L'artista nord-irlandese Mark Francis, classe 1962, esporrà alla Biennale di Venezia 2026 che aprirà le sue porte al pubblico il 9 maggio. Sarà il Padiglione della Repubblica di San Marino, intitolato Sea of Sound, a ospitare l'opera di Francis, all'interno di uno spazio espositivo bipartito che inserisce il lavoro dell'artista sulla scena veneziana.

Il progetto espositivo, che gestisco in prima persona, vede la curatela di uno dei maggiori esperti di arte contemporanea inglese della nostra penisola, Luca Tommasi, la cui recente pubblicazione sugli Young British Artists1 , con prefazione di Ian Davenport, evidenzia una dedizione, una cura e una conoscenza che nasce da anni di esperienza e collaborazioni con chi gli degli YBA ha fatto o fa parte, di chi gli ha vissuti, compresi ed amati in un clima Thatcheriano che ha favorito negli anni ’80 l’ascesa e l’incoronazione dell’arte contemporanea inglese nel mondo.

In questi anni di instabilità e mutamento per la società inglese e per quella internazionale, Mark Francis frequenterà la Saint Martin’s School of Art tra il 1981 e il 1985, assimilando e formando il suo fare arte sulla base degli stimoli vivaci della scena culturale londinese.

Sei mesi fa andai a trovare Mark nel suo studio a Londra, e in quella occasione scambiammo qualche pensiero sulla progettualità per la Biennale di Venezia e sul suo linguaggio artistico. Dice Mark:

Si può sentire un certo suono in ogni colore, e questi dipinti hanno molto a che fare con il suono. E io mi perdo nella realizzazione delle opere. Io penso a linee, forme, colori, e poi da sé, diventa tutto astratto. E poi ci ritorno su dopo un po', e cerco di ritrovare la mia idea originaria, quella che ha dato via al mio fare artistico.

Il legame tra arte e suono è ancora più profondo grazie alla sinestesia, un fenomeno neurologico che fa percepire un suono come un colore o un’immagine come una melodia. Alcuni artisti e musicisti hanno fatto di questa caratteristica la loro firma distintiva, cercando di tradurre un linguaggio nell’altro. L’idea che il colore possa avere una tonalità musicale o che un ritmo possa suggerire una forma visiva rende chiaro quanto le due arti siano connesse.

Un'affinità al simbolismo che ci riporta a quanto scrive Vasilij Kandinskij nel suo pensiero sullo spirituale nell’opera d’arte2 nel 1910, a una spiritualità vista come mezzo per mostrare la realtà essenziale nascosta dietro il visibile, con forme e colori astratti che influenzano direttamente l’anima, proprio come note e accordi in musica. Le opere astratte di Kandinskij, come Giallo-Rosso-Blu, sembrano vibrare di melodie invisibili, trasformando la pittura in una sorta di spartito visivo. Un parallelismo, quello tra pittura e suono, che si basa su concetti di ritmo, armonia, colore e tono, e che nella storia dell’arte ha visto approfondimenti importanti per il suo sviluppo in ogni sua epoca e che con Francis, si porta ad un nuovo livello di ricerca e di sperimentazione.

Un tema, quello della musica, che la curatrice della Biennale veneziana, Koyo Kouoh, sposò per questa prossima esposizione d’arte. In chiavi minori, è il titolo della Biennale. Un riferimento non solo alla musica e al suono, ma a quelle note più nascoste, silenziose e fondamentali, affinché un concerto di voci e di suoni crei una melodia completa. Un riferimento all’arte come musica, suono, onde sonore che Mark ascolta, comprende, e descrive con un linguaggio che va oltre la dimensione e il linguaggio del quotidiano.

Mark racconta di essere stato influenzato dalle riviste scientifiche che collezionava suo fratello, con cui condivideva la stanza quando erano piccoli, e di aver nel tempo ripescato e riscoperto quelle immagini così complesse e intriganti, che raccontavano qualcosa di così lontano, ma allo stesso tempo così vicino a noi. I suoi primi quadri rappresentano e ricordano il microcosmo e il macrocosmo allo stesso tempo, un universo, quello macroscopico, da cui ci stiamo allontanando ogni giorno di più, e che riuscire a intercettare e studiare da “vicino” risulta ogni giorno più sfidante.

Quando si pensa a qualcosa di così grande, così piccolo, così diverso, come il microcosmo o come le onde sonore, non lo si può nominare o descrivere con le parole e i segni con cui viviamo la quotidianità “a grandezza d’uomo”, è necessario cambiare scala, utilizzare un nuovo linguaggio.

Mi disse Francis durante il nostro incontro londinese.

All’interno del padiglione della Repubblica di San Marino alla Biennale di Venezia sarà, inoltre, proiettato un progetto di video arte di 7 minuti circa realizzato da Mark, il cui linguaggio è da lui stato descritto come un cambio di direzione, o meglio, “un importante passo avanti nella sua produzione artistica”. Un nuovo medium che gli ha permesso di sperimentare un nuovo linguaggio, valutare nuove forme, nuove onde e nuove luci.

Oggi, grazie alla tecnologia, il legame tra arte e suono si è trasformato in esperienze rinnovate, più accoglienti e complete. Queste esperienze non solo amplificano l’emozione, ma permettono di vivere arte e suono in modi nuovi e di fare arte con nuove voci e strumenti. Quando si ascolta una melodia o si osserva un'opera d'arte, il cervello reagisce attivando gli stessi centri emotivi e questa connessione tra i due media, pittura e musica, è ciò che li rende così impattanti e forti insieme, creando un Mare del suono.

Note

1 Tommasi Luca, Young British Artists - Da freeze a Sensation, 2025, Silvana Editoriale, Milano.
2 Kandindkij Vasilij, Lo spirituale nell’arte, 1996, SE Editore, Milano.