E allora, amico, muori anche tu! Perché piangi così?
Anche Patroclo è morto, ed era molto più forte di te.
E poi, guarda me: sono valoroso e splendente
ho un padre illustre, mia madre è una dea. Eppure,
anche su di me incombe la Moira e il Fato è inesorabile.(Iliade - XXI, 106-110)
Le mura di Troia sono invincibili e indistruttibili perché elevate da tre dei: Poseidone, Apollo ed Hermes. Per abbattere Troia è necessario compiere dei riti fatali e soddisfare delle condizioni indispensabili altrimenti nessuno potrà distruggerla.
Alcune condizioni sono profetizzate da Calcante, altre da Eleno, altre ancora sono inscritte dal Fato nel sangue di Agamennone e Achille. La prima condizione è data appunto dalla nascita di Achille e, quindi, dalle nozze di Peleo e di Teti benedette da Zeus. Un banchetto glorioso in cui gli dei si mescolano con gli uomini.
Accadde solo due volte dopo il tempo dei titani, di Tantalo e di Sisifo: per la marina e divina Teti e per Cadmo e Armonia. Nozze già gravide di Fato in quanto rappresentano la soluzione provvidenziale che salva il predominio di Zeus stesso. Se il re degli dei avesse sposato lui, Teti, il figlio sarebbe stato più grande del padre. Lo sapeva solo Prometeo, ma Hermes riuscì a carpirgli il segreto profetico salvando il tempo di Zeus. Peleo è felice, Teti non è felice: suo figlio sarà uno Zeus mancato, un nume dimidiato e minore. Sarà solo il più grande degli eroi greci.
È infatti il giovane Achille che guiderà l’intera flotta delle mille navi. Senza di lui Troia non può essere distrutta. Durante questo fatale banchetto si gioca la sorte che porterà alla distruzione tutta la stirpe e la generazione degli eroi. Durante il banchetto e in sua conseguenza accadono altre quattro condizioni: il mancato invito a Eris (che è in realtà la troiana Ate), la sua reazione con l’inganno del frutto aureo lanciato per terra “alla più bella”, il conseguente “giudizio di Paride” affidatogli da Zeus, amico di Ilio, la scelta di Paride a favore di Afrodite e il conseguente premio di Afrodite a Paride: Elena di Sparta.
Non possiamo dire che il Mito manchi di logica e di nessi causali. Come aveva intuito Roberto Calasso, il Mito è dominato da Ananke, la dea della rete, la potenza dei nessi causali, il mistero della Necessità. Un’altra condizione antica apre la possibilità della caduta di Troia: una parte delle mura sacre fu costruita dal sapiente Eaco, il padre di Peleo ed è la sezione delle mura davanti alle Porte Scee. Solo quel tratto può essere distrutto e infatti attraverso quel tratto passerà l’idolo ligneo del cavallo. Saranno i troiani stessi ad abbattere quella parte delle loro per il resto indistruttibili e ciclopiche mura che per dieci anni gli Achei non riuscirono a scalfire e ad oltrepassare.
La settima condizione è la punizione di Apollo contro la vergine sacra troiana Cassandra. Siccome la fanciulla rifiutò le attenzioni di Apollo, il vendicativo nume le sputò in bocca condannandola a non essere mai creduta nelle sue pur vere profezie. Se i troiani avessero creduto a Cassandra avrebbero restituito Elena. Ma gli Achei hanno potuto vincere Ilio perché riuscirono a unirsi in un’unica, seppur temporanea, confederazione militare anti-troiana.
Perché a unirli fu Agamennone? In primo luogo perché il re di Micene, Tirinto e Argo possedeva lo scettro di Pelope, cioè uno scettro con dentro frammenti delle ossa del potente re titanico della Lidia e del Peloponneso da cui discende la stirpe (sventurata e semi-titanica) degli Atridi. La seconda condizione che permise di tenere unite tutte le differenti forze achee (spesso in lotta tra di loro, normalmente) fu ideata saggiamente da Odisseo per Menelao: il giuramento del cavallo, presso Sparta e alle nozze di Menelao con la divina Elena.
Tutti i re Achei (tranne Achille) giurarono di difendere Menelao ed Elena. La donna più desiderata della Grecia divenne così fattore di coesione invece che motivo di guerre intestine, cosa che sarebbe accaduta senza il previo giuramento alleativo.
Ma potevano gli Achei vincere i Troiani senza Odisseo e senza Achille? No. Un’altra condizione fu la presenza dell’astuto Palamede che permise ad Agamennone di convincere Odisseo a partecipare alla spedizione smascherando la sua simulazione di follia. Similmente, Odisseo aiutò Agamennone smascherando Achille mentre era nascosto a Sciro sotto vestimenti femminili.
Ma ancora due condizioni mancavano alla coesione della flotta: l’appoggio di Idomeneo, re di Creta, e il sacrificio di Ifigenia, figlia di Agamennone, per propiziare venti favorevoli espiando una colpa rituale del re comandante. Idomeneo serviva perché poteva vantare diritti dinastici su Ilio alla cui fondazione parteciparono emigrati cretesi. Non a caso il nome del monte sacro di Ilio è il medesimo del monte sacro di Creta: Ida.
Un’altra condizione rituale fu l’appoggio del re di Misia Telefo, il “figlio della cerva”, che guidò la flotta a trovare tra le molte insenature quella giusta, quella che portava a Troia. Calcante svelò fin dall’inizio la condizione del trascorrere dei dieci anni di guerra. Dieci come gli anni che furono necessari a Zeus per vincere i Titani, tra cui suo padre Kronos. Alcuni mitografi dicono che gli Achei riuscirono a resistere per dieci lunghi anni per due motivi: grazie al gioco dei dati inventato da Palamede e grazie al fascino e alla paura che incuteva Achille e Achille non volle lasciare le spiagge di Troia in quanto invaghito follemente della magica Elena.
Ma poteva tornare alla guerra il più potente eroe greco senza la morte dell’amato Patroclo? No. Quindi questo fatto fu un altro antecedente necessario e fatale per la caduta della sacra rocca di Ilio, come pure la morte di Ettore e il furto del Palladio da parte di Diomede e di Odisseo. Era infatti il Palladio l’idolo più sacro per i Troiani. Un idolo di origine celeste, acheropita e connesso sia con Atena che con Zeus.
Le altre condizioni rituali furono: l’arrivo di Filottete da Lemno (l’arciere scudiero di Heracle, già distruttore della Troia precedente); l’arrivo di Neottolemo l’unico figlio di Achille, l’inganno del cavallo e la morte del sacerdote troiano Laocoonte divorato da un serpente inviato da Poseidone. Laocoonte era l’unico che si opponeva all’ingresso in città del finto idolo fatale.
Elena da parte sua aiutò e favorì due condizioni importanti: non svelò ai troiani Odisseo e Diomede quando li riconobbe nella loro spedizione per il Palladio e non svelò la presenza dei guerrieri dentro il cavallo, pur avendoli magicamente percepiti. Alcune pre-condizioni fatali per la caduta di Troia sono quasi velate, poste sottotraccia, come la maledizione della profetessa Cassandra da parte di Apollo per il suo rifiuto della sua passione. Se Cassandra fosse stata creduta, infatti, Priamo non avrebbe accolto a corte il ritrovato figlio Paride o si sarebbe comunque accordato con gli Achei prima dell'inizio della guerra.
Un primo fatto, la causa originaria di tutto, permise di connettere Menelao con Paride: la spedizione religiosa del re di Sparta presso Troia per pregare sulla tomba dei suoi antenati sapienti Lico e Chimero, figli di Prometeo e dell’atlantideo Celeno. Menelao, quindi, guida una spedizione dal duplice significato: ottenere ritualmente da antenati iniziati la cessazione della pestilenza che affliggeva Sparta, operando in modo iatromantico.
Ma c’era anche un secondo intento politico-diplomatico: trattare con Ilio per la questione della restituzione di Esione, sorella di Priamo, reclamata ancora da Troia e che Heracle aveva rapito/sposato e portato in Grecia e che con Telamone, fratello di Peleo, aveva partorito l’arciere Teucro, cugino primo quindi di Achille. L’ultima guerra contro Troia quindi deriva direttamente dalla precedente guerra di Heracle contro Laomedonte e l’ybris troiana deriva sempre dall’eccessivo attaccamento dei re troiani per i loro cavalli immortali che discendevano da quelli donati a Troia da Zeus a compensazione del ratto di Ganimede.
Bellezza e tracotanza: la forza e la debolezza di Ilio. Durante questa spedizione Menelao diventa ospite di Paride stesso e di Enea e quindi fu ricambiato della sua xenia divenendo poi ospite spartano, anche perché Paride voleva essere purificato da Menelao per la colpa di aver ucciso involontariamente Anteo, il figlio di Antenore. In quell’occasione conobbe Elena.
I rampolli aristocratici vagavano allora da una corte all’altra in cerca di prove, iniziazioni, alleanze, sposalizi, sfide. E l’ospitalità era sacra: per questo Enea e Antenore furono risparmiati dagli Achei tra tutti i Troiani. Gli intrecci del Fato placarono Gea: la stirpe degli eroi-giganti fu estinta in soli dieci anni di battaglie. L’età del ferro poteva finalmente iniziare.















