Per la scrittrice e illustratrice Arianna Papini, l’albo illustrato è un atto gentile e inclusivo.

Si apre quando lo vogliamo - ha detto in un’intervista - è accompagnato da parole che possiamo leggere o meno. Possiamo anche non guardare le immagini, saltare una pagina, tenerlo come un quadro su uno scaffale. Le copertine, belle e colorate, consolano. Non parlo tanto di bellezza quanto di autenticità e comunicazione. Le immagini non sono un’interpretazione esatta delle parole, ma un invito a una lettura ulteriore, che rende i lettori liberi di interpretare ancora in un altro modo ciò che vedono.

Un albo illustrato può essere veicolo di importanti valori e sentimenti, oltre che di tante domande; è sempre una meravigliosa scoperta capire quale ne sia la genesi e quali accortezze adottare nel parlare di temi delicati. Con parole e tratti spesso poetici.

Da sempre convinti di questo, abbiamo fatto dell’albo illustrato un credo, un mantra. Un’autentica passione, di quelle che, come un salvagente o una scialuppa in mezzo al mare, portano al riparo. Perché esso non guida e aiuta solo i bambini ma anche gli adulti.

Potrebbe essere un semplice elogio dell’albo illustrato, che di per sé richiede sempre calma e tempo, oltre che pazienza e fantasia, ma andremo oltre.

Per far capire al lettore cosa intendiamo e portarlo con noi in questa magnifica avventura, iniziamo a presentargli alcuni capolavori di testo e illustrazione. Certi di poter condividere messaggi ed emozioni. Di quelle pacifiche e gentili, che oggi tanto servono, di fronte a un mondo di urlatori agguerriti, di leoni da tastiera e di aggressori di parole e immagini.

Spegniamo la televisione, allora, stacchiamoci dai social invadenti e, in un angolo di silenzio, magari su una soffice poltrona con tisana calda accanto, apriamo questo libro.

Il richiamo della palude, scritto da Davide Calì e illustrato da Marco Somà, edito da Kite, è un libro del 2016. Sono passati dieci anni, ma è un sempreverde, uno dei più belli e profondi mai scorsi. Se i lavori di Davide Calì parlano da soli, da tempo, per numero e premi ricevuti (l’ultimo è il Premio Andersen1, come Miglior scrittore, nel 2025), le illustrazioni di Marco Somà non sono da meno. Libri coraggiosi.

Ne Il richiamo della palude, ci troviamo di fronte il piccolo Boris - un bambino pesce - che una coppia trova, solo e abbandonato, forse perso, ai bordi di una palude.

I dottori erano stati chiari: voi non avrete figli, avevano detto.

Una porta in faccia: un uomo e una donna si confrontano con la frustrazione/tristezza di non poter essere genitori, quando lo si desidera intensamente. Un sogno che non dipende dalla volontà.

Trovare quel bambino sembra davvero un regalo dal cielo, un miracolo, non importa se ha le branchie (quasi non se ne accorgono), così decidono di prenderlo con sé e di crescerlo.

Per disegnare Boris, Marco Somà racconta di essersi ispirato a un axolotl2, un anfibio in via di estinzione, perfetto per rappresentare un personaggio unico come quel bambino. Quell’animaletto ha delle branchie che paiono capelli, basta vederne una fotografia in rete. Fra i disegni, poi ci sono molti simboli disseminati; i piccoli lettori vanno guidati nell’individuarli. “Perché l’albo illustrato”, ricorda, “secondo l’artista Kveta Pacovská3, è la prima galleria d'arte che il bambino incontra nel suo percorso".

Ma torniamo a Boris. Gli anni scorrono sereni, poco importa se ha gli occhi più grandi degli altri, lui gioca, mangia, ride, scherza, corre, si arrampica sugli alberi, va in bici e a scuola come tutti i bambini. Impara cose utili e inutili. Vive.

Fino al giorno in cui, ormai cresciuto, sente l’odore salmastro dell’aria, un odore strano, sepolto, che credeva di aver dimenticato o, forse, di non aver mai ben conosciuto.

È il richiamo della palude, quello delle origini, la forza di quelle radici, che ricordano le mangrovie, non ancorate alla terra ma che crescono e si estendono nell’instabilità dell’acquitrino, paiono intricati intrecci da sbrogliare. È il tempo delle tante domande.

È giunto forse il momento di ritrovare sé stessi? E quale è essere sé stessi? Come sarebbe stato se…? Era davvero felice? Ciò che aveva, era ciò che desiderava o quello che altri avevano desiderato per lui? Quanto uguali a noi devono essere le persone alle quali voler bene? Qual era la sua vera famiglia? Quanto contano le differenze fra le persone che si amano? Quanto pesa dentro di noi chi siamo e da dove veniamo?

Il libro è una magnifica e delicata riflessione sul tema dell’adozione e delle radici ma, soprattutto, sulla diversità e sul significato della famiglia.

Su quanto un genitore sia disposto a lasciare liberi i figli nelle proprie scelte di vita (il tempo passa e i genitori inviano a Boris tanti messaggi, sempre con le stesse parole: "Se tu sei felice dove sei, siamo felici anche noi"), su quanto si è disposti a perderli pur di saperli felici, sul fatto che, per volersi bene, non è necessario per forza assomigliarsi.

Sembra di seguire i pensieri di Boris, di essere lì con lui. Dubbi, riflessioni, specchi.

Fino all’arrivo della nostalgia, al comprendere che una vita di un mondo se pur originario, ma in fondo estraneo, a volte non ci appartiene, al sentire la mancanza dell’odore di casa.

Perché, alla fine, l’amore incondizionato va al di là di tutto, vince, stravince, trionfa e la diversità non è un limite ma una risorsa per ciascuno di noi.

“Forse quelli uguali a noi sono semplicemente coloro a cui vogliamo bene e quelli che ce ne vogliono?”. È tempo, ora, di ricominciare a camminare…

Note

1 Il Premio Andersen – Il mondo dell'infanzia.
2 Axolotl: cos'è, dove vive e cosa mangia.
3 Květa Pacovská.

Bibliografia

Davide Calì (autore), Marco Somà (illustratore), Il richiamo della palude, Kite edizioni, Padova, 2016, 32 p.