Andare in bicicletta tra i sentieri del parco restituisce respiro a un pomeriggio di noia. È sabato, domani non c’è scuola, oggi il sole è tiepido, il prato pulito, il campetto da gioco è allegro, il chiosco ha già messo in vetrina le sue brioche alla crema, puoi bere dallo zampillo dispettoso della fontana, puoi pedalare facendo il giro dentro a un microcosmo che sta per mettere in orbita oscillazioni di svago e libertà.

E poi … E poi, è pieno di colore!

È azzurro come nel cielo che promette già un po’ d’arancio del tramonto, è verde tra quei fili d’erba tutti perfettamente in riga, è rosso, giallo, marrone dorato tra le foglie cadute e accartocciate, quelle che ti fanno crepitare la pedalata, è tutto d’amaranto sul terreno da gioco, lo spezzano solo le linee bianche che danno disciplina a certi confini, è un pasticcio di viola, blu, argento e giallo fluorescente tra le giostre dei bambini.

E poi è tutto come custodito dentro a un suono, quello assopito e pallido delle tre del pomeriggio.

Marco e Attilio pedalano, l’uno a fianco all’altro, a volte l’uno supera l’altro. Marco spinge sui pedali e si perde nell’atmosfera dei colori. Attilio ha lo sguardo attento al sentiero, è l’ascolto però che lo guida: è immerso dentro a quella quiete, a quella dimensione che non è ancora vivacità, e gli va bene proprio perché così. Pacato.

Marco ha i capelli nero corvino. Attilio è biondo platino. Vicini sono in netto contrasto. Pedalano insieme, lo stesso percorso di quell’essere amici, nello stesso pomeriggio, altrimenti di noia.

Attilio ha un pensiero, non è lo stesso di Marco. È sempre stato così. Quello del primo può rivoluzionare quello del secondo, basta pedalare tra i colori delle stesse ore pomeridiane. In quel voler essere amici, in quel voler avere fede nel buono dell’altro.

Attilio spinge sui pedali, affianca Marco e sussurra di Malika. È più piccola, è riccia e ha la pelle nera. Le piace tanto il mare che è blu. Anche lei ha una bicicletta, rossa. Di sabato, subito dopo la scuola visita sempre una casa, è in un palazzo tutto marrone.

Entra, saluta, abbraccia e fa una carezza, c’è una signora coi capelli tutti bianchi. Dentro la stanza c'è un arcobaleno di cose da fare. Malika l’aiuta. Lei riccia e nera si muove tra il verde e l’arancio, il grigio e il bianco, l’azzurro e il giallo, il rosso e il turchese, il viola e il marrone. Quando Malika va via la signora ha i capelli bianchi e puliti e nel petto il cuore pieno di sole e d’azzurro.

Attilio dice che quando comincia ad accendersi l’arancio del tramonto, davanti al chiosco c’è la bicicletta rossa di Malika. Puntuale.

Lei invece lo aspetta dentro, magari dopo pedaleranno insieme nel parco e fino a casa. Sa già che Malika ha prenotato due piccole brioche, una alla crema gialla e l’altra al pistacchio verde, con lo zucchero a velo bianco. Di dolcezza uguali, tutte e due. Solo il gusto è un po’ diverso, squisite però… sia l’una che l’altra. È così che va da tre settimane ormai.

Marco esprime il suo pensiero che vede in contrasto tutti i colori, non legge armonia. Pensa: Attilio e Malika, biondo platino e nero corvino, giallo e nero, pelle chiara e pelle scura! Ma che pasticcio è?! Attilio!

Marco pedala e deride Attilio: perché in tutto quel gioco di colori non si rende conto che con Marika è una coppia in bianco e nero? Come fa il bianco a stare accanto al nero?

Ad Attilio non piacciono i contrasti, è vero, per questo ha sempre scelto l’armonia: Marco, amico mio, il mio riccio biondo e di platino pedala assieme al tuo liscio nero e corvino, da sempre, ogni sabato pomeriggio. Accanto.

In questo dire, gli occhi azzurri di Attilio incrociano per un attimo quelli neri e neri e più neri di Marco. Tra di loro c’è sempre stato uno sguardo d’intesa, la chiamano amicizia.

Attilio e Marco, capelli biondi e capelli neri, occhi azzurri e occhi neri, pelle bianca e pelle … oh! Vuoi vedere che è per la pelle che siamo amici? Marco, siamo amici per la pelle o è per la pelle che siamo amici?
Siamo in contrasto o in armonia?

Vanessa sta facendo la sua camminata veloce, ha i capelli rossi, la tuta in tortora, le sneakers grige e la pelle ancora abbronzata, quella di un’estate che adesso vorrebbe scrollarsi definitivamente di dosso. È la carnagione di un altro sole, di un caldo che non c’è più e che sta inaridendo il suo colorito bruno, per restituirle il pallido addosso.

Mentre è in cammino, il venticello le ha portato due voci, ora di Attilio e poi di Marco, suoni colorati che cercano di oltrepassare parole e pensieri in contrasto, parole che vorrebbero pedalare in armonia. Arrivano, quando Veronica sente dire ad Attilio che lui e Marika non possono essere una coppia in bianco e nero.

Siamo una coppia dove il bianco sa guardare dentro gli occhi del nero. E il nero è solo un mantello che mette a riparo l’armonia dal freddo della neve, che è bianca.