Ormai non se ne può più, il vecchio “bastian contrario” si è estinto, o forse, peccato si tratti dell’esatto contrario, si è moltiplicato fin troppo, neanche fosse un’erba cattiva…

Come sempre dipende dal punto di vista, è questo a ridimensionare tutto, non scomodiamo le teorie quantistiche oppure le olistiche o comunque quelle a queste apparentate: forse non siamo preparati – o solo non pronti? – per cui guardiamo le cose in un solo modo, come se ciò fosse possibile, anzi la sola nostra opportunità consistesse nel rapportarsi alle cose in un solo modo, quanto meno alla volta e con buona pace del multitasking, e quindi da sotto o da sopra, da destra o da sinistra (senza riferimenti alla politica, ovvio!), da davanti o da dietro (chi può ci liberi dalla dietrologia e soprattutto dai suoi adepti…) ma pure da dentro o da fuori…

Così descritta o definita, l’azione appare in tutta la sua pochezza, un conto, infatti, è dirsi in troppi casi di essere avversi ad ogni proposta, ben altro il ricercare ad ogni costo l’originalità, a questo punto diventata fine a se stessa! Vien quasi da rimpiangere gli yes-men, se non altro per la chiarezza!

Serve forse specificare che non siamo interessati a chi si vanta di non aver mai letto un libro o di essere completamente al di fuori della legalità. Anche perché i primi credono di non aver subito alcun condizionamento, ma i frutti non si vedono, anzi sembra vero l’esatto contrario, così come la vita condotta dagli ultimi risulta troppo poco appetibile. Ricordiamo – è solo un esempio – il rifugio in cui si era nascosto per molti anni il superboss straricco e superpotente? Chi vorrebbe fare il cambio, quella sorta di prigione con le nostre modeste abitazioni in cui “sommessamente” trascorriamo gran parte del nostro tempo, peraltro molto semplicemente dormendo, e a lungo?

Non scomodiamo nemmeno il libero arbitrio, che secondo molti giacerebbe in un letargo apparentemente senza fine, men che meno secondo i fisici quantistici, però alcuni ragionamenti “di senso” possono – forse debbono, quanto meno per alcune persone (quali?) – essere affrontati. Eccone per questo un piccolissimo elenco, non sistematico e privo di completezza, anzi nemmeno ordinato, di occasioni in cui sarebbe opportuno, o quanto meno auspicabile, fare il contrario di ciò che appare scontato.

Il primo non può che riguardare l’eccesso di comunicazione che caratterizza il nostro tempo. Siamo connessi a tutto e a tutti ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, perché?

Cosa spinge i motociclisti a interrompere la propria corsa per rispondere a qualsiasi chiamata? Forse il motivo è lo stesso che porta i pedoni a non staccare mai lo sguardo dallo schermo dello smartphone, nemmeno quando si attraversa la strada? Ovviamente la cosa è affatto diversa dal comportamento di chi si schianta con l’automobile pur di messaggiare… Vuoi mettere la soddisfazione di farsi leggere, essere – per una volta? leggi: come mai? – al centro dell’attenzione con la distruzione del mezzo di trasporto – quante migliaia di euro ci rimettiamo? – per non affrontare, nemmeno di striscio, il tema del danno fisico, che può sfociare nell’infortunio, nell’invalidità permanente ma pure nel decesso…

Casi “stradali” a parte, non mancano coloro che in tutte le occasioni preferiscono questi scambi semplicemente a tutto. La pochezza dei contenuti è però devastante!

Come sempre la misura – e il giudizio – dipende dal metro di paragone –e dal posizionamento dell’asticella– di certo se diamo valore a contenuti tanto miseri ciò non può che significare la bassezza del nostro universo.

Tornando al tema che ci siamo dati, non dovremmo banalmente fare l’esatto contrario? Dagli Stati Uniti, storicamente i più avanti su questi temi (non solo la tecnologia ma pure i problemi connessi) abbiamo di recente mutuato i corsi di digital detox, quelli in cui si insegna la disintossicazione dal digitale!

Facciamo mente locale: si consideri che tra i test di ingresso alcuni verificano la disponibilità a lasciar impugnare ad altri il proprio device, cosa che più di qualcuno non riesce a fare, anche senza dover comunicare la password… Non vi è alcun dubbio, si tratta di una patologia, conclamata e più diffusa di quel che sembra...

Altro esempio da considerare è chiedersi quale sia il senso di guardare quei programmi televisivi in cui gli aspetti illogici la fanno da padrone. Non si tratta di criticare per il gusto di farlo o non ammettere che si possa desiderare qualche momento di leggerezza, piuttosto il chiedersi se non si stia perdendo del preziosissimo tempo, magari pure imbruttendosi invece di migliorarsi…

I casi sono numerosi, difficile perfino individuare i più “gravi”. Pensiamo all’ospite, un tempo straordinario, in quanto – appunto – non ordinario, qualora provenga da un paese straniero o da un settore diverso, meglio ancora se ricorrono entrambe! Oggi questa “diversità” consiste solo nella partecipazione di chi proviene da un altro programma. Niente di nuovo, quindi… anzi, è l’appiattimento come regola!

Non vorrei –ma non riesco a non farlo– sottolineare come quei programmi di un tempo in cui i concorrenti erano abilissimi e preparatissimi sono stati via via sostituiti da altri in cui le difficoltà sono diminuite fino a eliminarsi del tutto: il regno del caso! Non bastasse, autorevoli voci sostengono che tutto sia preparato, nulla sia come appare. Un imbroglio a tutti gli effetti, con i teleutenti, che non a caso qualcuno chiama telemorenti, trattati come perfetti sciocchi.

E le persone famose spostate dal loro posto e ruolo ad altri in cui tutti li possono vedere in difficoltà? Non mi si dica che vedere un vecchio giornalista ballare ci identifica come appassionati di danza. In modo del tutto analogo osservare come se la cavano ex stelle dello spettacolo “affondate” in un’isola, che però, vista la quantità e qualità di riprese a nostra disposizione, tanto deserta non deve essere… Mitico episodio, infatti, quello – indimenticabile – del famoso ballerino colpito in spiaggia dalla dissenteria!

Il che fare anche in questo caso non presenta alcuna difficoltà: le alternative non mancano, anche senza conteggiare i canali a pagamento e quelli trasmessi via internet, possiamo scegliere tra centinaia di programmi, molti disponibili grazie alla rete, in ogni momento del giorno, liberandoci pure dal limite temporale dell’orario della messa in onda.

Altro tema imprescindibile è quello delle relazioni umane, lavorative e non, come potrebbe non essere così? Qualcuno crede ancora che il cliente abbia sempre ragione? Una volta, forse, lo è stato, oggi di sicuro non vale più…

Nelle relazioni personali la cosa è perfino più grave, non sono uno psicologo o comunque una figura specialista nel campo, ma – si perdoni l’immodestia – non ho fatto i capelli bianchi senza imparare alcunché, come da cosa? Ma dai propri errori, no? Vero che molti non si accorgono della cosa ed anzi, coscienti o meno che lo siano, così ritengono si viva meglio però una persona non afflitta da problemi troppo gravi dovrebbe comportarsi in modo molto differente…

Non è corretto provare a dirimere una questione tanto complicata senza le necessarie competenze, quanto meno quelle di base, ma, anche in questo caso, l’adottare modalità trite e ritrite non porta così lontano. Verrebbe voglia di scomodare i maestri del pensiero che hanno affrontato il tema della vita inattiva, ma sembra eccessivo, in fin dei conti si tratta di un piccolo problema, pur se è vero che è talmente diffuso da generare – complessivamente – qualcosa di non trascurabile, un po’ come fanno quelli, persone e aziende, che risparmiano molto poco ma su tutto, con il risultato che la porzione di euro da sola è risibile ma ripetuta centinaia, se non migliaia, di volte produce cifre tangibili!

Passare dal mondo reale a quello “rappresentato” nei social network è un attimo. Quello che qui avviene è stranoto, persone, anche alcune davvero riservate, pubblicano letteralmente di tutto, soprattutto della propria vita privata, inclusi pareri che dovrebbero rimanere nella mente ma che vengono diffusi, generando il clamore che abbiamo visto ma che non comprendiamo quando ciò avviene a cura di chi non può non sapere... Anche questi sono leoni da tastiera? Meno che gattini, direi, tanto che quando scendendo sulla terra non sbraitano, si pentono e chiedono scusa!

Che fare? Anche in questo caso vale la – a questo punto “solita” – regola? Più ancora degli altri casi: se non ha nessun senso comportarsi come appena indicato, non ne ha molto nemmeno pubblicare le consuete banalità. Ladri a parte, a chi pensate possano interessare i nostri spostamenti da casa? La risposta è speculare a ciò che succede a noi mentre osserviamo ciò che hanno pubblicato gli altri: poco o niente! Perché, lo si voglia o no, il bisogno non è quello di comunicare – attività che funziona nei due versi – ma di emettere qualcosa di nostro – evidentemente in una sola direzione, da noi agli altri – è questo che ci dà soddisfazione, compreso il rilascio di sostanze specifiche…

Potrebbe essere l’ennesimo caso di autoreferenzialità, lasciamo il quesito agli specialisti, qui è sufficiente chiederci se sia davvero così importante rincorrere questi risultati, e quindi se di corollario non abbiamo delle carenze, cui sarebbe il caso di porre rimedio.

Certo, potrebbe invece trattarsi di semplice vanità… in ogni caso dovremmo riuscire a giudicare correttamente la nostra attività sui social, cosa affatto complessa, specie se si comincia col rivedere il nostro passato, con lo scontato riferimento a ciò che è stato pubblicato nella rete. Questo diviene superato, se non risibile, molto presto, cosa che succederà anche a quello che stiamo per dare ora in pasto ai social network…

Ricordato che internet, checché se ne dica, non contempla l’oblio e compreso che non saremo mai dei veri influencer, definizione non valida molto spesso neppure per chi si vanta di esserlo, il motivo per essere attivi – poco o tanto – sui social viene meno, suggerendoci di intraprendere un processo di riduzione che porti a smettere di esserci, magari cancellando del tutto la nostra presenza. Non è ascesi, non vi è nulla di mistico, sacro o altro di simile o in qualche modo a questi apparentato, semplicemente, anzi peggio: banalmente, non è opportuno sprecare il tempo, men che meno il proprio! In altri termini, chi può ritenere sia opportuno, poco importa il motivo, rendere noti aspetti che ci riguardano e che rappresentano spesso l’esatto contrario di ciò che perseguiamo.

Cosa aggiungere su chi pubblica un curriculum, che vorrebbe essere di assoluto valore professionale, ma si racconta, pubblicando la foto del profilo, a volte perfino nello stesso social, come dedito alle più ampie bevute di birra? No, non è un fatto di autenticità… così come non è questo il termine da utilizzare da chi si presenta in modo diverso, per non dire opposto, da quello che è!

Sfugge pure il senso dell’inoltro a più o meno tutte le persone con cui siamo connessi, spesso affatto conosciuti e men che meno “amici”, di immagini, ad esempio per augurare buona giornata, domenica o altro, magari riciclando quanto noi stessi abbiamo ricevuto: versione contemporanea delle vecchie catene di Sant’Antonio? In modo del tutto analogo, quale piacere può dare il ricevere gli auguri da perfetti sconosciuti, ma ancor peggio dai sedicenti amici, che si ricordano di noi e del nostro compleanno solo dopo l’intervento dei social network? Diversi, infatti, hanno proprio per questo non registrato la data di nascita oppure l’hanno indicata errata, così tanto per capire con chi hanno a che fare… Anche in questo caso non sarebbe semplicemente meglio astenersi o, invece di aggiungere acqua al mare, mandare qualcosa di più “sentito”?

L’elenco potrebbe continuare ma dobbiamo ritenere che gli esempi riportati costituiscano un corpus sufficiente a non ignorare la cosa. Certo che se abbiamo il problema di riempire il tempo – cosa da non commentare! – o quello di stare al centro dell’attenzione – anche in questo caso vige il silenzio – risulterà difficile rinunciare a questo modo di fare, in realtà si tratta di fare meglio! Senza rivolgersi a quei formatori che a caro prezzo sono disponibili ad insegnarci l’ovvio staremo meglio tutti! Se ciò è vero, e naturalmente la cosa non è contestabile, perché non farlo? Comincio io, qui e ora, mandando a tutti, e pure a me stesso, l’augurio –non formale o riciclato ma autentico – di riuscirci!