Sempre più difficile abituarsi alla barbarie, sempre più faticoso resistere a tempi bui e oggi viviamo proprio in una delle epoche più oscure e preoccupanti della storia.

Non è mai semplice non farsi sopraffare dal dolore che ci circonda, ma bisogna rialzarsi, proprio come guerrieri, e combattere fino all’ultimo respiro. Antonio Gramsci un giorno disse:

Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio.

Per vincere l’agonia dell’umanità e la crisi dei valori ricordiamo la vittoria dell’Università di Harvard e del suo rettore Alan Garber. Infatti, la giudice federale distrettuale Allison D. Burroughs, in ottantaquattro pagine, ha motivato la sentenza che di fatto smantella la decisione del Presidente USA di cancellare il finanziamento di 2,2 miliardi di dollari per la ricerca e ai campus americani, appellandosi ad un presunto antisemitismo. Trump ha usato l’antisemitismo come “paravento” per un attacco mirato e ideologico contro le università americane - si legge. Una donna, una giudice, ha detto che non si possono bloccare fondi alla ricerca e alla cultura senza motivo.

Navanethem Pillay, 83 anni, sudafricana, invece è una delle più importanti giuriste di diritto internazionale. Con la sua grande cultura, di ultraottantenne, di donna e con l’autorità di Presidente della Commissione d’inchiesta Onu sui territori palestinesi occupati, ha dichiarato ufficialmente senza più condizioni o dubbi: a Gaza è in corso un genocidio.

La rappresentante ha detto che prima di arrivare alla decisione, sono state raccolte molte prove, grazie ad un’indagine durata due anni. Immagini satellitari, prove digitali, testimoni; sono state ascoltate le dichiarazioni dei leader politici israeliani.

E con parole chiare ed inequivocabili ha detto:

Abbiamo combinato le prove con i criteri stabiliti nella Convenzione per la prevenzione dei genocidi, e possiamo ragionevolmente determinare che c’è stato e continua ad esserci un genocidio nell’enclave palestinese.

Nei primi giorni di settembre 2025 anche la più importante e autorevole associazione mondiale di studiosi dei genocidi, l'International Association of Genocide Scholars, ha stabilito con una risoluzione ufficiale che quello che sta commettendo Israele a Gaza è a tutti gli effetti e da ogni criterio un “genocidio”. L’86% dei 500 membri, affermando testualmente che “le politiche e le azioni di Israele a Gaza rientrano nella definizione legale di genocidio di cui all'Articolo II della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (1948)".

E poi arriva la Corte Suprema brasiliana, che condanna a 27 anni e tre mesi l’ex Presidente del Brasile Jair Bolsonaro per tutti e cinque i reati di cui è accusato, tra cui anche appartenenza a un’organizzazione criminale, per attentato allo Stato di diritto e tentato colpo di Stato.

Le piccole e grandi vittorie, spesso nascoste, non pubblicizzate arrivano mentre Pedro Sanchez, premier spagnolo, dichiara “persone non gradite” in Spagna i due ministri dell’estrema destra israeliana Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, ovvero i due principali propugnatori e ideologi del genocidio a Gaza.

Sembra insignificante e passata sotto traccia la notizia di un Presidente Usa che a Flushing Meadows ai campionati di Tennis inquadrato dalle telecamere viene sommerso da pernacchie e fischi in mondovisione.

Sembra di vivere se non in un incubo, nel celebre proverbio africano: Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ma qui non siamo in una foresta. Il proverbio africano è un monito: corri per i tuoi obiettivi, se non corri o verrai ucciso o morirai di fame.

Nel 2025 gli uomini hanno stravolto persino il naturale ciclo della vita tanto che perfino i proverbi fanno ridere. Oggi, puoi anche correre, non importa, morirai ucciso oppure morirai di fame e questo senza un motivo, solo per l’eternamente banale crudeltà.

Corre l’influencer che mostra la strada inondata dalle piogge, invocando l’intervento dell’amministrazione comunale, corre Victor Schwartz, un imprenditore americano di vini italiani, che ha sconfitto in tribunale il buon Donald sui dazi.

Schwartz, infatti, ha vinto a fine maggio 2025 alla Corte di commercio internazionale e successivamente, la Corte d’Appello ha sentenziato e confermato, senza ombra di dubbio, che “i dazi sono in gran parte illegali” e soprattutto ha definito “incostituzionale” la decisione di Trump di usare i poteri d’emergenza per giustificarli.

Il leone ovviamente ha ruggito forte, facendo ricorso, appellandosi al complotto, e infine dando la colpa ai giudici odiatori.

Quale sarà il seguito di queste vittorie? Cosa farà Sally Rooney, scrittrice irlandese che ha annunciato di voler devolvere tutti i proventi delle trasposizioni Bbc dei suoi libri al gruppo di attivisti Palestine Action? Nel democratico Regno Unito, per questo la donna rischia una pena fino a 14 anni di carcere. Perché? Perché Palestine Action è stata inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche, pertanto chi sostiene l’organizzazione è considerato penalmente perseguibile.

La scrittrice ha dichiarato:

Palestine Action non è un gruppo armato. Non ha mai causato morti e non pone alcun rischio per la pubblica sicurezza.

E ha tuonato:

Ma se uccidere 23 civili in un sito di distribuzione degli aiuti umanitari non è terrorismo, come possiamo accettare che invece sporcare con della vernice spray un aereo lo sia? Le proteste rispettose della legge non sono riuscite a fermare il genocidio. Più di 50 mila bambini sono stati uccisi o feriti. In quale momento, se non in questo, la disobbedienza civile è giustificata?”

La giudice federale Kathleen Williams nel mese di agosto 2025 ha ordinato al governo federale e a quello della Florida di smantellare entro 60 giorni il carcere per migranti “Alligator Alcatraz” perché viola i più elementari diritti umani e del detenuto. Il leone ha ruggito, il lupo ha ululato alla luna e ha annunciato il ricorso.

Poi ci sono le vicende in itinere di casa nostra

A inizio ottobre alla Corte Penale Internazionale è arrivata una denuncia che chiama in causa il governo italiano per complicità nel genocidio a Gaza. A presentarla Fabio Marcelli, direttore dell’Istituto di Studi Giuridici sul Mediterraneo del Cnr insieme ad altri firmatari, che individua nella premier Giorgia Meloni, nei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto e nell’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani i responsabili di condotte penalmente rilevanti.

L’accusa è di avere dato sostegno materiale e politico allo Stato israeliano anche dopo che la Corte internazionale di giustizia, il 26 gennaio 2024, aveva riconosciuto «plausibile» la fattispecie di genocidio1, ordinando a Israele misure immediate per prevenirlo.

Nel 2024 secondo statistiche ufficiali Coeweb-Istat, il nostro paese ha esportato circa 5,8 milioni di euro in armi, munizioni e accessori militari. Tali esportazioni non si sono mai fermate. Si tratta anche di manutenzione e fornitura di pezzi di ricambio per gli M-346, addestratori avanzati delle forze aeree israeliane.

Chi ha firmato la denuncia lo ha fatto con prove inconfutabili e con uno sguardo alle leggi umane, del diritto internazionale e del diritto di casa nostra, come la legge 185 del 1990 vieta l’export di armamenti verso Paesi impegnati in conflitti che violano i principi della Carta delle Nazioni Unite o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Lo scopo della denuncia, che considerando il corredo di prove e norme giuridiche al seguito, difficilmente cadrà nel dimenticatoio, è quello di inchiodare alle sue responsabilità un governo che davanti a quello che è stato definito genocidio ha continuato ad avere rapporti politici, industriali, economici con lo Stato aggressore. Non solo, in innumerevoli casi in UE ha votato contro tanti emendamenti che avrebbero inchiodato Israele alle sue responsabilità.

I giudici dell’Aia si pronunceranno, con dati alla mano, con prove, osservando e applicando la legge con un unico obiettivo: la giustizia.

Rispondere con la cultura, con la legge, con il silenzio è sempre più sfiancante ma alla lunga ripaga di tutti gli sforzi. Le battaglie vanno avanti, ci battiamo per il sacchetto di spazzatura abbandonato per strada, per l’inciviltà, per la terra che brucia, e a volte ci sembra di andare contro i mulini a vento, ma non è così. Mentre i grandi discutono di armi e potere, dibattono sul valore di TikTok, dopo un migliaio di denunce, ad agosto 2025 Meta chiude il gruppo “Mia moglie”. Scattano le indagini, le proteste e le denunce. Intanto, nel silenzio una moglie si domanda che essere sia il padre dei suoi figli.

Alcune risposte non le troveremo mai e ci sembrerà di correre su un tapis roulant in attesa di un faro. Nella disperazione dilagante di tempi bui, aspettando una luce, possiamo solo continuare e non arrenderci. Le vittorie arrivano prima o poi, e sono come un faro che illumina il buio.

Note

1 Renad Attalah, la bambina palestinese ospite di Splendida Cornice.