Quando eri bambino ti avranno detto “Ti ho detto di fare attenzione!”, ma tu non sapevi cosa fosse l’attenzione: era solo una parola. E di certo è una parola, ma è anche un movimento della mente che comporta una sensazione fisica: tu presti attenzione e sei là, sei con quello a cui stai dando attenzione e questo, se ti ascolti, ha una rispondenza sensoriale sul tuo corpo.

Questa è la seconda e ultima parte dell’intervista di Aloka relativa al corso di ATB1.

Quanta roba abbiamo addosso che non ce la fa sentire questa sensazione! Io ti stavo prestando attenzione e, al tempo stesso, cercavo di sentire le sensazioni che provavo fisicamente, ma non ce l’ho fatta.

Perché c'erano troppe parole. Facciamo una prova: porta l'attenzione al rumore dei bambù, senti cosa succede quando ascolti coscientemente? Ascolta, non pensare. Ora porta l'attenzione alla pelle del tuo petto. Adesso fai attenzione al rumore del ventilatore e nota che cosa senti quando sposti l'attenzione dal tuo petto al ventilatore. Ora senti le tue mani e quando sei nelle mani nota se la sensazione che senti è uguale a quella di quando ascoltavi il rumore dei bambù.

È semplice, ma forse non facile, perché non sei abituato a farlo. Quando proponiamo ATB1, il modulo di introduzione ad ATB, spendiamo molto tempo a sperimentare le sensazioni che comporta il dare attenzione e anche a sentire la sensazione del movimento dell’attenzione.

Noi adulti siamo talmente abituati a concettualizzare tutto, a razionalizzare ogni cosa che cerchiamo sempre di esprimere a parole o astrarre quello che sentiamo. Spesso dico nei workshop: “Tagliate la testa e lasciatela fuori e quando abbiamo finito potete riprenderla e rimetterla sul corpo se ne avete voglia, ma ora stiamo nel corpo e usiamo il corpo per capire le cose attraverso il suo linguaggio, cioè le sensazioni. Questo è ATB.

Quindi spostare l’attenzione produce sensazioni differenti.

Certamente, dipende da quale senso stiamo usando. Se non ce ne rendiamo conto è perché non ci facciamo attenzione.

Ma i bambini, queste sensazioni, questo non aver la testa, dovrebbero riuscire a farlo molto più facilmente degli adulti.

Per loro è più facile perché non hanno il bagaglio che noi portiamo dietro. Per molti adulti razionalizzare è un'abitudine, non pongono attenzione al sentire. Se prendo la mano a un adulto la prima cosa che fa la sua mente è pensare “Di chi è questa mano? È del tale o del tal altro?” No, senti la mano e basta! Parti e vai a un altro tutto, questi sono diversi piani di coscienza che non sono più alti o più bassi, ma solo diversi e tu viaggi con la tua coscienza e la tua attenzione attraverso questi piani. Stati di coscienza che sentiamo attraverso il corpo, ma che non sono parte del tuo corpo. L'essere contiene il corpo, la mente contiene il corpo, il vitale contiene il corpo, il sottile, il prana o il Chi contengono il corpo. Il corpo è la parte più materiale e accoglie queste altre parti che sono molto più grandi di lui.

Ti faccio una domanda provocatoria: perché ci dovrebbero interessare queste cose, perché dovremmo scoprire le diverse parti del nostro essere o come usare l’attenzione?

Perché ti puoi gestire molto meglio e perché puoi diventare molto più responsabile sapendo come e perché e a che piano stai agendo in un determinato modo. Credo che un mondo dove la gente sia cosciente di se stessa e della sua parte più profonda sarebbe un mondo migliore, un mondo dove non faremmo le cretinate che facciamo ora. Ho risposto alla tua domanda?

Certo, mi hai risposto, l'ho capito intellettualmente, non l'ho sentito dentro di me. Quando mi chiedi se sento la differenza tra sentire gli uccelli e la mia pelle, lì entra la testa e mi viene subito da pensare a cosa sto sentendo, cosa sto provando e quindi è comunque la mente razionale che interviene.

Nei corsi di ATB si può scoprire che cosa s’intende con attenzione e i suoi vari tipi, e che sensazioni comportano: cosa sono l'attenzione focalizzata e l'attenzione espansa, o come dividere l’attenzione. C'è una sensazione di movimento che si sente quando sposti la tua attenzione.

Per esempio, chiudi gli occhi e nota come ti senti, nota dove è la tua attenzione in questo momento: forse è nella sensazione delle palpebre che toccano l'occhio o forse è nel contatto con la sedia. Ora manda l’attenzione alla prima colazione di oggi, che cosa hai mangiato?

Nota che ora stai muovendo la tua attenzione indietro nel tempo; vai a domenica scorsa, vai a sabato scorso. Nota come ci vai e che sensazione hai e ora torna qui, senti come sei seduto su questa sedia e cosa ti dice che sei seduto su questa sedia? Che cosa ti dice il tuo corpo? E quando stavi nella settimana scorsa eri cosciente che eri seduto sulla sedia?

Quando siamo andati alla colazione non ero più su questa sedia, non la sentivo più. E in questo non è implicata la mente?

In un certo senso sì; essere in uno stato di attenzione è un modo di utilizzare la mente. La mente c’è sempre perché siamo esseri mentali ed è una parte della mente che si sta rendendo conto, ma non è la mente logica o razionale, è una parte della mente più interiore.

A me pare che, come esseri umani, abbiamo sempre usato la mente in modo univoco, la mente razionale, la mente egoistica, e questo ci ha portato a dove siamo oggi. Ma ci sono altre possibilità di usare sempre la stessa mente. Per esempio proviamo a pensare a una fragola, sentiamo il profumo della fragola, mettiamola in bocca e sentiamo la consistenza della superficie, la differenza tra la parte liscia e quella dove ci sono i semini, e poi se la addentiamo, sentiamone il gusto.

Mi fai venire l'acquolina in bocca.

Ma non usiamo la mente razionale quando la sentiamo.

Stiamo usando un'altra parte della mente.

Esatto, perché nel momento in cui mordo la fragola sento il sapore, non lo sto razionalizzando.

No, esattamente, stai sentendo.

Quello è il testimone interiore?

No, il testimone è quello che ti fa rendere conto che stai sentendo. Il testimone è semplicemente il testimone, ti fa rendere conto che stai percependo coi tuoi sensi una fragola (anche se questa non c’è), ti fa rendere conto che la bocca ti si riempie d'acqua.

Noi siamo in uno stadio dell'evoluzione dove usiamo la mente, ma conosciamo solo la sua parte razionale, mentre la mente è molto più vasta, c'è anche l'intuizione, c'è l'immaginazione, la proiezione, c'è tutto questo e molto di più.

C’è la mente sensoria e quando immagini di mangiare una fragola e ti si riempie tutta la bocca d'acqua, la mente razionale non c'è più e il testimone è quello che ti sta facendo osservare, è l'osservatore anche se è sempre una parte della mente. Ma non è lui che sente l'acquolina in bocca, non è l'osservatore che sente questo; l'osservatore è quello che dice “guarda, ti si sta riempiendo la bocca d'acqua, guarda, stai sentendo il sapore della fragola, forse stai vedendone il colore”. Ossia l'osservatore è quello che ti dice ad ogni momento dove sei. Se perdi l'attenzione, è l'osservatore che ti dirà “non senti più, non hai più quella sensazione”.

È quello che vede non solo i movimenti dell'attenzione, ma anche i movimenti interiori, i movimenti mentali, i movimenti emozionali e non razionalizza, non giudica, non prende parte, è sempre distaccato.

Ti faccio un altro esempio: se mi viene, per esempio, di mandare qualcuno a quel paese c'è un momento tra quando mi arriva quel pensiero e quando poi lo esprimo a parole che mi rendo conto, senza verbalizzarlo, di quello che sto per fare e che posso scegliere se dirlo o no.

Quello è il testimone. Se sei cosciente del tuo testimone e se riesci a posizionarti in lui ti crei uno spazio ed è questo spazio che ti può permettere di non lasciarti soccombere all'emozione e di dire “adesso no”. Questo è cambiare il posizionamento della coscienza e per coscienza intendo tutto l'amalgama di cui siamo composti.

Si tratta di aprirsi, di ascoltarsi e tutto questo ti porta a vederti chiaramente. Gli esercizi di ATB non fanno nient'altro che portarti dentro e aiutarti a renderti conto, a toccare con mano come sei fatto, sentendo, non formulando pensieri. E ti rendi conto perché hai il testimone interno che funziona. ATB non è solo un insieme di strumenti, ma è un modo di vita cosciente, è una via, come tante altre, che ti porta un po' più in là.

Per alcuni andare più in là rappresenta un problema: spingersi dove non si è mai andati prima, lasciare la strada vecchia per la nuova per alcuni non è facile, causa angoscia, paura. C’è un'immagine che utilizzo in alcuni miei scritti e che potrebbe far capire quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento di fronte a questi temi ed è quando un cane si mette a zampe all'aria perché in quel momento ti offre tutto se stesso, la sua vulnerabilità, ti offre la parte più debole di lui. Forse questo potrebbe essere l'atteggiamento che dovremmo avere nei confronti della vita.

Nei confronti del divino, certo, questo è quello che Sri Aurobindo intendeva con il surrender. E perché ci fa paura? Perché confondiamo il divino con la vita: nella vita ci possono essere cose che ci fanno paura perché ci possono fare male, certo, ma il divino no, non ti può far male.

Come dicevamo prima, siamo esseri molto complessi e se non conosciamo noi stessi, come facciamo a conoscere gli altri? Quindi è difficile fidarsi degli altri ed è comprensibile visto lo stato di degradazione in cui versa l’essere umano, basta guardarsi attorno, soprattutto in questi giorni. Però ti puoi arrendere alla divinità o all'Universo o alla Vita, chiamalo come vuoi, ma la vita con la “v” maiuscola, allora sì che la Vita ti dà tutto.

Ma nei confronti degli altri dobbiamo avere dei limiti intorno a noi.

In ATB c’è un esercizio proprio per esplorare i limiti, non so se l’hai provato, quello dove ad occhi chiusi senti una persona che ti si avvicina e decidi se farla entrare nel tuo spazio o no alzando una mano.

Questo è stato il momento più emozionante per me durante il corso tanto che mi sono messo a piangere. Avevo di fronte a me questa persona, un ragazzo cinese, e pur avendo gli occhi chiusi, sentivo che si avvicinava, in qualche modo avvertivo la sua presenza e l’ho lasciato arrivare fino a che non ci siamo toccati e quando ho aperto gli occhi ci siamo abbracciati e ho sentito un'affinità con lui come se fosse mio fratello. Ed è capitato che ci incontrassimo per caso e ogni volta ci abbracciavamo emozionati, perché si stabilisce qualcosa che è molto profondo. La fisica quantistica lo chiama entanglement (intreccio) quando due particelle che sono venute in contatto poi, anche a grande distanza, mantengono una relazione: se cambi qualcosa in una, cambia anche nell'altra. Diventa quindi incredibilmente chiaro che è tutto relazionato.

Anche la fisica quantistica si avvicina alla spiritualità. Ma per chi è ancora newtoniano è molto difficile accettare un mondo dove tutto sembra incerto; questa paura di perderci è comprensibile perché noi stessi siamo tutto quello che conosciamo.

Come dicevamo prima, una volta che entri in una determinata condizione, chiamiamola spirituale, non è automatico mantenerla. Anche una persona che abbia partecipato a tutto il percorso dell’ATB e che abbia visto e sentito tutte le parti di cui è composto il suo essere e che sia in grado di ascoltare il testimone interiore e riesca a dargli spazio, nella vita di tutti i giorni, deve avere costanza per mantenere l’attenzione su questa capacità, questa coscienza.

Quando lavi i piatti sai come li stai lavando, senti il sapone, senti l'acqua, tiri via tutta la sporcizia, non salti i pezzi, tiri via tutto, poi sciacqui bene e li metti a scolare. Vai a lavare il gabinetto, ti lavi i denti, stessa cosa. Cuci, stessa cosa. Guidi, lo stesso. Quando cucini coscientemente quello che ne risulta sentendo gli odori, usandoti al massimo di te stesso, è una favola. Per questo dico che ATB è un modo di vivere.

Avete ideato una cosa secondo me straordinaria.

Joan ed io ci siamo trovati in una situazione dove bisognava fare qualcosa. La postura sbagliata (che poi non lo era) dei bambini non era solo di carattere fisico, ma, come ho accennato prima, aveva un’origine più profonda che si riscontrava anche nel loro modo di vivere, di affrontare la vita.

Io avevo lavorato molto nella danza e con il Tai Chi, Joan aveva molta esperienza in taoismo arti marziali e terapie del corpo, e abbiamo utilizzato queste nostre esperienze e, devo dire, che abbiamo avuto una bella creatività, perché per cinque anni non abbiamo mai ripetuto una classe, fino a quando una nostra amica pedagogista ci ha detto “Ora basta creare e cominciate a ripetere” ed è con la ripetizione che ci siamo potuti rendere conto se c’era bisogno di aggiustamenti in quello che facevamo, perché così hai del materiale, dei dati che ti mostrano se quello che stai facendo va bene o meno.

È stato come se avessimo trovato una vena d'oro, ci hanno dato i martelli e noi abbiamo martellato continuando a trovare oro. Per questo dico spesso che ATB non l’abbiamo creato noi, ma abbiamo solo seguito la vena d’oro e ci è stata offerta. È un grande utensile perché ti aiuta ad andare sempre più in profondità dentro te stesso.

Conclusioni

Avere vissuto utilizzando sempre e solo la parte di noi che chiamiamo mente razionale non sembra aver portato grandi vantaggi per noi come per il resto del pianeta. A un essere che ha estinto milioni di specie viventi, che non è in grado di risolvere i problemi posti dalla convivenza con altri consimili e non se non attraverso il conflitto e l’annientamento fisico dell’altro, un umano che rende invivibile il posto in cui vive fino a portarlo a un punto di non ritorno, che per l’avidità e la cupidigia di pochi affama e ammala miliardi di suoi consimili, che sviluppa un sistema sociale che forma schiavi del lavoro e del consumismo, a un essere sì fatto e che non mi sento di definire evoluto, spero gli sia rimasto un briciolo di umiltà e di buonsenso e abbia la decenza di fermarsi e chiedersi se la sua tanto amata razionalità possa definirsi un successo evolutivo della specie o un fallimento e sarebbe meglio che lo facesse prima che sia troppo tardi.

In questo particolare momento storico dobbiamo valutare tutte le opzioni che il nostro essere ci offre e la mente razionale è solo una minima parte di ciò di cui siamo fatti. Innanzitutto dovremmo ripensare al nostro modo di definire tale nostra capacità: chiamarla mente razionale è fuorviante. Razionale deriva dal latino ratio che sta per calcolo, misura e questo ci dà l’illusione di possedere una mente in grado di calcolare, progettare, prevedere, l’ideale, quindi, per vivere in questo mondo. Ma in realtà la nostra è sì una mente che calcola, ma seguendo schemi prestabiliti dettati da convenzioni sociali, educazione, abitudini, tradizioni, tanto che sarebbe più corretto chiamarla mente condizionata.

Ma la nostra mente ha ben altre capacità e possibilità e ce lo dicono testi, storie, racconti antichi di migliaia di anni, filosofie, mistici e, da almeno cento anni, anche i fisici quantistici.

ATB è un modo per apprendere direttamente dal nostro corpo come siamo fatti, di comprendere e di toccare con mano parti di noi stessi che non sappiamo neanche di avere o, se vogliamo, che ci siamo dimenticati di avere.

Perché, prima di autodistruggerci, non diamo a noi stessi una possibilità? Come diceva John Lennon:

tutto quello che diciamo è di dare alla pace una possibilità.

Note

1 Intervista ad Aloka Marti.