Chi legge i miei scritti sa che ci sono tre elementi che contraddistinguono il mio lavoro: il rispetto per i bambini, l’amore per l’Oriente e l’assoluta certezza che il cambiamento deve prima avvenire in ognuno di noi.
Alcuni anni fa, frequentando Auroville1 ho avuto la fortuna di venire a conoscenza di un corso di ATB per persone praticamente di tutte le età, dai bambini, agli adolescenti fino agli adulti e ho avuto il piacere di frequentare la sua parte introduttiva per adulti che ho trovato estremamente interessante. ATB (Awareness Through the Body, consapevolezza attraverso il corpo) è questo il nome del corso, si pratica in tutte le scuole di Auroville, in un’aula dedicata, come materia del piano di studi.
Come ho già detto, sono sicuro che il cambiamento debba avvenire in ognuno di noi e che questo cambiamento non debba toccare solo i piani intellettuali del nostro essere, ma debba farsi materia, debba essere un cambiamento che ha dei riscontri pratici e pragmatici. Da sempre leggo testi e frequento conferenze dove si parla di corpi sottili, prana, stati differenti di coscienza, tutte cose molto interessanti, ma che ho sempre visto e sentito come descrizioni di probabilità e di cui mai ho colto l’aspetto pratico, materiale.
Il corso di ATB mi ha fatto toccare con mano i diversi piani di cui siamo composti. È stata una delle poche esperienze nella mia vita dove ho sentito sul mio corpo - meglio, come dice il nome, attraverso il mio corpo – tutti gli aspetti del mio essere che l’educazione e le convenzioni sociali assopiscono, ma che sono parte di noi tanto quanto quella mente razionale a cui tanto siamo devoti, soprattutto noi occidentali.
Quella che segue è l’intervista che mi ha concesso Aloka, l’Aurovilliana originaria della Catalogna che assieme a Joan, altro catalano, ha dato vita a questo strumento, o, come preferisce chiamarlo lei, a questo modo di vivere.
Aloka, come è successo che tu e Joan avete dato vita ad ATB?
È iniziato per un bisogno.
Joan lavorava con una fisioterapista alla quale la Transition School di Auroville aveva chiesto cosa potesse fare per modificare la postura “sbagliata” dei loro bambini. La fisioterapista ha chiamato Joan chiedendogli di darle una mano e lui, sapendo che avevo lavorato molto tempo nelle scuole, mi ha contattata per aiutarlo. La prima cosa che ci siamo domandati è stata perché i bambini avevano questa impostazione sbagliata della postura. La postura non è slegata da tutto il resto, spesso la postura esteriore può essere attribuita a un atteggiamento interiore, emotivo o mentale, o essere causata da abitudini o traumi fisici.
Quindi abbiamo pensato che per aiutare i bambini ad allineare la loro postura dovevamo dirigere la nostra attenzione all’essere nel suo complesso. Joan sentiva che era importante dare ai bambini gli strumenti perché potessero autoregolarsi senza dover aspettare di diventare un adulto per ottenerli. Un pensiero che occupava la mia mente era il fatto di aiutare i bambini a prendersi la responsabilità delle loro azioni e delle loro conseguenze.
La prima necessità era lavorare sull’attenzione e fargli scoprire che non è solo una parola, ma che questa parola comporta una sensazione e che è proprio questa sensazione a indicare quando sei con l’attenzione o quando l’hai persa.
È solo quando si ha un controllo sulla propria attenzione che si può cominciare a scoprire chi sei e come sei fatto, le parti di cui sei composto e come autoregolarti nella pratica.
Quindi, tenendo conto di tutto questo, abbiamo sviluppato quello che poi abbiamo chiamato ATB che, più che un metodo, potremmo chiamarlo una via che aiuta nella ricerca della coscienza, un modo di vivere che aiuta a diventare coscienti di che cosa siamo in ogni azione che compiamo, in ogni minuto della nostra giornata. Un cammino che ci permette di comprendere quando abbiamo bisogno di attendere e concentrarci e quando c’è bisogno di rilassarci e ci dà gli strumenti per farlo.
Tu parli delle parti dell'essere che sono quelle indicate anche da Sri Aurobindo, immagino.
Sono quelle indicate da Sri Aurobindo, perché includiamo parti che la psicologia occidentale non prende in considerazione.
Ma al di là che Aurobindo abbia detto che l'essere è composto da queste parti, è possibile avere coscienza di esse, si può effettivamente provare su di noi che esistono realmente? Mi viene relativamente facile avere coscienza di un ginocchio, un gomito, la gola, ma posso sentire quelle parti del mio essere interiore di cui, al momento, non ho coscienza?
Sì, puoi farlo, ma per sentirle, per viverle, per sperimentarle hai bisogno di sviluppare l'attenzione e di poterla sostenere. E hai bisogno del distacco che dà l'inner witness, il testimone interiore, quella parte di noi che vede e non si fa coinvolgere, che ti consente di essere in uno spazio neutro che, tra le altre cose, ti permette di conoscere te stesso.
Abbiamo diversi moduli nel corso di ATB: per esempio ATB1 è studiato per fare in modo che la persona abbia accesso alle sue memorie sensoriali, a come si percepisce l’attenzione a seconda di come la si usa; e anche per far sì che, attraverso quella che chiamiamo una scansione, si possa sperimentare ogni parte del proprio essere a cominciare dalla mente, andando poi al vitale - sede delle emozioni, desideri, gusti - all’essere sottile (o essere pranico o il fiume del Chi), all’essere fisico sentendo, per finire, la presenza interiore, che è un essere molto più profondo collegato al divino.
Che non ha nulla a che vedere con la mente.
Nulla a che vedere con la mente.
Mi chiedo: tu sapevi quello che Aurobindo diceva, che la Madre diceva attraverso i loro libri, perché lui non c'era più quando hai iniziato a conoscere il suo pensiero, ma poi, come hai fatto a trovare uno strumento che facesse in modo che le persone sentissero e venissero veramente in contatto con questi livelli dell'essere? Sostanzialmente, come hai fatto a passare dalla teoria alla pratica? Perché per averlo fatto vuol dire che l'hai sperimentato su te stessa, altrimenti non puoi passare questa consapevolezza a un’altra persona.
No, non si può passare a un altro quello che non si è vissuto, sperimentato.
Quindi, tu ci sei arrivata senza ATB.
Sì, ci sono arrivata attraverso il lavoro interiore e l’amore per il corpo e il suo movimento. Sia Joan che io siamo venuti qui ad Auroville per seguire lo yoga integrale di Sri Aurobindo.
Tengo a precisare che per praticare l’ATB non bisogna seguire lo yoga di Sri Aurobindo, questo è sicuro, ma la nostra ispirazione è venuta da lì.
Come hai fatto a venire a conoscenza di questa parte interiore senza l’ATB?
Tu hai fatto l'esperienza della mente, hai fatto l'esperienza del vitale perché tutte le tue emozioni tutte le tue voglie le tue repulsioni sono parte del vitale, hai fatto l'esperienza del tuo fisico quando ti sei rotto qua e là e anche quando hai avuto benessere dal fisico, hai fatto l'esperienza dell'energia anche se forse non l'hai chiamata corpo sottile, noi lo chiamiamo corpo sottile, ma tu lo potresti chiamare corpo del Chi o il corpo pranico, lo potresti chiamare in mille modi, ma è lì dove circola l'energia, che non è visibile per molti di noi. Per fare l'esperienza dell'essere interiore devi interiorizzarti, devi andare dentro di te devi andare ad ascoltare la parte più profonda di te, devi tuffarti dentro.
Puoi avere consapevolezza del tuo essere profondo anche attraverso la bellezza, attraverso il silenzio, attraverso la musica. A volte ascolti una musica e ti trovi a vivere delle sensazioni che potresti chiamare emozioni, ma che sono più che emozioni. A me Monteverdi tocca qualcosa di più profondo delle emozioni; allora queste emozioni, che potremmo chiamare elevate, ti portano in contatto verso la tua interiorità e se tu ti lasci sprofondare in questa interiorità cominci a percepire che c'è qualcos'altro, che se vuoi puoi chiamarla anima, chiamala come vuoi, ma c'è qualcos'altro. C'è una presenza in ognuno di noi che in realtà è quella che mantiene tutto il resto insieme, perché è quello che non muore e che utilizza tutte le altre parti come strumenti per un'evoluzione in questa strada verso la divinità/Coscienza.
In questo momento sto parlando dello yoga integrale, non di ATB.
Però ATB non è una cosa completamente distaccata da questo.
Certo, perché io e Joan venivamo da qui, questa è la nostra esperienza spirituale, di vita, dalla quale nasce anche ATB.
Deve essere stato un processo molto interessante andare in profondità a te stessa. Inoltre riconoscerlo e mantenerlo vivo durante tutta la giornata è un impegno che ci si deve assumere attraverso un atto di volontà molto forte.
Molto forte.
Come riuscite a capire se un altro sta vivendo esattamente quella cosa che tu gli stai dicendo di cercare attraverso lo strumento dell'ATB?
Non lo posso sapere, non posso affermarlo come posso affermare la forma di questo tavolo per esempio, ma posso sentirlo, averne la percezione. Quello che so è che offriamo delle chiavi che la persona sceglie e che gli permettono di entrare dentro di sé e forse possono anche aprire la porta di quella stanza interiore.
Lo sai perché l'hai provato su di te?
Lo so perché l’ho vissuto. Lavorando con i ragazzi abbiamo chiaramente percepito che quando tu presti attenzione hai una determinata sensazione nel corpo e a seconda di dove tu porti la tua attenzione questa sensazione cambia. Quando mantieni la tua attenzione, la sostieni e ti concentri, ti porta a uno stato di coscienza particolare.
L’attenzione è qualcosa che si allena e che si può perdere; il fatto di sperimentare l’attenzione come una sensazione, ti permette di sapere quando stai prestando attenzione e quando no. Una cosa interessante di questo processo è che se perdi l’attenzione - e sai che l’hai persa - non è un problema, perché la puoi recuperare. L’attenzione è come un serbatoio che si può svuotare con l’uso o la stanchezza, ma che si può anche riempire. In ATB cerchiamo di stimolare, sia nei bambini che negli adulti, il rendersi conto delle sensazioni che sperimentano nel loro corpo, per questo ATB si chiama consapevolezza attraverso il corpo, proprio perché tutto passa attraverso il corpo.
Quando eri bambino ti avranno detto “Ti ho detto di fare attenzione!”, ma tu non sapevi cosa fosse l’attenzione: era solo una parola. E di certo è una parola, ma è anche un movimento della mente che comporta una sensazione fisica: tu presti attenzione e sei là, sei con quello a cui stai dando attenzione e questo, se ti ascolti, ha una rispondenza sensoriale sul tuo corpo.
Fine prima parte















