Viviamo in un’epoca definita da una "policrisi": conflitti bellici che minacciano di degenerare in scontri globali, emergenze climatiche e una disinformazione che agisce come un anestetico sulle coscienze. Le notizie sono moltissime e si sta generando nella popolazione quasi un rifiuto alla semplice analisi delle stesse. Sta quasi passando inosservato il pericolo che incombe sull’umanità di una guerra mondiale. Due interviste rilasciate da due personalità di rilievo, Jeffrey Sachs1 e Tamir Pardo2 , potrebbero rappresentare l'ultima occasione per neutralizzare le mine messe in atto da Trump e Netanyahu, pronte ad esplodere per distruggere loro stessi e parte dell’umanità.

La "sindrome del comando supremo" e la guerra non necessaria

Il 27 aprile 2026, Jeffrey Sachs — economista di fama mondiale e consulente ONU — ha rilasciato un'intervista al giornalista Tucker Carlson sulla guerra in Iran e sull'alleanza USA–Israele. Sachs adotta una linea critica ferocissima verso la politica estera statunitense, definendo il conflitto attuale come una “war of choice” (una guerra non necessaria)3-4.

Secondo Sachs, dagli anni Novanta in poi, Washington è stata guidata dal desiderio di un controllo totale sul Medio Oriente, una vera "Sindrome del Comando Supremo" (Full-Spectrum Dominance). Questa strategia, influenzata dai Neoconservatori, ha l'obiettivo di garantire a Israele un'egemonia regionale assoluta, agendo come un "braccio armato" che, per dare sicurezza a Israele, distrugge e destabilizza tutti i vicini sovrani. “Israele vuole il dominio militare per rovesciare i governi che si oppongono al Grande Israele. Da lì nasce l'idea israeliana di una guerra perpetua.”

Sachs nella citata intervista così si esprime:

Quindi, Israele vuole il dominio militare, per rovesciare i governi che si oppongono al Grande Israele. Da lì nasce l'idea israeliana di una guerra perpetua in Medio Oriente. Il documento Clean Break del 1996 si concentrava su Iraq, Siria e Libano, con l'Iran come preoccupazione a lungo termine. Una lista più ampia di sette paesi — governi da rovesciare in soli cinque anni — è stata descritta dal generale Wesley Clark nel 2007, riportando un promemoria del Pentagono che gli era stato mostrato poco dopo il 1121 settembre. Quella lista includeva Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran.

Israele ha ora coinvolto gli Stati Uniti in tutte e sette queste guerre. Sei hanno portato a bagni di sangue e disastri. La Libia è ancora in guerra civile. Il Sudan, incredibilmente, è in due guerre civili, perché abbiamo diviso il paese e ora ognuna di queste due parti ha la propria guerra civile. La Somalia ha a malapena un governo—c'è un governo, con un primo ministro molto gentile che conosco, ma che nel paese ha appena ordine. Il Libano è un paese invaso e praticamente distrutto. In Siria, Stati Uniti e Israele hanno lavorato per 15 anni, dall'epoca di Obama fino all'anno scorso, per rovesciare il governo—un'operazione attiva e segreta di cambio di regime. In Iraq, nella guerra del 2003 e nel disastro che durò anni dopo. E l'Iran fu l'ultima guerra combattuta. Quindi, sei dei sette paesi sono nel caos. Dal punto di vista di Israele, "Ottimo. Ci piace il caos. Siamo l'egemone militare di tutta quella regione, dalla Libia all'Iraq. Non riescono a rimettersi in sesto. Cosa potrebbe esserci di meglio?" Il settimo è l'Iran. È proprio questo che stiamo affrontando ora.

In definitiva Sachs, senza enfasi retorica, ma con massima forza concettuale, scrive che non si tratta di una serie di errori o guerre sfortunate, ma di una strategia consapevole: la distruzione di Stati e il caos permanente come strumento di dominio.

Il controllo delle risorse: petrolio e gas

Sachs definisce la presenza americana in Medio Oriente come una forma di neo-colonialismo energetico. Egli denuncia il furto di risorse, ricordando come le truppe americane occupino illegalmente zone della Siria per sottrarre petrolio al popolo siriano. L'attuale escalation con l'Iran riguarda il controllo dello Stretto di Hormuz.

Chi controlla quello stretto controlla l'economia di Cina, India ed Europa. Gli USA preferirebbero il rischio di una guerra mondiale piuttosto che accettare che una nazione non allineata come l'Iran abbia questo potere negoziale.

Il legame di "mutua sopravvivenza" tra Trump e Netanyahu

Attualmente, i due attori principali della destabilizzazione mondiale sembrano essere Trump e Netanyahu. Trump, con la sua smisurata sete di potere, si crede imbattibile. Netanyahu, dal canto suo, è obbligato a credere nell’imbattibilità di Trump per la propria incolumità: nel momento in cui cadesse questa certezza, verrebbe probabilmente arrestato dalla parte "sana" del popolo israeliano.

Questo è un legame di “mutua sopravvivenza”. Per entrambi, la geopolitica è diventata una questione di sopravvivenza legale. Netanyahu affronta processi per corruzione e il mantenimento di uno stato di guerra perenne gli serve a giustificare l'emergenza, rendendo politicamente e legalmente impossibile la sua rimozione.

In Israele esiste una frattura profonda. Metà del Paese vede in Netanyahu un pericolo per la democrazia stessa. Se la guerra dovesse fermarsi senza una vittoria "totale" (che Sachs definisce impossibile), la pressione per le dimissioni e il carcere diventerebbe insostenibile.

Negli Stati Uniti, Sachs sottolinea che il popolo americano è stanco delle "guerre eterne". Tuttavia, il sistema politico (quello che Carlson chiama spesso The Deep State o The Blob5 ) sembra procedere su un binario morto, indipendentemente dal volere popolare, alimentato dall'industria bellica.

Il pericolo maggiore che Sachs evidenzia è l'illusione della potenza, perché quando un leader si crede "imbattibile" (Trump) o "indispensabile" (Netanyahu), è probabile che si tenda a ignorare i segnali di allarme. Sachs, infatti, avverte che l'Iran del 2026 non è l'Iraq del 2003. Ha alleati potenti (BRICS, Russia, Cina) e capacità tecnologiche che rendono la "sete di potere" americana un rischio esistenziale. Se gli USA e Israele dovessero calcolare male la risposta iraniana, l'intera struttura economica su cui poggia il dollaro potrebbe crollare.

Sachs sostiene che questo sia un errore tragico, perché cercando di mantenere il "Comando Supremo" attraverso la forza, Trump e Netanyahu stanno in realtà accelerando il declino dei loro stessi Paesi.

In questo scenario, la verità di Sachs non è solo un'analisi accademica, ma una denuncia del narcisismo politico dove il destino di milioni di persone è legato ai problemi giudiziari o alle ambizioni di pochi uomini al comando.

Il centro mondiale del potere

Leggendo l’intervista a Sachs mi sono chiesto, ma la "parte sana" del popolo, sia in America che in Israele, ha ancora la forza di fermare questa deriva prima che si arrivi a un punto di non ritorno?

Poi ho riflettuto sul fatto che la stessa domanda dovrebbe, con maggiore forza, esse rivolta a chi gestisce il massimo potere economico mondiale, che chiamerò, per semplificare, "Centro mondiale del potere", intendendo con ciò quel sistema integrato di interessi che regge l'equilibrio globale: l'intersezione tra l'alta finanza, il complesso militare-industriale e i grandi gruppi energetici.

È infatti ormai ben noto che tutto ciò che accade ha sempre una matrice prevalentemente di interessi economici, dunque, a mio avviso, è quel centro di potere che dovrebbe temere più dei altri il “punto di non ritorno”. Un punto che non potrebbe più essere come l'ultima guerra mondiale, perché oggi potrebbe coinvolgere il mondo intero senza possibilità di frenare ciò che partendo potrebbe facilmente degenerare.

Su quello che ho definito "Centro Mondiale del Potere" e sul timore del punto di non ritorno si trova un riscontro molto preciso proprio nelle parole di Jeffrey Sachs durante l'intervista. Sachs, in quanto economista che ha operato ai vertici delle istituzioni globali, non analizza la crisi solo in termini politici o militari, ma come rottura dell’architettura finanziaria, energetica e logistica mondiale. È in questa chiave che individua i pilastri che spiegano perché oggi il potere economico globale tema profondamente l’escalation.

A differenza dei conflitti del passato (Vietnam, Iraq), la crisi attuale ha colpito un nervo scoperto del sistema globale: lo Stretto di Hormuz. Qui emerge con chiarezza la contrapposizione tra Ideologia e Interessi. Mentre i leader politici (Trump, Netanyahu) parlano di “vittoria” in termini ideologici e simbolici, il potere economico guarda ai numeri: da quello stretto transita circa il 20% dell’energia mondiale e il 30% dei fertilizzanti.

Il rischio è sistemico. Se Hormuz venisse chiuso o se le infrastrutture energetiche fossero distrutte, non esisterebbe alcun vincitore. L’intero sistema dei petrodollari e la catena di approvvigionamento globale collasserebbero. Per questo, secondo Sachs, una guerra totale oggi non rappresenta un’opportunità di profitto – come fu in parte la Seconda guerra mondiale – ma un suicidio finanziario che il “Centro mondiale del potere” teme più di ogni altra cosa.

La tecnologia come “moltiplicatore di disastri”

Un altro elemento è il ruolo della tecnologia. Sachs mette in guardia contro una degenerazione incontrollabile del conflitto legata all’uso dell’Intelligenza Artificiale in ambito militare, citando esplicitamente il caso Palantir.6

Una guerra moderna, basata su droni, algoritmi e IA, può escalare in pochi minuti verso il nucleare o verso la distruzione delle infrastrutture vitali: satelliti, reti energetiche, Internet globale. Questo rappresenta il vero punto di non ritorno.

A differenza del 1945, oggi la velocità della distruzione supera quella della diplomazia. Il potere economico sa che, in uno scenario del genere, non esisterebbero né rifugi sicuri né tempi per ricostruire sulle macerie.

La diplomazia come ultima spiaggia

Sachs sostiene (specialmente nei suoi interventi del 2024-2026) che la vera minaccia esistenziale per Israele non siano Hamas o l'Iran, ma il suo stesso governo estremista. Sachs descrive gli Stati Uniti come "ubriachi di arroganza" (drunk with arrogance), fornendo a Israele una copertura diplomatica e militare che gli permette di ignorare il diritto internazionale.

Sachs conclude l'intervista dicendo che esiste una off-ramp (una via d'uscita). Questa via non viene proposta per bontà d'animo, ma per puro realismo economico. Il "Centro del Potere" potrebbe essere l'unico soggetto in grado di imporre a Trump e Netanyahu di fermarsi, semplicemente perché la distruzione totale dell'Iran (e la conseguente reazione globale) renderebbe i loro capitali privi di valore in un mondo in cenere.

È una visione cinica, ma paradossalmente è la nostra più grande speranza: che l'avidità di chi gestisce il mondo sia più forte della sete di gloria di chi lo governa.

La "vergogna" di Tamir Pardo: un collasso morale

A completare questo quadro tragico interviene Tamir Pardo, ex capo del Mossad. Il 28 aprile 2026, dopo aver visto le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania, ha dichiarato: «Mia madre è sopravvissuta all'Olocausto e ciò che ho visto mi ha ricordato gli eventi accaduti contro gli ebrei nel secolo scorso. Mi ha fatto vergognare di essere ebreo». L’Intervista ha squarciato il velo dell'indifferenza israeliana7.

La forza del suo intervento non risiede solo nella critica politica, ma nel parallelo storico. Quando un uomo che ha guidato il Mossad afferma che ciò che vede in Cisgiordania gli ricorda i racconti della madre sull'Olocausto, non sta facendo retorica: sta segnalando un collasso morale interno che precede quello militare: la violenza dei coloni non è un incidente, ma una strategia di "annessione de facto" sostenuta dal governo.

La sua denuncia non riguarda solo la violenza dei coloni nei villaggi di Burin e Hamra — dove i palestinesi vengono marchiati, umiliati e privati dell'acqua — ma la complicità strutturale del governo. Secondo Pardo, lo Stato non è vittima dell'anarchia, ma architetto di un sistema che "getta le basi per il prossimo 7 ottobre".

La complicità statunitense: un pericolo globale

Secondo Sachs, il sostegno incondizionato degli Stati Uniti non è "amicizia", ma una forma di complicità che spinge il Medio Oriente verso una guerra regionale totale (coinvolgendo potenzialmente l'Iran).

Pardo descrive l'orrore sul campo, mentre l'economista Jeffrey Sachs (Columbia University) ne delinea la cornice globale, definendo la situazione a Gaza e in Cisgiordania come una "partnership pubblico-privata tra Israele e Stati Uniti". Infatti, secondo Sachs, il governo Netanyahu non agisce nel vuoto: è protetto, finanziato e armato da una Washington che ha perso la bussola morale e strategica.

  • Sachs accusa gli Stati Uniti di usare il proprio potere di veto all'ONU per proteggere crimini che il resto del mondo ha già condannato. Per Sachs, l'influenza dei neoconservatori e dei "sionisti cristiani" negli USA ha reso la politica estera americana ostaggio di un'agenda radicale che spinge verso una guerra regionale totale, specialmente contro l'Iran.

  • Come sottolineato da Sachs nella sua Lettera Aperta al Ministro Sa'ar (2025), Israele si sta isolando dal genere umano. Mentre 147 paesi riconoscono lo Stato di Palestina, gli USA e Israele rimangono soli a bloccare l'unica via per la pace: la soluzione a due stati.

  • La politica estera USA è ostaggio di dinamiche interne (lobbismo e voti evangelici), mettendo a rischio la fornitura energetica mondiale e la pace globale per sostenere l'agenda dei coloni radicali.

L’incapacità dell’Europa e il punto di non ritorno

Sachs è impietoso verso l’Europa, definendola priva di una politica estera autonoma e complice dell'instabilità per non aver imposto sanzioni ai ministri estremisti israeliani. L’Unione Europea si limita a sussurrare "preoccupazione", distruggendo la propria credibilità morale agli occhi del Sud Globale.

Sachs mette in guardia anche contro l’uso dell’Intelligenza Artificiale in ambito militare (citando il caso Palantir), che può far scalare un conflitto verso il nucleare in pochi minuti. Oggi, la velocità della distruzione supera quella della diplomazia.

Jeffrey Sachs e la "partnership pubblico-privata del crimine"

Se Pardo descrive l'orrore sul campo, l'economista Jeffrey Sachs (Columbia University) ne delinea la cornice globale. Sachs definisce la situazione a Gaza e in Cisgiordania come una "partnership pubblico-privata tra Israele e Stati Uniti". Secondo Sachs, il governo Netanyahu non agisce nel vuoto: è protetto, finanziato e armato da una Washington che ha perso la bussola morale e strategica.

Sachs accusa gli Stati Uniti di usare il proprio potere di veto all'ONU per proteggere crimini che il resto del mondo ha già condannato. Per Sachs, l'influenza dei neoconservatori e dei "sionisti cristiani" negli USA ha reso la politica estera americana ostaggio di un'agenda radicale che spinge verso una guerra regionale totale, specialmente contro l'Iran.

Come sottolineato da Sachs nella sua Lettera Aperta al Ministro Sa'ar (2025), Israele si sta isolando dal genere umano. Mentre 147 paesi riconoscono lo Stato di Palestina, gli USA e Israele rimangono soli a bloccare l'unica via per la pace: la soluzione a due Stati.

Conclusione

Se la voce dei "generali" (Pardo) e quella degli "intellettuali" (Sachs) coincidono, significa che il tempo della diplomazia sta scadendo. Il rischio non è solo la distruzione di Gaza o della Cisgiordania o del Libano, ma la trasformazione di Israele in un che verrà isolato, emarginato o escluso dalla comunità internazionale a causa del suo comportamento politico, militare o dei valori che rappresenta e il trascinamento dell'Occidente in un conflitto senza fine.

Il mondo del 2026 si trova a un bivio. Non possiamo permetterci il lusso dell'indifferenza. La Pace deve tornare a essere ciò che è sempre stata: il terreno comune su cui costruire il futuro dei nostri figli, libera dalle contese di parte e fondata sul diritto inalienabile di ogni essere umano a vivere libero dalla paura.

Come ha sostenuto Sachs, con una visione cinica, forse la nostra più grande speranza è legata ai forti interessi del "Centro Mondiale del Potere", indicandolo come l'unico soggetto in grado di fermare Trump e Netanyahu, e non per motivi umanitari, ma perché una guerra totale distruggerebbe i flussi energetici e renderebbe i loro capitali privi di alcun valore.

In questo video, Sachs approfondisce proprio il concetto di come l'illusione di poter controllare l'escalation militare sia l'errore fatale che rischia di trascinare l'intera economia globale verso il collasso definitivo.

Note

1 Jeffrey D. Sachs è un economista statunitense, professore universitario e analista politico noto a livello internazionale per il suo lavoro su sviluppo sostenibile, povertà globale, economia internazionale e geopolitica. È una delle figure più influenti (e ultimamente controverse) del panorama economico e geopolitico mondiale degli ultimi quarant'anni. È un uomo che ha vissuto "dentro" le stanze del potere globale per poi diventarne uno dei critici più forti. Fa parte di un'élite intellettuale globale che include accademici, diplomatici dell'ONU e giornalisti d'inchiesta (come Roberto Savio, delegato per l’Italia dell’Università per la Pace delle Nazioni Unite (UPEACE) e ora Tucker Carlson, pur partendo da posizioni diverse) che sono convinti che l'attuale gestione del potere mondiale stia portando l'umanità verso un vicolo cieco.
2 Tamir Pardo, è un ex alto dirigente dell’intelligence israeliana, noto soprattutto per essere stato direttore del Mossad (il servizio segreto estero di Israele) dal 2011 al 2016. È un ex capo del Mossad che, una volta fuori dall’incarico, ha rotto il tradizionale silenzio dell’intelligence israeliana, assumendo posizioni pubbliche critiche nette sulla politica di sicurezza e sul futuro democratico di Israele, cosa rara per un ex capo del Mossad. In particolare: ha messo in guardia contro una deriva etno nazionalista in Israele, ha parlato del rischio di uno “Stato di apartheid” se non si risolve la questione palestinese, ha sostenuto che la sicurezza non può essere garantita solo con la forza militare. Questo lo ha reso una voce “eretica” rispetto alla linea del governo durio guidato da Benjamin Netanyahu.
3-4 An Interview with Jeffrey D. Sachs by Tucker Carlson On the war in Iran, the US—Israel alliance, and the choice of an off-ramp. Economist Jeffrey Sachs: Iran war a ‘long-planned project,’ Sachs warns of global economic fallout.
5 Deep State / The Blob indicano l’insieme di apparati, élite e reti di potere permanenti che influenzano le decisioni strategiche dello Stato oltre il controllo democratico, garantendo continuità alle politiche di sicurezza e intervento indipendentemente dai governi eletti. Deep State (apparati permanenti dello Stato che mantengono continuità e potere reale indipendentemente dai cambi di governo). The Blob (establishment della politica estera e di sicurezza.). In definitiva: Complesso militare‑industriale, apparati di sicurezza e intelligence (CIA, NSA), ecc.
6 Palantir è una società di intelligence dei dati che usa l’intelligenza artificiale per analizzare grandi quantità di informazioni e supportare decisioni, anche militari. Software che controlla tutto persone comprese e che trasforma dati in decisioni strategiche. È Un’azienda che fornisce strumenti di sorveglianza e analisi dati usati da governi ed eserciti.
7 Ex-Mossad Chief Compares Settler Violence to Holocaust.