Esiste ancora la cosiddetta “poor but sexy” Berlino? La capitale tedesca è passata in pochi anni dall’essere una città misteriosa e giovanile, con un’anima underground, a diventare uno dei cuori pulsanti del tech europeo. Oggi, però, sembra già mostrare i segni di una lenta regressione. Da dove nascono questi cambiamenti tanto rapidi e profondi?
Negli ultimi anni, proprio a causa della sua nomea, Berlino ha attratto persone provenienti da tutto il mondo: accorse prima per la magia e le vibrazioni della città e poi per l’apertura all’innovazione e alle opportunità. Una città nella quale i segni della storia si sentono e si toccano, dove le sottoculture e la scoperta artistica si respirano. Una città moderna, efficiente in puro stile tedesco ma vibrante quanto una città mediterranea. E soprattutto giovane, sia per l’età anagrafica media dei suoi residenti sia perché la Berlino unita era effettivamente una città appena nata, dopo i grandi stravolgimenti seguiti alla caduta del Muro. Nel 2014, secondo i dati del Comune, ben il 40% della popolazione aveva meno di 35 anni. Circa 174.000 persone, in media, emigravano a Berlino ogni anno nel decennio, e di queste circa 100.000 erano straniere. Con molti spazi ancora abbandonati che reclamavano una nuova vita, era possibile trovare appartamenti e stanze in affitto a prezzi accessibili ai nuovi berlinesi.
Le vibrazioni creative della città hanno fertilizzato il terreno per la nascita di nuove attività e, soprattutto, di startup. Le grandi aziende hanno aperto sedi a Berlino grazie alla possibilità di trovare in un’unica città persone provenienti da tutto il mondo con un bagaglio culturale e linguistico estremamente variegato. La città si è espansa a vista d’occhio, diventando una meta ambita. Comincia così un fenomeno repentino ed affascinante: la colonizzazione di aree degradate da parte di giovani, spesso con poco capitale, che aprono locali, centri culturali o piccole società di servizi. Alcuni di questi luoghi sono stati costruiti con mezzi di fortuna recuperando stabili abbandonati che sono diventati simboli indelebili della città.
Un fenomeno di proporzioni così grandi come l’emergere dell’ecosistema startup berlinese non poteva non essere notato dall’economia istituzionale che dopo il 2010 ha, anche se con riluttanza, iniziato a investire. Berlino ha così iniziato ad avere un retrogusto meno artistico e più utilitaristico, “alla milanese”. Sono iniziati a circolare soldi, ad aumentare la ricchezza, e la città è approdata nel panorama delle grandi capitali europee, al passo con Londra, Parigi e Dublino. L’ex capitale del rock e della trasgressione ha iniziato a lavorare. I prezzi hanno cominciato a salire e i locali nati alternativi e anticonformisti hanno lentamente chiuso i battenti. È recente, ad esempio, la chiusura di uno dei club più iconici della capitale tedesca, il Wilde Renate.
Ormai è sulla bocca di tutti che Berlino non è più quella di una volta. È cambiata e sta cambiando: l’atmosfera e il cosiddetto processo di gentrification, o imborghesimento, stanno prendendo piede senza freni, e la città perde punti agli occhi sia di chi ci vive da molti anni sia di chi pensa di trasferirsi.
A chi lascerà lo scettro Berlino?
Le città medie stanno acquisendo fascino ed attrattività. Città come Tallinn e Lisbona stanno diventando veri e propri hub di innovazione, spesso sorprendendo rispetto ai grandi poli come Londra, Berlino o Parigi. Lisbona si sta lentamente confermando tra le mete più ambite, offrendo una rara combinazione tra qualità della vita in stile sud-europeo, molto desiderato e invidiato da chi lavora da anni al nord, e autentico slancio tecnologico. Un tempo vista principalmente come meta per nomadi digitali e freelance, la capitale portoghese ospita oggi un ecosistema in crescita per startup in fase iniziale, in particolare nei settori della green tech, della mobilità, dell’e-commerce e degli strumenti di collaborazione da remoto. Iniziative governative come Startup Portugal e i programmi di visto per i fondatori tech hanno reso Lisbona più accessibile che mai agli imprenditori internazionali.
Ancora più sorprendente è la crescita esponenziale della capitale estone negli ultimi anni. L’Estonia detiene la più alta densità di startup in Europa, con oltre 1.100 per milione di abitanti, e Tallinn rappresenta il cuore di questo ecosistema. Uno dei comparti più promettenti è quello delle tecnologie dual-use e per la difesa, sostenuto dalla vicinanza al Centro di Difesa Cibernetica della NATO, da solidi legami di ricerca e da una cultura imprenditoriale orientata alla risoluzione di sfide complesse. Un ulteriore punto di forza di Tallinn è la convenienza: il costo medio mensile per vivere e gestire una startup snella si aggira sui 2.200 euro, meno della metà rispetto a Londra o Amsterdam. Inoltre, lo Stato offre un’infrastruttura digitale unica, con strumenti come l’e-Residency, che permette di costituire e gestire un’azienda interamente online da qualsiasi parte del mondo.
Berlino, dunque, ormai è una città adulta, più matura e meno pazza. Decisamente ancora interessante per chi è alla ricerca di opportunità lavorative innovative o uno spazio per creare in maniera indipendente. Tuttavia, oggi richiede pianificazione: non basta più la sola creatività o l’improvvisazione, ma servono razionalità e progettualità.














