Cristiana Grandolfo inizia la sua carriera con promettenti auspici, a partire dagli ottimi risultati ottenuti presso il Liceo Artistico Statale Giuseppe De Nittis di Bari, concluso con successo e preludio all’entrata nell’Accademia di Belle Arti. Successivamente si diploma come stilista di moda.
Una passione dunque a tutto tondo che alla fine l’ha spinta verso l’indotto didattico per l’insegnamento di Disegno e Storia dell’Arte presso il Polo Liceale Galileo Galilei - Marie Curie di Monopoli.
Nel contempo non abbandona la volontà di mettersi in gioco attraverso una conoscenza continua del settore e decide di approfondire l'illustrazione editoriale e la grafica pubblicitaria, sperimentando soluzioni tali da renderle un’ottima fama in ambito locale.
Erano gli anni ‘80 del Novecento e iniziò ad essere molto richiesta come illustratrice, ambito nel quale fece convergere anche il suo grande talento pittorico, al punto da prestare opera di grafico fotogrammetrico presso la TECNARTE - società concessionaria del Ministero per i Beni e le attività Culturali e Ambientali - nell’ambito di un ampio progetto culturale, coordinato da Maria Stella Calò Mariani: Individuazione, Catalogazione, Interventi pilota per la valorizzazione di Beni Architettonici e Storico-Artistici della Puglia dal V al XX Secolo.
È a partire dagli anni ‘90 che si dedica alla pittura con dedizione assoluta, consapevole che avrebbe dovuto affrontare importanti sfide artistiche provenienti da due differenti direzioni (sociale e tecnica): a) il confronto critico b) i problemi della Forma e del Colore.
La sua carriera di pittrice si consolida tra gli anni ‘90 e gli anni Duemila con molteplici esposizioni sia in gallerie sia in autorevoli siti istituzionali, riscuotendo costantemente grandi consensi di critica e di pubblico.
Risalgono al 1997 i primi importanti riconoscimenti, a lei tributati da personaggi illustri: era la 10ª Edizione del Festival Mediterraneo - prestigiosa ricorrenza annuale di Conversano in provincia di Bari - molto conosciuto per l’alto spessore culturale.
Vi affluivano poeti, drammaturghi, filosofi, musicisti, attori, pittori e scultori italiani a confronto con famosi alter ego europei e mediorientali… insomma vi era coinvolta tutta la cultura e l’arte del bacino mediterraneo.
A ritirare il premio quell’anno c’era Franco Battiato, accompagnato dal filosofo Manlio Sgalambro, suo fidato suggeritore di versi.
Cristiana, anch’essa invitata, aveva per l’occasione creato l’opera Music Syndon, tela di grandi dimensioni (h 174 per b 440 cm) con la figura dell'infinito matematico, il quale nei suoi due ovali racchiude i simboli culturali di Occidente e Oriente tendenti gli uni verso gli altri, come a integrarsi nell’armonia universale.
L’opera risultò uno strepitoso successo, muovendo sommi riconoscimenti sia da Battiato che da Sgalambro, ma anche da altri significativi personaggi del mondo culturale ed artistico europeo.
Incontrerà poi ad Alberobello Jean-Michel Folon, artista di fama internazionale, pittore, illustratore e scultore, che si mostrò entusiasta per la pittura di Cristiana sino a lasciarle un suo bozzetto con dedica. Ciò fu considerato nell’ambiente artistico una vera e propria promozione ad alte conquiste a seguito della fama europea di Folon.
Una divertente vignetta - eseguita a Barletta nel 2006 nel corso della Lectio Magistralis sulla guerra annibalica del Prof. Luciano Canfora, ordinario di Filologia Greco-Latina all’Università degli Studi di Bari - destò l’attenzione e il compiacimento di questi, avallando un piacevole scambio epistolare.
Anche Giovanni Amodio, giornalista e critico d’arte, le dedicò ampio spazio sul settimanale Arte e Cultura. Quest’ultimo poi evidenziò la maestria e l’arguzia mentale dell’autrice della piccola opera per aver saputo trasformare il celebre Professore in un pilota di Formula Uno, lanciato a tutta velocità sulla sua Ferrari, metafora di una conferenza snocciolatasi con immediatezza e rapidità, nonostante la complessità storica, proprio come solo Canfora sapeva fare anche senza l’ausilio visivo di proiezioni.
Nel 2017, in occasione di una grande Exibition alla Rocca Paolina di Perugia, incontra Giulia Sillato, storico e critico d’Arte, nonché autore del percorso scenico del Metaformismo©, che ridefinisce le basi critiche dell’arte non-figurativa, per intenderci quella cosiddetta “astratta”.
Sillato vede nella Grandolfo un tipo di pittura che definisce “esplosivo” in relazione ai tempi odierni, intravedendovi una straordinaria abilità naturale filtrata da uno speciale trattamento della materia pittorica.
“La perfetta fusione di colore e materia - afferma Giulia Sillato - rende esplicita la visione del Metaformismo© come signum della non-figurazione. All’interno di questo scenario Cristiana Grandolfo occupa un posto rilevante ed è assolutamente adatta a calcare la passerella del Metaformismo Action©, Piattaforma Filosofica costituitasi nel 2020 in condivisione con altri sei maestri del Contemporaneo Italiano”.
L’arte ha il potere straordinario della rivelazione - spiega il filosofo Stefano Zecchi sulle corde di Schelling - e comprende in sé filosofia, religione, mito, meritando un posto significativo nel mondo spirituale… per questo la Scienza segue l’Arte e non la precede.
Sono questi i nuovi principi della creazione artistica, intesa come attività suprema, ossia al disopra di tutto. Sillato, infatti, comprende che tutta l’opera pitto-materica di Cristiana esprime forme simboliche di una realtà storica, mitologica e archetipica: “[…] Sono forme elaborate, da un’immaginazione talmente fervida da restituire una caratteristica identità alle intuizioni dell’artista.”
La pittrice possiede nel suo stesso Dna l’immagine del Genius Loci, con ciò intendendo tutto ciò che si lega a una sorta di arcaismo mediterraneo.
“Grandolfo inizia piano piano - sottolinea Sillato - perché, ponendosi di fronte al paesaggio mediterraneo, ferma il tempo con la mente e vi innesca tutto un universo di forme. Ecco che allora la pura e spontanea contemplazione della natura va via via trasformandosi in etica dell’Essere.”
Da un atteggiamento contemplativo l’artista si mette in viaggio verso il Sublime, nel senso di “apparizione che incute timore”, e ne dà un mirabile saggio nell’installazione pittorica Attraverso del 2022. La tecnica, qui, fa capo a una ricetta irrivelabile, fatto sta che le ha permesso una singolare esecuzione, vibrante di superfici mosse ed increspate, proprio come un mare in tempesta.
Le opere di Cristiana Grandolfo, nel loro essere parte del Metaformismo©, riescono a collegarsi, attraverso un filo sempre vivo, ad un’impronta indelebile nella storia … l’arte. Sono immagini fortemente legate a un modo universale di sentire la storia: atavico, ma al tempo stesso aperto verso confini più ampi nel tempo e nello spazio, verso elaborazioni di forme che parlano dei tempi in cui viviamo e “[…] i tempi non possono essere sganciati dalla storia che viviamo - precisa Cristiana - e solo in questa si possono intravedere i segni evolutivi di una ricerca che alimenta e coltiva il senso della bellezza.
Se non si possiedono strumenti concettuali, se non ci si collega alla grande tradizione storica - continua a interrogare l’artista - come si può capire profondamente l’arte? Essa è sempre un segno indelebile che ha predisposizione a mutare con i tempi.”
Ecco quindi che le forme polimateriche non si limitano a confermare se stesse, ma possono rifarsi a ciò che ci precede e ci presuppone: il segno dell’uomo, tanto più ineludibile quanto più i tempi sono fragili, smarriti e mancanti di riferimenti.
La bicromia, presente in molte delle sue creazioni pittoriche, è palese citazione degli antichi bassorilievi, dove le forme avevano un vettore e dove veniva percepita la presenza di una direzione.
Nella trasposizione non-figurativa di Grandolfo la forma, obbediente alle energie direzionali del modello classico, assume un moto quasi molecolare, ora circolare, ora diagonale, ora verticale, favorendo così più di una lettura: una battaglia, un giudizio universale, una resurrezione, una deposizione.
Le tradizioni che abbiamo alle spalle - nelle quali è possibile continuare a riconoscerci - sono la chiave per riconoscerci anche nel groviglio odierno, nell’attualità che ci permea fino in fondo. Le opere del maestro levantino propongono sempre un’introspezione attraverso momenti di sospensione che necessitano di una lettura calma e di una sintesi poetica.
“La forma che si trasforma” è quindi il viaggio che dobbiamo compiere all’interno della forma stessa in un continuo confrontarsi con essa. Cristiana Grandolfo ha realizzato anche delle opere dinamiche nel senso che si possono ruotare, favorendo così punti di vista differenti nella loro incessante mobilità.
Il concetto di Bellezza è esprimibile solamente attraverso la forma, ma soprattutto attraverso la luce che all’interno dell’opera è chiamata a svolgere un ruolo primario. Ecco allora che chi dipinge possa diventare anche scultore di ombre, luci, incavi e barbagli, tutti elementi di “plasmazione” della materia pura.
Il Tutto e il Niente si equivalgono in una società carica di forme, ma svuotate di senso. Cristiana Grandolfo si colloca, invece, sulla linea opposta, dove la bellezza è innanzitutto un patrimonio spirituale, è quel che Platone perorava fosse il tramite tra il mondo dei sensi e il mondo delle idee.















