Se ascoltare una composizione musicale significasse anche vedere rappresentata l’immaginazione del suo autore su partitura, la sinestesia si potrebbe compiere come una magia. Ma se questa partitura non avesse solo il piglio artistico e il sogno ad occhi aperti di Kandinsky, ma ci restituisse nella sua complessità i processi creativi del musicista, allora potremmo, forse, affermare di vivere un’esperienza totalizzante. Sarebbe come entrare nella mente di un genio e vederne i meccanismi cognitivi, le associazioni mentali, il vissuto tradotto in segno.

Questo accade se ci si approccia alla straordinaria e misteriosa opera di Daniele Lombardi, fiorentino nato nel 1946 e scomparso nel 2018, dopo avere lasciato alle sue spalle innumerevoli composizioni, futuristiche, ascrivibili al milieu intellettuale della Musica d’Arte di cui facevano parte Sylvano Bussotti, Pietro Grossi e Sergio Maltagliati.

Ecco perché circoscrivere la figura di Daniele Lombardi appare a tutti gli effetti un’immersione totale in una delle esperienze più radicali e affascinanti dell'avanguardia interdisciplinare italiana. Pianista di eccezionale virtuosismo, compositore e artista visivo, Lombardi non ha semplicemente "accompagnato" la musica alla pittura o alle arti visive: ha azzerato il confine tra il gesto che traccia un segno su carta e il gesto che produce un suono sulla tastiera.

Musicista ma anche pittore, Lombardi è riuscito a coniugare due formazioni apparentemente lontane ma in realtà di estrema complementarietà ispirativa. Pianista dalle indiscusse capacità tecniche, Lombardi ha reso vivide sulla tastiera le partiture del Futurismo musicale di Luigi Russolo e George Antheil; tuttavia, vale la pena esplorare lo sperimentalismo pianistico del compositore fiorentino, il suo utilizzo dello strumento come spazio di risonanza fisica, timbrica e spaziale.

Una ricerca che si respira vivida e prepotente nelle sue celebri Sinfonie per 21 pianoforti, una testimonianza sonora di come il pianoforte, strumento principe della musica classica, possa diventare “oggetto sonoro” contemporaneo e perdere la sua dimensione individuale per diventare un’autentica architettura sonora, una sorta di organo timbrico tridimensionale.

Del resto, Lombardi ha teorizzato le sue ricerche con importanti saggi, uno dei quali riguarda proprio il suo lavoro sulla musica futurista italiana e russa, riflessioni che ha racchiuso in una raccolta di scritti dal titolo Il suono veloce – Futurismo & Futurismi in musica del 1996. Ma se le sue composizioni affascinano perché trasmettono la visione di mondi incantati, di suggestioni appena accennate, di baluginii di fate morgane all’orizzonte, è anche perché permettono di poter vedere questi mondi rappresentati su carta.

La sua esperienza nella grafia musicale contemporanea e nella prassi esecutiva racchiudono, a loro volta, mondi lontani che Lombardi ci fa intravedere nel suono dei suoi pianoforti “cattedrale” o nelle opere per flauto in Miz Maze o ne Il Soffio o ancora in The Gardener’s Labyrinth con quel flauto iperbasso che ci stravolge, che impedisce quasi di comprendere se ci troviamo in una quarta dimensione o in un mondo parallelo di cui solo il compositore ha le chiavi. In questo brano, inserito insieme a Miz Maze nel suo corpus dedicato ai labirinti, Lombardi esplora il respiro, la pressione dell’aria e la risonanza corporea.

C’è da dire che il flauto iperbasso è uno strumento piuttosto raro da vedere impiegato in organici orchestrali e tantomeno in modalità solistiche. Cominciamo col dire che ha un canneggio lungo 15 metri (in tubo di PVC e metallo) e un'estensione che scende nel registro sub-contrabbasso. La sua nota più grave è un DO(-1) (C0), situato a circa 16 Hz. Poiché la soglia dell'udito umano comincia attorno ai 20 Hz, le frequenze più basse emesse dallo strumento non vengono percepite come note intonate nel senso tradizionale, ma come impulsi ritmici, vibrazioni infrasoniche e percezione tattile della materia d'aria.

Tornando alla composizione di Lombardi, c’è da dire che grazie al flauto iperbasso, l’autore ha potuto creare un’atmosfera quasi cinematica; nel Labirinto, si percepisce come venga sfruttata la quantità enorme d’aria richiesta per mettere in vibrazione lo strumento, si assapora come il suono si muova tra soffio puro, quindi un rumore rosa con whistle tones e i suoni percussivi delle chiavi e le risonanze sub-gravi del flauto.

In The Gardener’s’ Labyrinth, in virtù della maestria dell’esecutore, il musicista Roberto Fabbriciani, abbiamo la possibilità di ascoltare un’esecuzione perfetta della partitura che lavora su micro-intervalli e su overtones. Fabbriciani, infatti, modificando la pressione del fiato e l’imboccatura, genera degli autentici “labirinti” parziali armonici che aleggiano sopra il fondamentale grave. Anche la struttura temporale del brano risulta dilatata e flessibile, un accorgimento sostanziale che consente all’esecutore di gestire l’emissione fisica dell’aria e la risposta acustica dell’ambiente. Il risultato è di un flauto iperbasso che diventa una cassa di risonanza quasi architettonica.

Daniele Lombardi, come si diceva all’inizio, ha sempre concepito la musica come spazio di rappresentazione grafica e pittorica. Il segno e il gesto collegato al suono rappresentano per il compositore un unico luogo della creazione. Un’idea di percezione molteplice, di armonia stratificata, di suono in movimento come una campitura astratta, un’associazione mentale e cognitiva che prescinde dai compartimenti stagni ma dissemina in ogni campo.

Dal 1969, Lombardi inizia a realizzare disegni, dipinti, opere grafiche digitali e audiovisive, risultato della conversione in immagini di un pensiero musicale. Nascono le Notazioni di fatti sonori che l'esecutore ricrea nella propria immaginazione, una sintesi che definisce il percorso dell’autore nella ricerca sul suono-segno. Guardare le sue partiture è un viaggio nella mente di Lombardi, nella sua ispirazione, ma anche nella sua prassi di scrittura, rigorosa seppur libera nella sua manifestazione visuale. Poetico e suggestivo il suo lavoro dedicato a Pasolini La luce, melologo su testi di Pier Paolo Pasolini, in cui appaiono, come sfondi sonori, i rumori di ambienti registrati da alcuni film del regista e poeta degli Scritti corsari.

Affascinato nell’ultimo periodo anche dalla realtà virtuale, Lombardi è convinto assertore che l'espressione visiva sia un tutt’uno con quella sonora, sono esplorazioni interiori, astratte, consunstanziali alla poetica di artisti che ammira, poeti, scrittori le cui parole diventano il suono della sua ricerca sperimentale e indefessa. Da citare per l’incredibile capacità di immersione nel suono le sue “Mitologie”, quattro brani per pianoforte eseguiti mentre un microfono manda il segnale a uno schermo a cristalli liquidi che modifica lo spettro cromatico su uno schermo, in tempo reale (Hans Jodl, Università di Kaiserslautern).

E naturalmente Atalanta Fugiens (Rimini, Rocca Malatestiana, Milano, Castello Sforzesco, 1990), un lavoro per 50 fonti sonore, 50 sculture e 50 brevi testi che rileggono l'omonimo libro d'alchimia di Michael Maier (1617), che è stato un medico, alchimista nonché musicista tedesco di formazione paracelsiana e consigliere dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo. Daniele Lombardi è stato anche docente di pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.