... piglierà il primo volo il grande uccello... empiendo i cieli di stupore... e gloria eterna al nido dove nacque."
(Leonardo da Vinci)
Nel 1968, un anno prima che la missione Apollo 11 portasse il primo uomo sulla Luna, uscì nelle sale cinematografiche 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick, tradotto in Italia con il titolo 2001: Odissea nello spazio, film di fantascienza molto complesso con molteplici piani di lettura a diverse profondità interpretative eppure magnifico e talmente ipnotico e spettacolare da colpire l’immaginario collettivo in maniera indelebile.
Ogni tempo ha i suoi profeti e un’epoca empia e profana come la nostra non poteva averne altri che gli autori di fantascienza e in tal senso, 2001 A Space Odyssey è un’opera altamente profetica.
Il film di Kubrick nacque insieme al romanzo di Arthur C. Clarke, frutto di una stretta collaborazione tra autore e regista, caso più unico che raro nella storia della cinematografia, e si rivelò subito un capolavoro e costituisce tuttora uno spartiacque nella storia del cinema.
La vicenda si apre in Africa equatoriale all'alba dell'uomo nel Pliocene superiore, circa tre milioni di anni fa. Uno sparuto gruppo di ominidi sull'orlo dell'estinzione sopravvive nei pressi dell'unica pozza d'acqua nel raggio di molte miglia.
Nudi, indifesi, alla mercé delle miriadi di fiere che popolavano la savana riarsa si contendono il diritto di abbeverarsi alla pozza con un’altra precaria tribù di ominidi stremati come loro.
Una mattina, svegliatosi dopo una notte inquieta a causa di strane luci e ancor più strani rumori, Guarda la Luna, il capo della tribù, scendendo al torrente per abbeverarsi rimane impietrito insieme al suo clan che lo seguiva da presso: su uno spiazzo, poco lontano dalla loro tana si erge una “Cosa”, liscia come un cristallo lucente e perfettamente sagomata, un parallelepipedo da cui emanano ritmici suoni pulsanti e all' interno del quale baluginano strane e invitanti immagini.
Lui e il suo gruppo, sguardo inebetito e mascelle aperte, rimangono come ipnotizzati fino a che lo spettacolo nel monolito non cessa improvvisamente lasciandolo muto e nero come l'abisso da cui proveniva. La scena si ripete per diverse giornate, poi, una notte, così come era comparso, il misterioso monolito sparisce.
Guarda la Luna non ci fa molto caso, d' altronde non può sapere che quella Cosa li aveva studiati, sondati, aveva attentamente calibrato le potenzialità della loro mente e, considerando interessante il tenue barlume di consapevolezza nascosto in quei cervelli primitivi, li aveva ritenuti degni di ricevere una piccola spinta evolutiva verso lo sviluppo di una intelligenza creativa, la cosa più preziosa che gli oscuri e onnipotenti pastori delle Stelle avevano trovato nell'Universo.
Dopo aver portato a termine la prima parte dell'esperimento, il monolito viene seppellito sulla Luna sotto il cratere di Tycho, paziente sentinella in attesa.
Intanto, dopo il contatto con il misterioso cristallo qualcosa scatta negli oscuri meandri della mente di Guarda la Luna che ora osserva con uno sguardo nuovo la mandibola di un teschio di tapiro che aveva visto innumerevoli volte, senza farci caso, lungo il sentiero che porta dalla caverna alla pozza.
Afferra il grosso osso armato di denti taglienti, comincia a brandirlo con sempre maggior sicurezza trasformandolo in un’arma e non tarda molto a cogliere i sanguinosi frutti della sua scoperta, affrancandosi per sempre dalla fame e dagli stenti e diventando finalmente padrone del proprio destino anziché vittima casuale del fato.
La nuova consapevolezza di un tale potere lo colma di euforia e durante una tracotante esibizione di violenza lancia in aria l’osso-clava che, grazie ad un celeberrimo salto di scena, forse il miglior taglio di montaggio "millenario" della storia del cinema, si trasforma in un’astronave orbitante con un carico di morte nucleare assopito al suo interno, segno che l'uomo, al di là delle apparenze, è cambiato ben poco negli ultimi tre milioni di anni.
Sulle magnifiche note di Sul bel Danubio blu, celeberrimo valzer di Johann Strauss entriamo, accompagnati da un etereo sogno spaziale, all' interno di una gigantesca stazione orbitante, una specie di colossale Stazione Spaziale Internazionale ante litteram, (altra profezia di Clarke) dove veniamo a sapere che, grazie a una clamorosa e certamente non casuale anomalia magnetica, è stato scoperto e disseppellito sulla Luna nel cratere di Tycho, un misterioso monolito di inequivocabile origine artificiale e i rilevamenti scientifici dicono senza ombra di dubbio che l' enigmatico manufatto è stato sepolto lì tre milioni di anni prima.
Gli americani, che lo hanno scoperto, decidono di tenere rigorosamente segreta la notizia consapevoli del tremendo shock culturale che comporterebbe mettere il mondo a conoscenza della prova tangibile dell'esistenza di un'evolutissima intelligenza extraterrestre.
Intanto il monolito, dopo essere stato riportato alla luce, saluta la sua prima alba con una potentissima emissione radio chiaramente indirizzata verso il pianeta Giove, poi si spegne definitivamente avendo svolto il compito per cui era stato concepito.
Già da qualche anno gli americani stavano preparando una missione scientifico-esplorativa con destinazione Giove e l'astronave Discovery era oramai pronta per il lungo viaggio quando venne scoperto il monolito che puntò la sua potentissima emissione radio proprio su Giove, stabilendo una nuova priorità riguardo gli obiettivi della missione.
Solo che, per ordine diretto del Presidente degli Stati Uniti, il nuovo scopo del viaggio verso il gigante del sistema solare doveva rimanere assolutamente segreto per cui si decide di tenerne all' oscuro i piloti, che dovevano solamente portare a destinazione la Discovery, informandone soltanto gli altri membri dell' equipaggio che poi sarebbero stati ibernati e ovviamente Hal, il supercomputer della serie HAL 9000, acronimo di Heuristic Algorithmic che sovrintendeva ogni cosa a bordo dell' astronave.
Questo nuovo ordine di segretezza e occultamento del vero scopo del viaggio impartito ad HAL dai vertici del controllo missione dopo la scoperta del monolito, confligge apertamente con il programma iniziale impartitogli dai suoi artefici, programma che gli imponeva invece la massima sincerità e collaborazione con i compagni umani, generando così, in un’entità altamente evoluta, senziente e concepita proprio perché sviluppasse una gamma di sentimenti per agevolare l' empatia con i membri umani dell' equipaggio, una sorta di psicosi paranoide.
Per uscire da una così grave impasse HAL, il cui ordine principale è quello di portare a termine comunque la missione anche da solo qualora i membri umani dell'equipaggio dovessero andar perduti, decide di risolvere il grave problema che mina il suo equilibrio compromettendo la sua efficienza, uccidendoli ed eliminando così la principale causa del suo turbamento; e sarebbe quasi riuscito nel suo intento se la determinata freddezza di David Bowman, uno dei due piloti e unico sopravvissuto dell' equipaggio, non fosse riuscito a "spegnerlo" con una proverbiale sequenza di lobotomia cibernetica a gravità zero.
HAL era infatti entrato in quello che i padri dell’informatica chiamano loop di Hofstadter-Moebius, un vicolo cieco motivazionale generato da ordini di programmazione contraddittori impartiti per errore in computer particolarmente avanzati dotati di programmi che consentono una ricerca autonoma degli scopi come gli odierni algoritmi dell’Intelligenza Artificiale generativa.
Ed è proprio qui,nell'intuire già sessanta anni fa quello che si configurerà come uno dei più gravi pericoli insiti nel conferire un immenso potere ad un algoritmo dotato di prestazioni mnemonico-cognitive incommensurabilmente superiori a quelle umane e di autonome facoltà generative e decisionali come la moderna AI, che Clarke e Kubrick esprimono quella straordinaria cifra profetica che li eleva al rango di geni assoluti.
Il viaggio della Discovery prosegue quindi senza Hal, con David Bowman solo al comando dell' astronave, come un semidio, già al di là della speranza e della disperazione e che finalmente incontra, immobile nel suo punto di librazione nell' orbita di Giove, il suo Monolito, identico a quello che aveva parlato a Guarda la Luna 3 milioni di anni prima su una Terra oramai lontanissima nello spazio e nel tempo e identico in tutto fuorché per le dimensioni perché quello che qui aspetta Bowman è immensamente più grande.
Parcheggiata la Discovery in un’orbita stazionaria vicina a quella di quel gigantesco mistero d’ebano, Bowman decide di andare incontro al suo destino e d'altronde, dopo aver percorso quasi un miliardo di chilometri, non poteva certo mancare quell’appuntamento. Armata la piccola capsula per attività extraveicolari si dirige verso il grande Monolito ed ecco che, nel momento stesso in cui si appresta a scendere sulla sua superficie per esaminarlo, questo si spalanca in un baratro: la Porta delle Stelle si apre e si richiude inghiottendolo.
Le parole che David Bowman pronuncia prima di scomparire per sempre rimarranno impresse indelebilmente nella memoria degli uomini in ascolto sulla Terra: "Mio Dio... È pieno di stelle!"
Dopo una lunga folle corsa attraverso dimensioni inimmaginabili di spazio e di tempo, guidato nel cuore pulsante della Galassia, ciò che era stato David Bowman cessa di esistere e rinasce transumanato in un’entità di pura radiazione: Dio, semidio, Superuomo o singolarità tecnologica, ben oltre la schiavitù della materia, onnipotente e amorale, innocente e letale come un Bambino delle Stelle e come tale ritorna nello spazio che gli uomini conoscono in vista della Terra.
Al potente tema musicale Also sprach Zarathustra di Richard Strauss, il “nuovo nato” guarda il pianeta Terra dove nacque in una tiepida culla di carne e di sangue e su cui, ora, incombe da immense distanze “forte e ardente come un sole che si affacci tra nere montagne”.
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante.
(Friedrich Nietzsche)















