Abbiamo sempre avuto la difficoltà di avere tante cose da dire a livello concettuale e narrativo, ma di doverle dire senza un cantante. Quando è arrivata l’idea di aggiungere delle voci, è stata per noi una forte novità, così abbiamo utilizzato la voce in una maniera strana, quasi aliena, in modi molto diversi: dalla voce che canta una melodia, alla voce che parla, alla voce sintetica – quasi incomprensibile – fino allo strumento che simula un suono emesso da un apparato umano, come può essere un sospiro o un urlo. Abbiamo utilizzato i disturbi di linguaggio, di comunicazione e di relazione come oggetto di questo esperimento applicato a un gruppo che ha sviluppato una comunicazione tra idiomi diversi, allenandola nel tempo grazie alla dedizione, alla voglia di suonare insieme e di sperimentare.
I disturbi di linguaggio, di comunicazione e relazionalità ispirano un disco incentrato sul dialogo tra diverse aree e forme musicali. Un esperimento che fonde composizione e improvvisazione, tradizione e contemporaneità, a cavallo tra rock, jazz, funk, fusion, avant-rock, R&B e nuove tecnologie. Benvenuti in Aphonia, il nuovo album dei Treetops, pubblicato da Ipe Ipe in collaborazione con Maladisco Music e con il contributo di Nuovo IMAIE.
Dopo un primo album ancora influenzato dalla musica strumentale americana e un secondo legato al rapporto con l'immagine da sonorizzare, Aphonia è al tempo stesso un punto d'arrivo e di ripartenza per i Treetops, i quali hanno chiamato a raccolta tutte le influenze assorbite in anni di ascolto, studio e lavoro, per puntare a un discorso nuovo, personale. Con un risultato effervescente per un album pensato e suonato con libertà, senza schemi né confini, all'insegna di un art-rock-nujazz con doppio sax e doppia chitarra (una delle quali di Anna Bielli, unica figura femminile della band) che incuriosirà i patiti della fusion, i cultori del progressive, gli ascoltatori più aggiornati in fatto di nuove sonorità urbane contemporanee.
Con le radici ben piantate nella conoscenza e nel rispetto della tradizione e le antenne puntate verso la scena contemporanea internazionale, i Treetops si fanno interpreti di una ricerca strumentale che gioca con leggerezza, consapevolezza e divertimento con il funk, il jazz, il rock, la musica scritta e l’improvvisazione. Tanto groove, tecnica precisa, sorprendenti improvvisazioni per un settetto di giovani “leoni” romani, tra i più promettenti talenti della nuova scena musicale della Capitale. Autori di un primo album (Demetra) nel 2021 e dell'EP Metropolis con cui hanno sonorizzato il capolavoro di Fritz Lang nel 2023, i Treetops sono tornati con un disco avvincente, originale, inedito nella commistione di generi e nell'idea portante della parola usata in modo non convenzionale da un gruppo storicamente strumentale.
E a proposito della commistione di influenze e riferimenti, giocando i Treetops hanno «fatto una media tra gli ascolti del gruppo che hanno portato alla composizione di Aphonia, una lista che ci fa sorridere per la diversità estrema degli artisti che presenta: dai Mogwai a Daniela Pes, dai Radiohead agli Snarky Puppy, da Bill Frisell ai Leprous, passando per Mark Guiliana, I Hate My Village e Weather Report».
Band di buoni ascolti e buone pratiche di gruppo, i Treetops vantano una provenienza “accademica” ma sono tradizionalisti fino a un certo punto, visto l’occhio attento, "laico", alle nuove tecnologie:
Siamo molto affascinati dalle possibilità sonore che possono offrire alla nostra musica — e che, di fatto, hanno già arricchito il nostro percorso. Ci siamo divertiti a giocare con suoni tipici della musica di ampia fruizione: VST digitali, batterie elettroniche, fino ad arrivare all’autotune. Nonostante tutti e sette proveniamo da un retroterra accademico fortemente legato allo "strumento”, ci siamo resi conto che integrare nuove tecnologie in dialogo con il nostro modo di scrivere e di suonare poteva essere solo un valore aggiunto.
In generale, quando nasce una nuova tecnologia musicale non toglie nulla: aggiunge possibilità. Una volta interiorizzato questo concetto, ci siamo sentiti liberi di sperimentare anche con suoni e strumenti che difficilmente si associano a un gruppo come il nostro.
Gli undici brani di Aphonia, che attraversano disturbi e condizioni comunicative, dall'ecolalia alla dispnea, sono frutto di un collettivo sorprendente per la giovane età e il bagaglio di conoscenze, esperienze e ambizioni. Per raggiungere il risultato di un album denso e sfaccettato come questo, sottolineano:
Alla base di tutto c’è la fiducia reciproca: fiducia nelle competenze, nelle capacità e nel gusto dell’altro. Treetops, anche solo per il numero dei membri, non è un gruppo semplice da gestire. Oggi mettere insieme sette persone in una sala prove, anche solo per un paio d’ore, è tutt’altro che scontato. Proprio per questo uno degli elementi fondamentali è la dedizione che ci mettiamo, insieme alla consapevolezza di avere uno spazio sicuro in cui potersi esprimere liberamente, senza limiti dal punto di vista artistico.
Spesso, per forza di cose, dobbiamo affidarci l’uno all’altro: nella composizione di un brano, nella scrittura di una sezione o di un’idea, così come nell’organizzazione più pratica e logistica del gruppo. Senza questa fiducia, costruita nel tempo, tutto questo sarebbe estremamente difficile, se non impossibile.
Aphonia
- Afasia;
- Ecolalia;
- Memory Box;
- Happiness Is;
- The Listener;
- Melancholia;
- Solilogo;
- Dispnea;
- Eupnea;
- Kledia;
- Finale.
Anna Bielli: electric guitar, vocals on Melancholia;
Marco Bedini: soprano sax;
Andrea Cardone: tenor sax;
Andrea Spiridigliozzi: electric and classic guitar;
Marcello Tirelli: keyboards, piano;
Simone Ndiaye: bass, synth bass;
Luca Libonati: drums, electronics.
Featuring: Ava Alami – vocals on Memory box, Ecolalia, Dispnea; Artemisia von Gresturden di Almaviva – speech on Afasia, Happiness is.
Aphonia track by track
L’afonia è la totale perdita della voce, l'incapacità di produrre suoni vocali, che va oltre la raucedine (disfonia) e può manifestarsi come un sussurro debole o il silenzio completo, derivando da cause fisiche, o psicologiche
Afasia
L'afasia è un disturbo acquisito del linguaggio che compromette la capacità di esprimersi e/o comprendere le parole, sia parlate che scritte, a causa di un danno cerebrale (ictus, trauma, tumore, malattia neurodegenerativa). Non è una perdita di intelligenza, ma un problema nell'uso degli strumenti linguistici: chi ne soffre può avere difficoltà a parlare (frasi incomplete, parole sbagliate), a capire, a leggere o a scrivere, pur sapendo cosa vuole comunicare.
Ecolalia
Incomunicabilità per via della ripetizione di concetti. L’abituale ripetizione, nel parlare, di una o più parole della frase. Ripetizione immediata, automatica, patologica, di suoni o parole altrui.
Memory Box
Incomunicabilità tra passato e futuro. “Il me del passato può comunicare al me del futuro ma non viceversa”.
Happiness Is
Ansia e disagio generazionale; difficoltà comunicativa della nostra generazione nell’esprimere tristezza e disagio.
Dare un numero alla felicità.
Pezzo politico.
The Listener
Una dedica all’ascoltatore.
Melancholia
Un elogio alla distruzione (vengono ripetute infatti delle sillabe, tra cui quelle del dio della creazione/distruzione Shiva).
Distruzione del mondo; il silenzio di un mondo vuoto, senza più nessuno ad ascoltare; (voci che enunciano un mantra di distruzione).
Solilogo
(Traccia gemella di Melancholia - stesso tempo, stessa velocità, stessi accordi). Il mondo dopo la distruzione.
Dispnea
Attacco di panico.
La dispnea o "mancanza di fiato" è la percezione soggettiva di una respirazione difficile o faticosa, simile a una "fame d'aria", che può manifestarsi gradualmente o all'improvviso, ed è un sintomo comune di molte condizioni, sia respiratorie (asma, BPCO) che cardiache (insufficienza cardiaca), oltre che legate a stress o ansia.
Impossibilità di comunicare a causa di un attacco di panico (rumori di respiro e fiatone).
Eupnea
Riprendersi dall’attacco di panico.
Il termine eupnea, in campo medico, indica la respirazione regolare e tranquilla dell'individuo.
Livello normale.
La frequenza del respiro in una persona adulta è mediamente di 15-18 respiri al minuto.
Al di sotto e al di sopra di tali valori, si riscontrano rispettivamente la bradipnea e la tachipnea.
Finale
L’ultima composizione, già presente nel precedente Metropolis e qui rielaborata.
Treetops
Nel solido e ramificato albero della musica contemporanea i Treetops si pongono “sulle cime più alte”, quelle più moderne ed originali, germogli freschi che sprigionano sin da subito il loro potenziale di bellezza e vitalità.
Con le radici ben piantate nella conoscenza e nel rispetto della tradizione e le antenne puntate verso la scena contemporanea internazionale, i Treetops si fanno interpreti di una ricerca strumentale che gioca con leggerezza, consapevolezza e divertimento con il funk, il jazz, il rock, la musica scritta e l’improvvisazione. Tanto groove, tecnica precisa, sorprendenti improvvisazioni per questo settetto di giovanissimi “leoni” romani, tra i più promettenti talenti della nuova scena musicale della Capitale. Ma piuttosto che cercare di definirli per ciò che sono, sarebbe meglio affidarsi alle orecchie e al piacere dell’ascolto e perdersi nelle originali traiettorie musicali di questo ensemble grintoso e inarrestabile che vi contagerà e vi farà godere della propria musica.
Anna Bielli: Chitarra.
Marco Bedini: Sax Soprano.
Andrea Cardone: Sax Tenore.
Andrea Spiridigliozzi: Chitarra.
Marcello Tirelli: Tastiere.
Simone Ndiaye: Basso.
Luca Libonati: Batteria.
Aphonia: una conversazione con i Treetops
Mi ha colpito il rapporto tra i disturbi di linguaggio, comunicazione e relazionalità che ispirano i titoli dei brani e la vostra musica che invece rivela un dialogo tra idiomi diversi. È un dissidio impossibile da risolvere o è solo apparente?
La comunicazione musicale tra noi è frutto di anni e anni di lavoro in sala prove, di studio reciproco a livello musicale e artistico. All’interno del gruppo, musicalmente, questo tipo di comunicazione non manca: esiste questo dialogo tra individui diversi, che è qualcosa di fortemente cercato, strutturato e smussato nel corso degli anni tra di noi, e che non abbiamo intenzione di smettere di sviluppare.
La difficoltà che invece abbiamo sempre avuto è stata quella – ed è stata una difficoltà importante – di avere tante cose da dire a livello concettuale e narrativo, ma di doverle dire senza un cantante, senza qualcuno che effettivamente usasse le parole nel suo suonare. Quindi, chiaramente, negli anni abbiamo trovato dei compromessi, anche se abbiamo sempre avuto il desiderio di raccontare qualcosa in un modo diverso dal "semplice" suono o magari con un titolo evocativo che raccontasse solo in maniera incompleta ciò che volevamo comunicare.
Quando è arrivata l’idea di aggiungere delle voci, è stata chiaramente per noi una forte novità. Musicalmente è stato un forte impatto sentire voci e parole sulle nostre composizioni, anche se incomplete. Abbiamo quindi proseguito con questa idea di utilizzare la voce in una maniera strana, quasi aliena, in modi molto diversi da brano a brano: dalla voce che canta una melodia, alla voce che parla, alla voce sintetica – quasi incomprensibile – fino allo strumento che simula un suono emesso da un apparato umano, come può essere un sospiro o un urlo.
Quindi, per rispondere alla domanda, abbiamo utilizzato i disturbi di linguaggio, i disturbi di comunicazione e i disturbi di relazione — o di relazionalità — come oggetto di questa prova, di questo esperimento applicato a un gruppo che ha sviluppato una comunicazione tra idiomi diversi, allenandola nel tempo grazie alla dedizione, alla voglia di suonare insieme e di sperimentare. Il dissidio è solo apparente: è soltanto l’oggetto di una narrazione.
Aphonia esce dopo Demetra del 2022 e l’EP Metropolis del 2023. Che differenze ci sono rispetto ai precedenti dischi?
Sicuramente Aphonia e Metropolis segnano già un allontanamento dalla nostra — tuttora presente — fascinazione per la scena americana e per il mondo „GroundUP“, che invece rappresentava in pieno il suono che stavamo cercando con Demetra, il nostro primo lavoro. Con Metropolis abbiamo iniziato a sperimentare un nuovo modo di fare musica: più aperto, pieno di spazi, più anarchico e più organico. Questo anche perché Metropolis nasceva come colonna sonora per una musicazione dal vivo della proiezione del film di Fritz Lang. È stato lì che ci siamo resi conto della possibilità di un nuovo linguaggio musicale: forse non eravamo soltanto un gruppo che doveva provare a percorrere le orme della musica strumentale americana legata al funk, al jazz, all’R&B, ma potevamo dire qualcosa di diverso — e questo ha sorpreso anche noi.
In Aphonia questa consapevolezza arriva in maniera ancora più totale. Così come in Metropolis vi era narrazione altra— lì affidata al capolavoro di Lang — qui abbiamo costruito una narrazione nostra, legata al tema dell’incomunicabilità: attraverso le voci, i racconti, i testi. Per questo vediamo Aphonia come lo sviluppo naturale di un percorso iniziato molti anni fa, che esiste ancora oggi, ma che nel tempo si è arricchito di nuove esperienze e di influenze più “europee”, per così dire, che abbiamo incontrato e assorbito lungo il cammino
La vostra musica nasce sia dalla composizione che dall’improvvisazione. Quale prevale tra queste due forme?
La forma che prevale, soprattutto in Aphonia, è quella della composizione.
In passato seguivamo più da vicino un modello jazzistico, per così dire, di matrice statunitense; in questo disco, invece, abbiamo sentito il bisogno di spogliarci in parte delle influenze e di cercare qualcosa che fosse più nostro. Ognuno di noi ha messo al lato, almeno in parte, i propri riferimenti musicali, scegliendo di mettersi al servizio di qualcosa di altro — “Altro” con la maiuscola. Di conseguenza, tutto ciò che riguarda l’improvvisazione e il solismo, spesso intesi come l’emblema dell’individualità del musicista, è passato in secondo piano. Questo non significa che non ci siano assoli o parti improvvisate, ma che la composizione nel suo insieme — il brano come equilibrio di melodia, armonia e ritmo — è diventata centrale, più centrale di ciò che ciascuno di noi rappresenta individualmente come musicista
Il panorama del jazz è da sempre in costante cambiamento anche grazie alle connessioni e alle ibridazioni: per chi volesse conoscere meglio anche la musica di cui vi nutrite, quali nomi di artisti o gruppi che vi hanno segnato potreste fare?
Facendo una media tra gli ascolti del gruppo che hanno portato alla composizione di Aphonia:
This will destroy you, 65daysofstatic, Mogwai, Verdena, Skúli Sverrisson, Bill Frisel, Snarky Puppy, Weather Report, Daniela Pes, Radiohead, Leprous, Tigran Hamsyan, Musica Per Bambini, I Hate my Village, Faccianuvola, Battles, Soul Coughing, Tortoise, Apparath, Thom York, Mark Guiliana.
Una lista che ci fa sorridere per la diversità estrema degli artisti che presenta.
Se guardiamo all’età media della band, è stupefacente la quantità di musica “suonata” che vi caratterizza. L’uso delle nuove tecnologie è bandito dai Treetops o vi concedete un uso ragionato?
Siamo molto affascinati dalle nuove tecnologie e dalle possibilità sonore che possono offrire alla nostra musica — e che, di fatto, hanno già arricchito il nostro percorso. Nel disco, ad esempio, ci siamo divertiti a giocare con suoni tipici della musica di ampia fruizione: VST digitali, batterie elettroniche, fino ad arrivare all’autotune. Nonostante tutti e sette i membri del gruppo provengano da un retroterra accademico fortemente legato allo “strumento”, ci siamo resi conto che integrare nuove tecnologie in dialogo con il nostro modo di scrivere e di suonare poteva essere solo un valore aggiunto. In generale, quando nasce una nuova tecnologia musicale non toglie nulla: aggiunge possibilità. Una volta interiorizzato questo concetto, ci siamo sentiti liberi di sperimentare anche con suoni e strumenti che difficilmente si associano a un gruppo come il nostro.
È inevitabile che un gruppo come i Treetops si esprima perfettamente dal vivo: Aphonia riesce a catturare la vostra essenza di live band?
Sì, crediamo che il disco riesca a raccontare nel modo giusto la nostra essenza di live band, ed è probabilmente l’aspetto che abbiamo curato di più. Fin dalla prima fase di scrittura — che è stata una sperimentazione piuttosto folle — ci siamo posti più volte il problema di come quei brani avrebbero potuto rendere dal vivo. Questo ha portato a un avvicinamento reciproco: da una parte il gruppo verso le composizioni, dall’altra le composizioni verso il gruppo. Quello che inizialmente doveva essere un compromesso si è poi trasformato in qualcosa di nuovo, che ha sorpreso anche noi durante la registrazione e l’ascolto.
Il nostro essere strumentisti è riuscito a convivere con la natura di un disco ricco di inserti digitali, di suoni riproducibili solo tramite laptop e di elementi elettronici. Su questo punto siamo molto soddisfatti e, in un certo senso, piacevolmente stupiti di essere riusciti a far dialogare questi due mondi e a portarli entrambi sul palco in un concerto.
In tempi di individualismo accogliamo la scoperta di un gruppo, di un insieme di musicisti che ragiona in termini più ampi. Qual è il segreto per tenere in piedi un collettivo?
Non sappiamo se esista davvero un segreto, ma negli anni abbiamo sicuramente accumulato molti indizi. Alla base di tutto c’è la fiducia reciproca: fiducia nelle competenze, nelle capacità e nel gusto dell’altro. Treetops, anche solo per il numero dei membri, non è un gruppo semplice da gestire. Oggi mettere insieme sette persone in una sala prove, anche solo per un paio d’ore, è tutt’altro che scontato.
Proprio per questo uno degli elementi fondamentali è la dedizione che ci mettiamo, insieme alla consapevolezza di avere uno spazio sicuro in cui potersi esprimere liberamente, senza limiti dal punto di vista artistico. Ma, più di ogni altra cosa, alla base resta la fiducia. Spesso, per forza di cose, dobbiamo affidarci l’uno all’altro: nella composizione di un brano, nella scrittura di una sezione o di un’idea, così come nell’organizzazione più pratica e logistica del gruppo. Senza questa fiducia, costruita nel tempo, tutto questo sarebbe estremamente difficile, se non impossibile.















