Suona con La Deposizione del Pontormo a pochi metri, un capolavoro che frastorna. Suona un organo prestigioso e raro, costruito dal cinquecentesco Onofrio Zeffirini. Suona in una chiesa attraversata dal Corridoio Vasariano.
Ed è anche un uomo alto.
Quanta solennità, c’è da impallidire. E da riprendere subito colore perché Giacomo Benedetti, organista, clavicembalista e direttore, è molto ironico e auto-ironico. Il che aumenta l’efficacia della sua serissima ricerca e diffusione della musica antica. Ha pubblico, infatti. È organista di Santa Felicita, tra Ponte Vecchio e Piazza Pitti a Firenze, fondatore dell’associazione Konzert Opera Florence, del Florence Baroque Festival e docente.
Un organista fa una vita contemporanea o si estranea?
Io nasco pianista. Diplomato al Conservatorio, poi mi sono specializzato in musica antica. Il compito dell’organista è da secoli quella di presenziare alle liturgie e Santa Felicita significa cultura, tradizione – Giulio e Francesca Caccini aleggiano – quindi è la ricchezza dell’antico, ma la mia idea di riportare in vita la musica del Seicento è per l’oggi.
Con l’associazione Konzert Opera Florence (detta K.o.f. presidente Giacomo Benedetti, vicepresidente Andrea Benucci n.d.r.), che ho creato ormai dodici anni fa, volevo rinnovare luoghi dove c'era stata tanta musica. Proprio tanta. Certo, un po' di nicchia.
Anche allora?
Questa musica si ascoltava nelle corti.
E nelle chiese.
È vero nelle chiese, ma, in un certo senso, anche se l’ascoltava anche il popolo, rimaneva un po’ elitaria. Insomma: si parla di cose particolari. La questione è sfaccettata.
È una musica che porta valori molto profondi.
La vera retorica barocca era quella di catturare le persone attraverso gli affetti. Quindi grandi dolcezze, grandi contrasti e questo mi ha sempre affascinato perché credo che anche nella vita sia così. Io, Giacomo, sono bianco, sono nero, posso essere iroso poi dolcissimo. Il Barocco mi rispecchia, poi i testi sono bellissimi, solo se uno pensa ai madrigali. Parliamo di Seicento, infatti, ma anche di Cinquecento. Armonicamente, è musica pazzesca, incredibile.
E così sono andato avanti partendo da niente.
E questo sarebbe niente?
Intendevo per fondare l’associazione (sorride n.d.r.). Ho cominciato senza conoscere nessuno, con concerti miei o aiutato da colleghi docenti, e siamo arrivati a un festival che ora ha il sostegno del Ministero e presenta varie occasioni di collaborazione con il Comune di Firenze.
Abbiamo la fortuna di avere in Santa Felicita un organo del 1572. Bellissimo, era collocato originariamente in un'altra chiesa però è rimasto intatto, perciò noi lo sentiamo come lo sentivano nel 1500. Si capiscono tutta la poetica e la musicalità di allora.
C’è poi un altro organo in Santa Felicita: costruito nel 1582 e sistemato nell’800, poi nel ‘900. Sembra ci sia passato anche Girolamo Frescobaldi.
Due strumenti eccezionali che è un onore e un piacere suonare.
Ovviamente, o non ovviamente per chi leggerà (sorride di nuovo n.d.r.), la mia formazione dall’organo si è ampliata fino al clavicembalo e da quest’anno insegno clavicembalo al Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo. Che città meravigliosa e così barocca. Veramente il top, direi.
Il clavicembalo ti fa andare in altri momenti musicali, per esempio nel Sei-Settecento, quando la Francia era importantissima. Ti porta a Frescobaldi. Insomma, completa un po’ il panorama barocco.
A che edizione del Florence Baroque Festival siete arrivati?
All'undicesima. È davvero cresciuto: quando uno si impegna a fare le cose belle, poi se ne parla. Cerchiamo di dare agli artisti quello che è giusto ma, devo dire la verità, il mio ritorno economico è veramente minimo. Però a me interessa la proposta culturale, perché penso che, in questo momento sociale, nel quale il fattore commerciale è predominante, sia l’aspetto primario.
Quello che fa cassa è sempre più diffuso, vedi, Le quattro stagioni e I tre tenori che, pur essendo prodotti commerciali, mostrano comunque a tutti un’idea di passato: ed è giusto essere divulgativi, però il mio obiettivo è quello di far vedere in modo più approfondito l'estetica, la bellezza e il pensiero della musica barocca. Chiamo i migliori interpreti, non necessariamente i più famosi. Ci sono personaggi bravissimi e poco conosciuti che, quando li senti, rimani esterrefatto.
In sintesi: il mio discorso qual è stato? Creare una proposta culturale come fa L’Homme Armé (ensemble fondato a Firenze, nel 1982, da Renato Baldassini e Fabio Lombardo, attuali presidente e direttore artistico n.d.r.)
Fate dei concerti insieme.
Sì, anche in Santa Felicita. A Fabio Lombardo ho sempre detto: “Sei hai bisogno, io ci sono”. Sono bravissimi. Io li ammiro. Da oltre 40 anni vanno avanti senza cedere ed è importante perché a Firenze, parliamoci chiaro, la tradizione è questa e va perpetuata: la nascita della polifonia, la nascita del melodramma. Anche il Barocco, se andiamo a vedere: a Firenze hanno suonato Scarlatti e Händel, c’è stato Mozart e tutti. Tutti. Semplicemente si tratta di porgere di nuovo qualcosa che è immenso.
Oltre al fattore culturale, trovo importante il discorso professionale perché dai opportunità ai giovani di lavorare. Noi abbiamo una collaborazione col Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. I concerti degli studenti non sono mica pagati, invece noi li paghiamo. Non tanto, ma è un inizio, un’introduzione in un mondo, un dire: “Ora sai come funziona”. Ci sono docenti molto importanti al Cherubini, con i quali collaboriamo: Roberta Invernizzi, Paolo Cantamessa, Martino Noferi, fra gli altri. E questi luoghi favolosi dove tenere i concerti, uno più straordinario dell'altro.
Qual è l’aspetto che curi di più insegnando?
A parte risolvere il fattore tecnico, ritmico? Io spiego che non esiste una bella esecuzione se non hai creato dei colori e un affetto. Tu devi capire l'essenza della musica, cogliere l’idea e poi trasferirla.
Perché, alla fine, a chi va a sentire un concerto della tecnica non importa nulla. Forse a quattro o cinque che vanno lì solo per commentare e che, a volte, sono pesantissimi.
Sono gli affetti che devono uscire! Anche nella scelta dei gruppi da invitare io voglio capire: se non escono gli affetti che importa siano bravissimi? Qualche volta, non voglio fare nomi, mi è capitato di suonare con qualcuno di famoso, giudicato il massimo, e certo si sente il valore, ma l’indomani non dico che me ne sono scordato, ma è passato inosservato.
Vuoi essere rapito?
Sempre. Professionalità, ricerca e rapimento. Vale anche per i repertori. Il 3 maggio, per esempio, con l’ensemble Baroque Lumina, abbiamo celebrato il 235° anniversario della Costituzione della Polonia, in collaborazione con il Consolato italo-polacco. Mi è stato chiesto e allora ho ricercato e scoperto musica strepitosa, di grande ispirazione, che nessuno conosce. Sfido anche quei cinque appassionati dei quali dicevamo prima (ride n.d.r.).
Attraverso compositori come Jarzębski, Szarzyński e Mielczewski, si alternano brani strumentali e mottetti sacri, tra slancio espressivo e rigore contrappuntistico. Le opere, tratte da raccolte e manoscritti dell’epoca, testimoniano l’incontro tra influenze italiane e sensibilità polacche.
È un concerto che vorrò riproporre perché anche questo è far capire che tanti paesi meno predominanti hanno fatto tanto e che questo prodotto va restituito.
Sei fiorentino?
Nato a Firenze, vissuto a Firenze.
Fiorentino, ma universale, è stato Alfonso Fedi, uno dei maestri di clavicembalo dai quali sono stato influenzato. Maestro anche d’empatia. Per l'organo, ho avuto molti maestri e mi sento vicino a tutti, però quello che in me ha lasciato il segno è un organista di Amsterdam, l’italiano Matteo Imbruno, che è un musicista eccezionale. Due al mondo suonano come Imbruno e uno dei due… è lui. Lo ascolti e ti chiedi: "Ma è un è un organo o un'orchestra?" Gira tutto il mondo e, giuro, crea meraviglia.
E l'altro chi è?
È sempre di Amsterdam, si chiama Bernard Winsemius, e ora è andato in pensione. Sorprendente, suscita stupore. Certo Tom Koopman…
Hai studiato anche composizione?
Un po' di composizione, sì. Studiare le forme è importantissimo. E direzione d’orchestra. Quando c’è un gruppo da dirigere devi sapere l’abc, no? Qualche volta vedi la gente che arriva così…
Ti interessa la direzione?
Molto. È un percorso difficile perché ti relazioni con una cinquantina di persone che chiedono che cosa vuoi. Devi avere le idee chiarissime. Presenza. Autorevolezza. Gestualità. Tanto studio per capire e avere la tranquillità comunicare l’idea agli altri. È una lotta con te stesso, soprattutto se sei timido. Però superato lo scalino, ti lanci.
Ci vuole spiritualità per suonare l'organo in chiesa?
Allora, non lo so più. Da oltre 20 anni suono nelle chiese e sono di formazione cattolica. Poi mi sono allontanato per vari motivi: non voglio dirli ora. Sicuramente la musica è già spiritualità. È cercare la perfezione e il legame che abbiamo con l'umanità, con la natura. È l’essere protesi verso l'alto. Ci sono altre modalità per arrivarci, in alto, oltre a quelle indicate dalle religioni.
Lo studio delle religioni è, comunque, importante perché ti fa vedere altri punti di vista.
Ti ci sei dedicato?
L'ho un po' fatto. Sono contento: noto di più certe cose.
Progetti autunnali?
Sì, con il Centro di produzione musicale della Toscana ci siamo uniti per una piccola rassegna di concerti barocchi che prosegue fino a ottobre. È sempre il Festival barocco, però autunnale.















