Entrare oggi alla Reggia di Monza significa confrontarsi non solo con un luogo carico di storia e stratificazioni simboliche, ma con una domanda urgente che attraversa il nostro tempo: quale responsabilità può ancora assumere l’arte di fronte alle fratture del mondo contemporaneo?
La mostra UR-RA – Unity of Religions - Responsibility of Art di Michelangelo Pistoletto nasce precisamente da questa tensione, ponendo al centro un’idea di arte come spazio di connessione, di ascolto e di possibile riconciliazione. Il progetto, promosso dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza insieme a Cittadellarte Fondazione Pistoletto e curato da Francesco Monico, è stato pensato appositamente per gli ambienti della Reggia, dialogando con l’architettura neoclassica progettata da Giuseppe Piermarini alla fine del Settecento. Non si tratta di una semplice retrospettiva, ma di una ricognizione ampia e consapevole sull’intera traiettoria di Pistoletto, riletta alla luce di una dimensione spirituale che oggi emerge con particolare chiarezza e urgenza.
A venticinque anni dalla realizzazione del Lieu de recueillement et prière all’Istituto Oncologico Paoli-Calmettes di Marsiglia, Pistoletto torna a interrogare il rapporto tra arte e religioni, ampliando il discorso in una prospettiva esplicitamente interreligiosa e interculturale. UR-RA non propone una sintesi o una neutralizzazione delle differenze, ma riconosce nell’arte un linguaggio capace di tenere insieme pluralità, conflitto e responsabilità. In questo senso, il titolo stesso — Unity of Religions - Responsibility of Art — va inteso come un programma etico prima ancora che espositivo. Il percorso si apre già all’esterno, nell’Avancorte della Villa, con le Bandiere delle religioni, che accompagnano simbolicamente il visitatore verso l’ingresso della mostra.
Nell’Atrio degli Staffieri, opere come La Pietra dell’infinito e la Tavola interreligiosa per la pace preventiva introducono immediatamente uno dei nuclei centrali del progetto: la nozione di “Pace preventiva”, concetto chiave del pensiero di Pistoletto, inteso come pratica attiva e anticipatoria, non come semplice assenza di conflitto.
Le sale del Piano Nobile ospitano un arco temporale ampio della produzione dell’artista, dalle prime opere su tela degli anni Cinquanta fino ai lavori più recenti, in cui la dimensione spirituale si manifesta in modo esplicito.
I celebri Quadri specchianti, le opere legate agli Oggetti in meno, e lavori emblematici come Il Sacerdote, Tempio, Annunciazione, Le trombe del Giudizio o Il codice trinamico costruiscono un racconto non lineare, ma stratificato, in cui l’io individuale si dissolve progressivamente per lasciare spazio a una visione corale e partecipativa. Il cuore concettuale della mostra risiede proprio qui: nel superamento dell’isolamento dell’artista moderno a favore di un’arte che si apre al mondo, che riflette — letteralmente e simbolicamente — l’esistente. Come afferma Pistoletto, la superficie specchiante diventa il luogo in cui l’autoritratto dell’artista si trasforma nell’autoritratto del mondo, includendo ogni individuo come parte attiva dell’opera. In questo passaggio, l’arte ritrova una prossimità profonda con la religione, intesa nel suo significato etimologico di religare: unire, connettere, mettere in relazione.
Il dialogo con le grandi tradizioni spirituali — induismo, ebraismo, cristianesimo e islam — non è mai illustrativo o didascalico, ma si sviluppa come un campo di risonanze, di simboli e di domande aperte. La mostra si configura così come un’esperienza multidimensionale, in cui arte, spiritualità e pensiero laico convivono senza gerarchie precostituite. Questo approccio trova una sintesi potente nei Giardini Reali, dove prende forma un nuovo Terzo Paradiso, realizzato con cento panchine in materiale interamente riciclato e riciclabile. Qui l’opera si fa spazio abitabile, luogo di sosta e di incontro, estendendo il progetto oltre i confini del museo e inscrivendolo nella dimensione del vivere quotidiano.
Accanto al percorso espositivo, UR-RA si articola in una serie di convegni internazionali che affrontano temi cruciali del nostro presente — dalla medicina alla finanza, dalla letteratura all’educazione — mettendo in relazione saperi diversi attraverso la lente della spiritualità e della responsabilità condivisa. In questo senso, la mostra non si esaurisce nella contemplazione delle opere, ma si propone come piattaforma di pensiero e di confronto.
Uno degli esiti più significativi di questo processo sarà la firma della Carta di Monza per l’Interreligiosità, documento volto a consolidare una cooperazione concreta tra religioni e cultura laica. È un gesto che conferma come, per Pistoletto, l’arte non sia mai fine a se stessa, ma strumento di trasformazione responsabile della società. In un’epoca segnata da polarizzazioni, conflitti e crisi di senso, UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art si presenta come un progetto ambizioso e necessario. Non offre soluzioni facili, ma indica una direzione: quella di un’arte che assume su di sé il compito di unire, di aprire spazi di dialogo e di immaginare futuri condivisi. Un’arte che, proprio perché consapevole della propria responsabilità, torna a essere profondamente umana.















