Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif (Palermo, 1972), conduttore televisivo e radiofonico, regista, attore e scrittore, noto per il suo stile narrativo che mescola satira e impegno civile, capace di vedere i lati oscuri, assurdi, grotteschi della nostra contemporaneità.

Per il cinema inizia lavorando come assistente alla regia di Franco Zeffirelli in Un tè con Mussolini (1999) e di Marco Tullio Giordana ne I cento passi (2000). Nel 2013 debutta alla regia cinematografica dirigendo il film La mafia uccide solo d’estate, di cui è anche interprete, autore del soggetto e sceneggiatore. Con questo film, vince il David di Donatello come miglior regista esordiente e il David Giovani, il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente e miglior soggetto, aggiudicandosi inoltre l’European Film Awards per il Miglior film commedia. Nel 2018 pubblica il suo primo romanzo …che Dio perdona a tutti (Feltrinelli Editore).

A maggio 2021 Io posso. Due donne sole contro la mafia, scritto insieme al giornalista Marco Lillo (Feltrinelli Editore). A novembre 2022 torna in libreria con il suo secondo romanzo La disperata ricerca d’amore di un povero idiota (Feltrinelli Editore). Vi lasciamo all'intervista che il regista siciliano con la sua solita e spiccata autoironia, ci ha concesso in occasione dell’uscita il 2 aprile con PiperFilm del film … che Dio perdona a tutti, tratto dal suo omonimo romanzo.

Dopo successi come La mafia uccide solo d'estate, …che Dio perdona a tutti, segna una maturazione verso temi più esistenziali.

Probabilmente sì. Nel senso che 13 anni fa non mi sarebbe mai venuto in mente. Poi col passare del tempo, anche il fatto di avere 53 anni e di essere diventato padre, forse cominci a farti più domande su questo tema, quindi, possibilmente sì.

Il romanzo è uscito nel 2018; cosa l'ha spinta a trasformarlo in un film proprio adesso e com’è cambiato il messaggio in questi anni?

In realtà, quando ho scritto il libro (Feltrinelli) pensavo subito di farci un film, solo che nel frattempo ci sono stati altri progetti e quindi abbiamo perso tempo. Quando scrivo nella mia testa vedo film che un giorno girerò o forse no. In un periodo come questo penso che il cristianesimo sia ancora più necessario rispetto a quando ho scritto il libro, salta più agli occhi una storia che parla di altruismo.

Pensa che l'ironia sia l'unico modo per rendere accettabili al grande pubblico temi sociali e politici complessi?

Credo che sicuramente arrivi a più persone e si possa parlare con tanta gente. Magari non riesci a cambiare le cose, però c’è la soddisfazione di dire le cose in faccia prendendo in giro chi si merita e chi si è preso in giro.

Ci sono momenti di confronto quasi onirici con il Papa, come immagina questo dialogo tra uomo e autorità cattolica?

Con gesti molto semplici. Una semplicità che si avverte soprattutto quando il Papa parla dei suoi dubbi anche riguardo alla fede. Spesso si comporta come una persona qualunque e, per come sono fatto io, Papa Francesco si avvicina molto, rompe un po' lo schema dei papi inarrivabili. Questo atteggiamento ha irritato tanta gente, soprattutto quella cattolica, però ne ha anche avvicinato tante altre e ciò ci fa comprendere che alla fine siamo tutti figli di Dio, siamo tutti uguali davanti a Dio.

È sempre stato molto critico ma costruttivo. Qual è la cosa che la fa più infuriare dell'Italia attuale e quella che invece la fa ancora sperare?

Mi sembra incredibile che venga reiterata la scarsa politica, non penso che tutta la politica sia scadente, tuttavia l'immorale in Italia ha sempre un'opportunità, vedi Totò Cuffaro. In un paese «normale» Cuffaro sarebbe scomparso dalla politica, invece qui ci ha riprovato poiché c'è un contesto che glielo permette. E il fatto che abbia avuto una seconda possibilità è veramente scoraggiante.

Si sente più un regista che fa politica o un cittadino che usa il cinema per esprimere il proprio impegno civile?

La vita è politica. Ogni cosa che facciamo è un gesto politico, ogni scelta o direzione che prendiamo non è collegata a un partito, ma è in sé un atto politico. Anche chi fa beneficenza, chi fa volontariato non fa altro che sostituirsi a quello che dovrebbe fare lo Stato, e non è partitico ma politico. Dovrebbe essere così. Quindi capire dov'è il regista e dov’è il cittadino è un confine molto labile.

Come pensa sia cambiata la percezione della mafia a Palermo dai tempi della tua infanzia a oggi?

Penso sia migliorata. Un bambino oggi a Palermo ha una vita migliore rispetto a quando io ero piccolo. Il fatto che si facciano riprese cinematografiche a Palermo e non si parli di mafia come ad esempio in ... che Dio perdona a tutti, è un segnale importante. La città racconta anche altro. Ovviamente c'è tantissima strada da fare, però c’è un dato di fatto che le cose sono cambiate in meglio.

Progetti futuri?

Prima devo sopravvivere all'uscita di questo film. E poi, comunque, tornerò a fare televisione.