Questo album ha avuto un lungo percorso e la scrittura dei brani ha avuto inizio nel 2019, poche settimane dopo la pubblicazione del nostro primo album “Stay Here My Friends”. Il disco era nato come il racconto del passato e come la presa d’atto di vivere in una società che ha tradito valori, per noi fondamentali, per i quali in tanti hanno combattuto. In questi ultimi anni invece questo passato si è attualizzato in modo drammatico, come probabilmente non era nemmeno prevedibile. Siamo angosciati, delusi, arrabbiati e lo scenario mondiale che si è sviluppato ci riporta in modo violento, purtroppo e dolorosamente, alle storie che abbiamo raccontato in questo disco. In questi ultimi anni le nuovissime generazioni stanno subendo una violenza rara, fuori dal comune e, come logica conseguenza, sono giovani che hanno voglia di lottare di nuovo per i loro ideali. Una nota che, nella disperazione del momento, infonde molta speranza.
Angoscia, delusione, rabbia, ma anche speranza. Non sono temi così frequenti nelle opere progressive, ma i Wish sin dal loro disco d'esordio hanno mostrato una marcia in più: hanno spostato l'asse del prog-rock su temi tanto intimi quanto universali, immaginando una propria personale interpretazione del genere in chiave matura e concreta. A distanza di sette anni da Stay Here My Friends il quartetto torna con un album sofferente, umano, incentrato sui lati oscuri e sui conflitti della contemporaneità: si intitola The Endless Winter.
L'inverno senza fine al quale fa riferimento il titolo è chiaro: la band parla di guerra. La guerra come un interminabile inverno, grigio, tetro, spogliato di ogni bellezza. Niente risate nella neve, niente calore domestico, niente regali o feste: un gelo amaro che annienta la civiltà e ogni sogno per il futuro. E aggiungono i Wish:
Abbiamo percorso le trincee e letto le lettere dei dispersi. Abbiamo camminato sui loro sentieri, siamo stati in Normandia sui luoghi dello sbarco, abbiamo ascoltato racconti e tutto ciò ha alimentato il nostro desiderio di raccontare queste vite. Abbiamo capito che in guerra sei solo un corpo che si nasconde e corre per sopravvivere. L’anima è un lusso che non puoi permetterti. Dedichiamo questo disco alle vittime: ai soldati costretti a combattere, alle famiglie che li hanno persi e a tutti coloro che hanno dato tutto per la libertà. Questo album racconta le storie di chi ha assistito in prima persona all'orrore. I nostri occhi sono pieni di rabbia per gli ideali che abbiamo tradito; i loro sono pieni di sgomento, grazia e un'ombra indelebile. Questo disco è per loro.
Otto brani – tra cui le mini-suite Comandante Nino e The Four Rooms – all'insegna di un progressive rock moderno, asciugato da tanti orpelli retorici, rafforzato e nobilitato dal profondo senso di umanità e speranza che il quartetto ha voluto esprimere. Attraversando un arco sonoro e tematico che va dal Roger Waters più corrosivo alle visioni contemporanee di Steven Wilson, dal pathos di Peter Gabriel al lirismo di Peter Hammill, i Wish ancora una volta partono da un nucleo tematico che sviluppano attraverso un disco concettuale: non più una sequenza di canzoni svincolate l'una dall'altra ma un racconto sonoro che accompagna l'ascoltatore nel percorso legato alla guerra, ai drammi e alla disumanità, alle lontane ma visibili luci della speranza.
Se il prog del primo disco veicolava il messaggio dell'amicizia, quello di The Endless Winter è l'occasione per dimostrare che il genere – soprattutto quello più eclettico dei Wish, ascoltatori anche della canzone d'autore, dell'art-rock contemporaneo, delle nuove sonorità di questi tempi – vive se alimentato da temi stringenti, che accomunano tutti noi.
Attraverso alcune storie, umane e profonde, raccontiamo il nostro tempo, le emozioni, i sentimenti che ci guidano. Il progressive, per noi, non è solo uno stile musicale, ovviamente quello che preferiamo, ma proprio il mezzo artistico che meglio esprime la nostra idea di racconto: ci piace creare un percorso narrativo, che è musicale ma non solo. Crediamo molto in una forma di scrittura che parli di valori profondi non in modo retorico, ma attraverso la narrazione di vicende umane.
I Wish sono nati nel 1992 e l'idea di un concept-album li accompagna sin dall'inizio. La formazione si stabilizza nel 1997, il quartetto si avvicina sempre di più al progressive e dopo aver fondato il proprio studio di registrazione BbBox ed essersi assestato nell'organico, pubblica Stay Here My Friends nel 2019. L'album d'esordio sarà apprezzato dal pubblico e dalla critica di tutto il mondo, creando le premesse per il secondo Lp The Endless Winter.
The Endless Winter
- Pointe du Hoc;
- Comandante Nino: I. Endless winter II. Never again III. Far from home IV. We are all died;
- Collapsing;
- The Four Rooms: I. The cellar II. A thin light III. Battlefield IV. Healing/Resignation;
- I Watch You From Afar;
- This Land;
- On The Trail;
- This Life.
Piergiorgio Franceschelli: lead and backing vocals;
Massimo Mercurio: drums;
Salvatore Patti: keyboards, backing vocals;
Giorgio Simonetti: guitars, bass, lead, backing vocals.
Featuring:
Graziano Brufani: bass, fretless bass on 2, 3, 4, 5;
Susanna Felicetti: flute on 1, 2, 7, 8;
Umberto Ugoberti: accordion on 2;
Wish
Il nucleo dei Wish nasce da un fortunato incontro nel settembre del 1992. Sebbene la formazione iniziale non sia completa, poiché mancherà un bassista stabile per alcuni anni, il gruppo si concentra sull'idea di un concept album, scrivendo brani originali in inglese. Lo stile è un po' ibrido, difficile da classificare, ma più vicino ai canoni del rock classico.
Dal 1997 la formazione inizia a prendere forma: Mauro Biondo alla batteria, Piergiorgio Franceschelli alla voce, Salvatore Patti alle tastiere, Fabio Romagnoli al basso e Giorgio Simonetti alla chitarra. Il gruppo si orienta sempre più verso il prog, con la composizione di nuovi brani influenzati dalle atmosfere anni '70, ma con uno stile chiaramente riconoscibile e originale, sulla scia del rock progressivo moderno.
Gli anni passano, la famiglia richiede spazio, il lavoro assorbe tempo, così i ritmi rallentano e i progetti per la realizzazione di album non si concretizzano. Per motivi personali, Mauro è costretto a lasciare il gruppo in questo periodo e viene sostituito da Massimo Mercurio. Nel 2011 I Wish creano il loro studio di registrazione, che per una particolare risonanza chiamano BbBox. Iniziano così a registrare quasi tutti i brani del repertorio, ma Fabio lascia improvvisamente; dopo un'iniziale confusione, decidono che è tempo di iniziare a lavorare a un album e, nel settembre 2019, il sogno si avvera: esce Stay Here My Friends. Il lavoro parte da un concetto essenziale: l'amicizia come vero e proprio baluardo per resistere agli urti della vita quotidiana.
L'album viene accolto con grande favore da pubblico e critica e, poco dopo la sua uscita, inizia il pensiero di un altro album. Così, dopo un lungo percorso, finalmente arriva il momento…
The Endless Winter: a colloquio con i Wish
Sono passati sette anni dal vostro album d’esordio, come vi ritroviamo dopo un periodo così lungo?
Questo album ha avuto un lungo percorso e la scrittura dei brani ha avuto inizio nel 2019, poche settimane dopo la pubblicazione del nostro primo album Stay here my friends. Il disco era nato come il racconto del passato e come la presa d’atto di vivere in una società che ha tradito valori, per noi fondamentali, per i quali in tanti hanno combattuto. In questi ultimi anni invece questo passato si è attualizzato in modo drammatico, come probabilmente non era nemmeno prevedibile. Siamo angosciati, delusi, arrabbiati e lo scenario mondiale che si è sviluppato ci riporta in modo violento, purtroppo e dolorosamente, alle storie che abbiamo raccontato in questo disco. In questi ultimi anni le nuovissime generazioni stanno subendo una violenza rara, fuori dal comune e come logica conseguenza sono giovani che hanno voglia di lottare di nuovo per i loro ideali. Una nota che, nella disperazione del momento, infonde molta speranza.
I Wish sono nati nel 1992 con l'idea del progressive da esprimere attraverso i concept: perché la scelta di dischi che raccontano delle storie?
Perché attraverso alcune storie, umane e profonde, raccontiamo il nostro tempo, le emozioni, i sentimenti che ci guidano. Il progressive, per noi, non è solo uno stile musicale, ovviamente quello che preferiamo, ma proprio il mezzo artistico che meglio esprime la nostra idea di racconto: ci piace creare un percorso narrativo, che è musicale ma non solo. Crediamo molto in una forma di scrittura che parli di valori profondi non in modo retorico, ma attraverso la narrazione di vicende umane.
Il vostro debutto era incentrato sul tema dell'amicizia, il nuovo è dedicato alle vittime delle guerre, tema quanto mai attuale e stringente. Qual è il punto di partenza tematico di The Endless Winter?
L’idea nasce da nostre esperienze dirette, dalla nostra cultura e dall’interesse che ciascuno di noi ha sempre avuto rispetto alle vite delle persone. Nella dedica all’interno del disco, scriviamo proprio che abbiamo camminato sui loro sentieri, che siamo stati in Normandia sui luoghi dello sbarco, abbiamo percorso le loro trincee, letto lettere e diari, ascoltato racconti e tutto questo ha alimentato il nostro desiderio di raccontare queste vite. I sentimenti e le emozioni delle persone che vivono esperienze di guerra sono stati quindi per noi la fonte e la motivazione principale per questo lavoro, raccontandole da diversi punti di vista, senza pregiudizi, ma sempre cercando di raccontare l’orrore, la devastazione, prima di tutto umana, che genera la guerra.
Il disco parla di loro e di quanto coloro che sono venuti dopo abbiano vanificato questa lotta, sacrificando gli ideali al puro individualismo e accompagnandoci quindi in un mondo dove la forza significa potenza senza legge e non invece determinazione e perseveranza nel custodire i valori umani propri e della propria società.
I concept e il prog spesso sono colmi di retorica, voi invece avete un approccio maturo, riflessivo: mi viene da pensare che il segreto per la sopravvivenza del genere potrebbe essere proprio questo... o no?
Siamo d’accordo e forse questo deriva anche dal fatto che ciascuno di noi ama diversi generi, non solo il progressive. Amiamo poi il cinema, la letteratura, le arti visive e pittoriche, e questo probabilmente è un altro fattore che influenza la nostra modalità di comporre musica e testi; ovvero noi scriviamo avendo in mente un messaggio, un obiettivo narrativo. Nel prog è avvenuto a volte che i contenuti, non solo quelli testuali, ma anche musicali, fossero eccessivi, ridondanti e, per questo, anche freddi. La nostra ambizione invece è quella di riempire di contenuti i nostri lavori, perché la musica deve generare emozione, ricordi, esperienza.
Tra il 2019 e il 2026 il mondo della musica è cambiato, un dato preoccupante è il calo dell'attenzione nell'ascolto di un disco. Questi cambiamenti epocali condizionano il vostro fare musica?
In altri ambiti artistici questa evidenza in realtà non solo non è così marcata, ma anzi recentemente si sta assistendo ad un fenomeno inverso: basti pensare alla cinematografia più recente, con film dalla durata piuttosto significativa, o alle serie TV che, di fatto, estendono l’esperienza del pubblico. Per quanto riguarda la musica, sicuramente è vero che sia in atto una modalità di ascolto basata sulle playlist, quindi di rapido consumo, ma è anche vero che gli acquisti dei vinili sono comunque nell’ordine delle decine di milioni. Per noi la realizzazione di un’opera presuppone un ascolto integrale, con la giusta sequenza, col tempo necessario. Noi curiamo meticolosamente la musica, i testi, l’artwork, le fotografie, proprio perché vogliamo che il disco sia un’opera completa, in cui ti puoi immergere estraniandoti dal mondo per un po’.
Con The Endless Winter avete definito la vostra proposta. Ai tempi del debutto avevate rivelato i vostri gusti, dai classici Pink Floyd e Genesis alla canzone d'autore: nella realizzazione del nuovo c'è qualche ascolto, qualche gruppo o artista – sia vecchio che nuovo – che ha fatto da bussola, o ha offerto stimoli nuovi?
Non abbiamo pensato nè avuto un preciso riferimento stilistico in questo lavoro; naturalmente, il nostro background rimane lo stesso, e potrai ritrovarci delle sonorità o un mood in linea con i lavori di Steven Wilson, ad esempio. Noi cerchiamo e pensiamo di comporre e di suonare i nostri brani con uno stile originale e questo album rappresenta sicuramente un’evoluzione nel nostro modo di creare musica e testi. Siamo ovviamente curiosi di conoscere le reazioni e le impressioni di chi lo ascolterà.
The Endless Winter: i testi
Comandante Nino
I. Endless Winter
The wind was able to kill us more than the guns
Endless winter was ripping flesh from bones
I do remember my cousin
not so far from meHe was wearing a different uniform
but we talked long out in the cold
while colonels slept in the troops’ barracks
he was asking about you, about my brothersIn the summer we played along the creek
at Christmas we ate around a campfire
That spring the girls were smiling
when they see us comingWe couldn’t know, we couldn’t guess
We couldn’t know, we couldn’t guess
We couldn’t know, we couldn’t guess
We couldn’t know, we couldn’t guess.
II. Never again
We all got down alive from there
soaked from rain and doused in mud
and then we took our houses back
but indeed, we all died
swearing “this will never happen again”.
III. Far from home
But now I am between two new peaks
the same wind tells the same story
Oh, my love
are you still sitting in that old armchair
or our house no longer exists?There’s not as much snow as thirty years ago
but I clutch the same rifle
and you’re always on my mind
you were a teen, I was not much older
Fellows are looking at me
frightened eyes, we must leave
Heading over to the dark
going down towards the windFellows are looking at me
frightened eyes, we must leave
Heading over to the dark
going down towards the wind.
IV. We are all died
Shall we come down alive?
Shall we eat around a fire?
Will our boys smile down to the girls?
We are all died
It happened again.
It happened here again.
Lyrics: G. Simonetti
Music: P. Franceschelli, S. Patti, G. Simonetti
The Four Rooms
I. The cellar
I’ve been called to action.
I have to serve my nation.
My country wants me
“Come on, it’s time to leave!”Cannot be, cannot believe
I’m sure this is a nightmare.
In the denial room I’m living
hidden beneath the rubbles
I found a small stairway
it gave access to a cellar.It gave access to a cellar
and in the cellar I felt safe
it gave access to a cellar
and in the cellar I found despair.
II. A thin light
When they dropped us
from the chopper
flames were all around.First thing I felt
a sour taste of burning flesh.
Do not know where it comes from,
do not know how up this goes.
This thin light’s a way
to get out from this tense and rage
where we are losing sense of self,
losing sense of who we are.How do you gauge
someone’s will to live?
What am I here for?
What am I here for?How do you gauge someone’s will to live?
What am I here for?
What am I here for?
Between two axes
just a thin light.
III. Battlefield
Stepping in, running fast
avoiding bullets all around.
We are set to strike first
rushing out in the mud.You have no time, man,
keep focus, keep focus.
My fellow is drunk
he talks way too much.
No doors besides me,
no shadows behind me.My place is no longer a place
my street’s a huge hole
there was a fountain here
where now pigs and cows rest.
Dust ash
burning flesh.
Dust smoke
reach out and choke.There’s no way behind,
there‘s no way ahead,
run as fast as you can.
I see a dawn
there must be a dawn somewhere
out there.
IV. Healing/Resignation
Nameless, shapeless
I’m riding a bike
on a fast lane.
Go and grab it,
aiming for perfection
this is the rule
what they claim for.There is only
Here/Now.
Had a combat training
just finding out a way to use it.
Don’t see a future.
Don’t recall my past.
Lyrics: P. Franceschelli
Music: P. Franceschelli, S. Patti, G. Simonetti
This Life
On the trail
of a column of soldiers climbing
trudging, alone, confused.
Some sing, the elderly walk silently
we all guess what’s ahead of us.My legs I’m struggling, backpack is heavy.
Bright is the air, mountains are still
shining of the last winter snow.
Behind us scented woodlands
meadows below are full of flowers.This life:
sometimes slow river flow,
sometimes whispers of running streams.
Anyway, we are living the story
some days are gone in the blink of an eye.
I wrote some letters to tell you why
I abandoned my dearest things,
turning my back to unclouded eyes that picked me.We are at the camp.
The night wraps us, fires lit up
we talk outside the barracks, some smoke.
News from the front are good
we are excited, we conquer the peaks
even if some say we are nuts.We are young. We are still alive.
We are longing for the future.
We’ll fight a different war
against your indifference,
this silent mass suicide.
There’s almost no snow on the mountains
but you pretend not to notice
You keep collecting weapons and cash.New words will be dropped because we have the right to live.
You won’t lead us to bloodbaths
as so many youngsters before us.
Before getting out of our life
will you realize we want to be happy too?
Lyrics: P. Franceschelli, G. Simonetti
Music: P. Franceschelli, S. Patti, G. Simonetti















