Roberto Bolle è Caravaggio nell’omonimo balletto in due atti, firmato dal coreografo romano Mauro Bigonzetti al Teatro Massimo di Palermo. Dopo più di vent’anni (la sua ultima presenza a Palermo nel 2004 con Romeo e Giulietta), l’étoile del Teatro alla Scala, sul palco del tempio lirico palermitano, «materializza» il pittore più oscuro e controverso della storia dell’arte.
Sulle musiche di Claudio Monteverdi (L’Orfeo, Il Combattimento di Tancredi e Clorinda, L’Incoronazione di Poppea e il Settimo libro dei madrigali), riorchestrate da Bruno Moretti, eseguite dall’Orchestra del Teatro Massimo guidata dalla direttrice franco-italiana, Charlotte Politi, i movimenti scultorei di Roberto Bolle dialogano con figure simboliche come la Luce (interpretata da Maria Khoreva), il Buio (Sanaa Athmani) e la bellezza (Martina Pasinotti).
Lo spettacolo ripercorre le tappe principali della vita artistica e personale di Michelangelo Merisi, esplorando il dualismo tra luce e buio, tra arte e dannazione, traducendo in danza il genio e l'inquietudine del maestro. Siamo nella Roma del Cinquecento, il giovane Michelangelo Merisi, noto come Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) aggirandosi tra i vicoli della città eterna, scruta e studia la variegata umanità: gentiluomini, zingare, soldati, pellegrini. È su questi volti e corpi che Caravaggio posa il suo sguardo, li analizza e li raffigura sulle tele dando vita a una rivoluzione artistica senza precedenti. Nel 2008 Mauro Bigonzetti crea un'opera che schiva gli stereotipi dell'artista maledetto, concentrandosi invece sulla fisicità e sulla sostanza vivente dei corpi. La danza diventa scultorea giocando tra sensualità e genialità con i concetti allegorici di Luce e Buio.
Bolle (star internazionale della danza italiana) domina il palco e si allontana dal puro divismo; si distingue per pathos e intensità espressiva, donando al pittore un'energia fisica e carnale. I movimenti plasmabili e aggraziati rievocano magistralmente la classicità e le ombre dei dipinti di Caravaggio. I tormenti interiori si legano all’espressione artistica per sviluppare assoli, duetti, terzetti e quartetti intervallati da movimenti corali, grazie a un ensemble che unisce la danza con le atmosfere pittoriche dell’artista mettendo in scena i forti contrasti tipici dei suoi quadri e la complessità della sua vita.
Il balletto, diviso in due atti, si compone di una prima parte relativa all’incontro di Caravaggio con Roma; una seconda in cui (caratterizzata dalla presenza di una cornice dorata, che crea un secondo piano sullo sfondo), l’ispirazione artistica e la realizzazione dell’opera diventano un gioco di luci e riflessi che si duplicano e scompaiono per offuscamento. Bigonzetti lavora sulla contrapposizione tra la dinamica della coreografia e l’immobilità della posa, enfatizzata dalle luci di Cerri.
I duetti regalano allo spettatore un'atmosfera immersiva e senza tempo: si diversificano nella struttura, negli intrecci e nelle vibrazioni emotive. Seducente la limpidezza stilistica di Maria Khoreva (solista del Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, classe 2000, inserita dal New York Times tra le otto personalità più influenti della danza mondiale) sia nei suoi momenti più solistici che nella partnership ineccepibile con Bolle. Sensuale il duo maschile tra Bolle e Casà, vivida la disinvoltura delle numerose declinazioni coreografiche tra assoli, terzetti e quartetti.
Le scenografie e le luci di Carlo Cerri connotano lo spazio scenico, in cui la coreografia evidenzia le vibrazioni e le tensioni dei corpi che sono state ispirate a Bigonzetti da diversi dipinti del maestro Michelangelo Merisi. I costumi portano la firma di Kristopher Millar, in un allestimento della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, per questa immersione passionale e carnale nell’Io di Caravaggio, reso con abile maestria da Roberto Bolle, lui stesso opera d’arte vivente che qui alterna volutamente i contrasti chiaroscurali, in un’altalena continua tra Buio e Luce, tra l’oscurità del pittore e la sua sfolgorante personalità di interprete.
Il balletto, che celebra la potenza visiva e il dramma interiore di uno dei pittori più rivoluzionari della storia dell'arte, debutta nel 2008 in Germania allo Staatsballett Berlin diretto in quegli anni da Vladimir Malakhov, e arriva in Italia nel 2025 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e successivamente al TAM Teatro Arcimboldi di Milano.
Le repliche di chiusura di Caravaggio al Teatro Massimo di Palermo (25 e 26 giugno) sono state assegnate ai grandi talenti del Corpo di ballo della Fondazione, guidati dal Direttore Jean-Sébastien Colau, accrescendo il percorso artistico intrapreso dall'ensemble palermitano.
Il ruolo di Caravaggio è stato interpretato dal palermitano Alessandro Casà, che dopo essersi diplomato a Roma con il massimo dei voti e, aver lavorato nella compagnia di Eleonora Abbagnato, ritorna nel 2019 a lavorare a Palermo, dove ricopre il ruolo di ballerino solista e primo ballerino. Il ruolo di Luce, invece, è stato affidato a Martina Pasinotti. Formatasi tra il Teatro dell’Opera di Roma e l'Accademia della Scala, la ballerina ha calcato palcoscenici internazionali e nazionali, dall'Opéra de Nice al San Carlo di Napoli e all'Arena di Verona. Dal 2019 è nel corpo di ballo del Teatro Massimo, dove copre un ruolo primario da protagonista e solista.















