più i due appuntati presenti nel suo ufficio insieme al raccoglitore di asparagi già di suo piuttosto agitato.

“Non si è mai sentito parlare dell’esistenza di coccodrilli in Sardegna, animali strani sono esistiti, mio nonno me lo ha sempre detto, ma coccodrilli no... io sono convinto che sia uno scherzo, un brutto scherzo di qualche turista di passaggio...”

“Maresciallo, dobbiamo allertare la protezione civile? Non crede sia meglio parlarne con il sindaco di Muravera?”
“Appuntato Marras, allora non mi sono spiegato, sono convinto che sia una bravata e quindi è inutile creare allarmismi. Quello che possiamo fare, ma solo a scopo precauzionale, è di farci dire dal signore qui presente dove ha trovato questo apparecchio telefonico e magari dare una perlustratina alla zona circostante, ma ripeto, niente fantasie né allarmismi inutili.”

L’ostentata sicurezza e le raccomandazioni del maresciallo non fecero grande presa su uno dei suoi giovani appuntati, tal Marco Congiu, carabiniere da poco, ventenne di San Giovanni, il quale, appena giunto a casa, raccontò a tutti i suoi amici la storia del video e del coccodrillo e, prima di sera, a San Giovanni non si parlava d’altro. Ci fu anche chi, il giorno dopo, non senza esitazioni, decise di spingersi fino agli stagni nella speranza di vedere il grosso rettile, magari tentando di fotografarlo.

Ma Coco, non si sa come, riuscì a eludere la crescente sorveglianza e per altri due mesi scomparve. Poi un giorno si ricominciò a parlare di lui e fu perché un naturista obeso di Amburgo che si era incautamente appartato nella macchia prospiciente la zona degli stagni fu afferrato da Coco e trascinato in acqua e lì mangiato davanti agli occhi esterrefatti di alcuni testimoni.

Alla nuova – questa volta infuocata – riunione nell’ufficio del Maresciallo Cossu parteciparono tutti, sindaci dei paesi limitrofi, volontari della protezione civile, addirittura preti. Tra le persone più agitate spiccavano gli imprenditori locali, gente che già temeva un clamoroso flop dell’imminente stagione turistica. I segnali in questo senso, tra cancellazioni e mancate prenotazioni, erano tutt’altro che confortanti. La situazione era drammatica anche perché nuova ed eccezionale, nessuno sapeva veramente che pesci pigliare, c’era chi invocava l’organizzazione di una immediata battuta di caccia ‒ con i droni lo staniamo quel maledetto lucertolone esclamò a piena voce il capo della forestale – chi piagnucolava per l’improvvisa scomparsa delle anguille stagionalmente presenti negli stagni, chi proponeva di insabbiare la notizia, in fondo solo un folle poteva pensare che in Sardegna improvvisamente ci potessero essere dei coccodrilli.

Con la collaborazione di un giornalista compiacente non sarebbe stato difficile cambiare il tono della narrazione, però accidenti, diversi video del ciccione tedesco sbranato dal coccodrillo avevano già fatto il giro del web prima di venire censurati per la loro crudezza quindi bisognava agire subito, lo spazio per una controinformazione studiata su misura ancora c’era.

Ma c’erano anche altre voci, c’erano gli immancabili ecologisti che minacciavano blocchi stradali sulla 131 se solo qualcuno avesse osato torcere un capello all’esotico rettile, c’erano i carabinieri che già si sentivano stressati all’idea di dover pattugliare chilometri di costa per prevenire nuovi incidenti, soprattutto monitorare il crescente flusso di curiosi, infine c’erano i soliti furboni come quelli che auspicavano l’urgente costruzione di una recinzione senza dire di essere imparentati con i proprietari dell’unica azienda del settore nella zona.

In mezzo a questo marasma umano super eccitato fece improvvisamente spicco la voce di un certo Porcu, Efisio Porcu, per la precisione, personaggio noto in tutta la regione per i suoi successi imprenditoriali, chiamato anche il “Re Mida del Serrabus” per il suo innato fiuto negli affari.

Piccolino, tarchiatello, super abbronzato, due occhi neri pronti a perforare qualsiasi anima tentennante, eccolo farsi spazio tra la folla che nel riconoscerlo subito indietreggia.

“Ma sfruttiamolo questo benedetto coccodrillo, no? Facciamo squadra e trasformiamo questa storia straordinaria in un'opportunità per tutti.”

Lungo applauso nella sala, poi eccoti il Porcu, quasi fosse un presidente appena eletto, che comincia a girare tra la folla e il suo magnetismo è tale che tutti gli vogliono stringere la mano almeno una volta e in quel gesto c’è molto di più di un semplice complimento, c’è la promessa di qualche buon affare, c’è quella compiacenza che non ci si stanca mai di rinnovare per tornaconto personale o altro.

Il coccodrillo è un problema? Il coccodrillo non è un problema. Ecco nascere nella zona degli stagni di Feraxi il “Crocodile Safari Park”, un progetto unico nel suo genere in Sardegna, finanziato dalla Regione, in collaborazione con l’Università di Sassari, che subito fornisce il know-how per creare una grande oasi tropicale, habitat ideale per rettili e uccelli acquatici.

L’iniziativa trova un immediato riscontro di pubblico, ritornano i turisti, soprattutto tedeschi, tutte le strutture ricettive si ispirano al soggetto che tira di più, il vecchio chiosco de “Il gabbiano” alla fine della spiaggia viene ribattezzato “Il Caimano”, spuntano come funghi “Coco beach club” e “Alligator Resort & SPA”, gli agenti della forestale si fanno chiamare rangers e promettono foto esclusive del famoso rettile che però al momento sembra scomparso.