È l’artista più puro e completo che io abbia mai conosciuto, capace di coltivare un’idea per anni fino a che non è sicuro che l’arte - con ciò intendendo la pittura - lo possa corrispondere pienamente.
E con le parole di Giulia Sillato, storico e critico d’arte, iniziamo questo capitolo, inquadrando subito la vasta opera di Enzo Devastato nel sistema estetico-filosofico PittoricaMente, tuttora necessario preludio creativo nonché veicolo interpretativo di scelte e posizioni che mettono in primo piano l’arte pittorica.
Maestro del Contemporaneo Italiano, perviene alle attuali conquiste espressive dopo un’esistenza segnata innanzitutto dall’eredità di un grande patrimonio di idee. Discende infatti da generazioni di artisti risalenti sino all’Ottocento, tutti qualificati nell’ambito della musica e della decorazione con priorità a pittura e scultura. Egli cresce così in un’atmosfera magica e avvincente che favorisce l’apertura della sua inclinazione artistica fin dall’età giovanile.
La versatilità e la creatività, in lui innate, giustificano il suo appassionato interesse per i progetti culturali di Giulia Sillato, che da molti anni si cimenta con successo nel dissodare terreni critici nuovi. L’artista si legherà infine anche al Metaformismo©, nuovo vocabolo da lei coniato e da lei introdotto nel sistema linguistico internazionale. Una sintesi breve della sua storia saprà meglio illuminare il personaggio.
Subito dopo il diploma, conseguito all'Istituto d’Arte di Napoli nel 1974, entra in contatto con l’ambiente artistico napoletano che lo sollecita a intraprendere un percorso di ricerca e sperimentazione nel pieno rispetto della pittura, la quale invece - sono i problematici anni ’70 del Novecento - sembra agonizzante perché soppiantata da nuovi modi di intendere l’arte e nuovi strumenti attuativi, in aperto contrasto con la tradizione pittorica… anche quella non-figurativa, anche quella da sempre considerata “astratta”.
Molto richiesto da committenti editoriali, esegue bozzetti e disegni per interni, disegni pubblicitari, persino opere satiriche. Ed è così che inizia una propria originale ed esclusiva ricerca formale che si prefigge di intervenire a confutare - e, perché no, a modificare - le vuote formule di Arte Povera, introdotte da Germano Celant e dilaganti anche nel Mezzogiorno d’Italia, introducendo a sua volta e per contrapposizione l’Essenzialismo Pittorico.
Devastato era convinto che si potesse - e si dovesse -trovare un’alternativa estetica a un linguaggio scarso e inesaustivo, troppo povero appunto per essere artisticamente credibile: lo definiva addirittura “pietistico” e del tutto inadeguato a rappresentare le proprie emozioni, a differenza della pittura che restava l’unica forza espressiva accettabile, nonché l’unica capacità permeante di comunicazione.
Molte gallerie dell’epoca si mostrarono attente ai suoi lavori e critici di chiara fama lo sollecitarono ad abbracciare la prospettiva di poter esibire le sue opere in eventi di livello nazionale e internazionale. Di lui apprezzarono in modo particolare la capacità di sintesi delle idee, applicata a una pittura “essenzialista”, pulita nel segno e nel colore, ricca di luce e spazialità, pur quando si ispira alla corposità mediterranea.
Sarà quindi presente in esposizioni di rilievo negli Stati Uniti, in Cina, in Giappone e, in Europa, in Grecia, in Francia, in Austria.
[…] la pittura di Enzo è sospesa tra il Concettuale e il Favolistico - scrive Giulia Sillato - e fluisce su un percorso costituito da tappe distinte l’una dall’altra: inizialmente sono i “Papiers Découpé” di Henri Matisse l’oggetto delle sue speculazioni intellettuali e artistiche.
Tramite carte ritagliate e incollate e cartoni in rilievo, tutti assemblati tra loro in “Collages”, il maestro tentava di ripristinare il senso del colore, della pittura e della materia, ma il generale contesto culturale stava ormai cambiando sensibilmente sotto gli input deprivanti di Celant e pertanto egli non poteva non adattare ai suoi lavori una sorta di compromesso diplomatico, alla fine creando uno stile improntato a modi espressivi essenziali.
D’altra parte è pur vero che lo stesso Matisse con la sua famosa “Dance” di coloratissime “silhouettes”, datata 1910, oggi al MoMA di New York, aveva iniziato, già sessant’anni prima del pauperismo sessantottino italiano, a focalizzare gli elementi essenziali di uno stile comunicativo e stringato decisamente avverso a certi barocchismi tardo-ottocenteschi.
Grazie ai suoi inediti Collages Devastato riesce a vedere sotto nuovi filtri alcuni tra i grandi del primo Novecento e all’interesse per Matisse segue quello per Fontana e Pomodoro: a questi si ispira per individuare un linguaggio dove la forma essenziale giochi un ruolo primario, guidando la comunicazione, facilitando l’interpretazione, creando connessioni tra l’opera e il pubblico.
È verso la fine del primo decennio degli anni Duemila che nascono gli Spazi Incantati, luoghi reconditi e misteriosi che vengono fatti emergere dal suo inconscio poetico più profondo con la tecnica preferita (Collage) in carta stampa e colore, elemento sempre presente nell’opera del maestro e sempre necessario a una sensibilità che vuole bilanciare il rapporto emotivo tra l’opera e chi la crea.
Il maestro commenta così la propria opera artistica:
La continuità del dialogo con il Novecento è inevitabilmente scandita dalla potente espressività del Collage. Indagato trasversalmente dalle Avanguardie del XX secolo sino alle odierne contaminazioni linguistiche, riveste particolare importanza perché ampio è il suo potenziale, la sua forza espressiva, la sua fecondità creativa, per non parlare dell’arricchimento che porta alla materia cromatica, pittorica in senso stretto.
La carta stampa è di per sé una realtà straordinaria in quella variopinta e sfavillante bellezza, apparentemente enfatica, in realtà mezzo tecnico atto a costruire immagini che riflettono fragilità e tensioni contemporanee.
Tutto questo non fa che esaltare la pittura che trova il suo ideale supporto espressivo in un mezzo che struttura gli spazi dell’immaginazione, articolandoli in: infiniti, incantati, mentali, fisici, virtuali… il brivido estetico si propaga attraverso luoghi concettuali che però si innestano in un impianto visivo essenziale.
La produzione degli ultimi venti anni si informa, come si è anticipato nella prima parte di questo testo, al concetto di PittoricaMente, sistema estetico-filosofico ideato in cicli separati per aprire le porte, di volta in volta, a stimolanti universi con una serie di spaccati dal sapore fiabesco.
Nel primo ciclo, PittoricaMenteBlu, il più lungo - protraendosi sino dopo il 2020 - Il mare e il cielo si trasfigurano in un blu terso e intenso che, uniforme e compatto, domina le superfici. Sono accenni minimalisti, talvolta interrotti da dettagli liberi, i quali hanno la funzione di ricondurre l’osservatore al soggetto dell’opera.
Una linea bianca - così descrive Enzo Devastato - percorre lo spazio Blu per tutta la sua estensione, disegnandovi una forma: si tratta della tela “Blu Forma Pittorica” del 2023, la quale, essenziale e protagonista, appare interrotta appena qua e là da piccoli squarci sia per introdurre punti di diversità sia per individuare punti di equilibrio compositivo ed estetico.
All’interno di essa alcune tracce figurative di senso simbolico indicano accadimenti pittorici sulla Linea del Tempo - continua il maestro - sono elementi tratti da pitture arcaiche, dai quali si sale verso Giotto, evocato attraverso il cielo stellato centrale, per arrivare fino a Van Gogh, Kandjinskij, Burri e Paladino…
Quindi, il Metaformismo© - prosegue l’artista - studia la forma che, apparentemente vacua e specchio socio-artistico della contemporanea inespressività e fragilità identitaria, è tuttavia anche contenitore di un tempo che preserva le impronte della pittura e dell’uomo, dimostrando come rilevante la storia del passato in ogni proprio periodo per le innovazioni in esso contenute.
Per Enzo Devastato Forma, Spazio, Tempo, “[…] si generano o si annullano vicendevolmente - come lui stesso teorizza - nel segno ordinato dell’armonia, dell’equilibrio, della bellezza, presenti solo nella pittura, unica, imperitura e sempre attuale.”
Attraverso i suoi cicli, il maestro evoca la natura, i fiumi, le cascate, i giardini… la materia pittorica poi ne disegna la forma. Ecco quindi, che l’opera d'arte diviene essa stessa costruttrice di Bellezza e di Gioia, realmente possibili.
È La Nuova Mitologia, così la definisce Sillato, un particolarissimo tipo di pittura, in cui la forma si dilata in modo straordinario, fino a coinvolgere negli equilibri estetici della composizione spazi, atmosfere, colore. Un insieme altamente espressivo in cui l’arte, la sacralità e il culto si fondono in un'unità densa di significati culturali, trasmettendo al pubblico, come osserva ancora Sillato, una vera e propria Gioia della Pittura… per la Pittura.
Il suo ultimo ciclo, in ordine di tempo, attualmente in pieno sviluppo, si chiama PittoricaMenteGioia, avviato proprio nel 2025. Gli amati ritagli di carta stampa e cartoni rigati vengono affiancati e talvolta sostituiti dal colore puro che, ormai molto maturo e consapevole, riesce a produrre i loro medesimi effetti estetici, esprimendo la Vitalità, la Bellezza, la Gioia dell’essere umano nel pensiero e nell’azione… e a questi principi si ispirano le splendide realizzazioni su tela che fanno seguito a Essenze Primaverili del 2025.
L’artista partenopeo ha sempre fatto parte dello storico percorso espositivo L’Arte Contemporanea nelle Antiche Dimore, divenuto Metaformismo© nel 2010 e in seguito trasformatosi in Metaformismo Action© nel 2020, piattaforma filosofica che Devastato condivide con altri sei maestri dell’Arte Contemporanea Italiana.
Giulia Sillato sottolinea un aspetto pregnante di Devastato quando parla del suo rapporto con il mondo mediterraneo: “[…] Enzo ci racconta del Mediterraneo, terra dei suoi natali, con attimi pregnanti di forme e colori emblematici che gli appartengono geneticamente, ma che alla fine vengono impiegati nel ricreare immagini “altre” e distanti sul piano spazio-temporale.
Visionario in una contemporaneità complicata e difficile, riesce tuttavia ad estrarre il senso della tradizione che alberga in questi luoghi. Mediterraneo, sede di antichi popoli, di rituali religiosi, di miti ancestrali, mai sopiti nell’immaginario di chi lo alberga. L’artista lo coglie e lo traspone in un nuovo testo visivo, stando attento a conservare i medesimi sapori, i medesimi profumi, per poterli trasformare in pura percezione visiva”.















