Descriversi con sincerità richiede uno sforzo particolare: quello di mettersi a nudo. Per questo ho scelto un'altra strada: proverò a raccontarmi come potrebbe farlo qualcuno che mi ha incontrata per caso su un mezzo pubblico, e che ha avuto a disposizione solo il tempo di una corsa per conoscermi.
Una ragazza sulla ventina era seduta con la testa appoggiata al finestrino della linea S3. Scrollava distrattamente la sezione Per te di TikTok, forse per ingannare il tempo. Alzò lo sguardo all’improvviso per controllare lo schermo luminoso posto davanti a lei. Lo osservò per qualche attimo, probabilmente indecisa su quale fosse la fermata corretta. Poi abbassò gli occhi, incrociando il mio sguardo. Le sorrisi. Lei ricambiò e, quasi d’impulso, mi rivolse una domanda generica, tanto per attaccare bottone.
Si chiamava Lisa ed era italiana. Ora viveva nella fredda Berlino. Sembrava apprezzarla, anche se era abbastanza sicura che non sarebbe stata la città della sua vita. Me lo disse con un mezzo sorriso, mentre mi spiegava che se ne era innamorata dopo un Erasmus nella vicina Potsdam. Si perse poi a raccontare quanto fosse bella quella cittadina sconosciuta ai più. Trascorse una manciata di minuti a descrivere quanto il parco di Sanssouci fosse bello e quanto i laghi attorno alla cittadina fossero meritevoli di una visita.
Mi raccontò poi, con un entusiasmo contagioso, che era andata più volte a nuotare nei laghetti nei dintorni di Potsdam e Berlino. Secondo lei erano in assoluto la parte più bella e autentica della città. Mi accennò che era una grande appassionata di sport. Aveva praticato nuoto per molti anni, ma non disdegnava affatto il tennis, lo sci o qualunque attività potesse mantenerla in movimento. Scherzò dicendo che aveva anche il patentino da bagnina. Me lo disse ridendo; sul momento non compresi se fosse una battuta o meno. Ma non ebbi il tempo di fare altre domande, perché già era passata oltre.
Mi riferì che a Berlino aveva riscoperto la corsa. Il fatto che la città si estendesse su un’infinita pianura l’aveva aiutata a prendere il ritmo, soprattutto nel quartiere verde e tranquillo dove viveva, pieno di parchi e sentieri immersi nella natura. Effettivamente Berlino pullulava di runner, e sembrava essere una delle più grandi passioni dei local.
Le chiesi poi come fosse stato tornare in patria dopo l’Erasmus. Mancavano ancora diverse fermate prima della sua, ed ebbe così tutto il tempo per raccontarmi le sue sensazioni al rientro. Tornare in Italia era stato inizialmente difficile per lei, ma poi si era ripresa velocemente. Era approdata nuovamente nella città universitaria per eccellenza, Bologna, dove aveva conseguito la laurea in Relazioni Internazionali. Aveva festeggiato molto, perché la laurea era stata sì un traguardo, ma anche il cappello finale di alcuni anni molto belli e intensi.
Si percepiva un po’ di nostalgia nelle sue parole. Erano stati, mi disse, anni in cui aveva studiato, ma anche esplorato e conosciuto molto. Una grande festa era il minimo che si potesse fare per celebrare la fine di un percorso e un nuovo inizio. E poi si era nuovamente trasferita a Berlino per mettere nel bagaglio un’esperienza lavorativa e mettersi alla prova in un mondo nuovo. Mi disse che all’inizio era stato difficile per lei affrontare le varie questioni burocratiche, la lingua, l’adattamento a una nuova routine, ma che tutto sommato era riuscita lentamente a risolvere tutto. Aveva trovato lavoro come addetta alla gestione e al supporto per le campagne pubblicitarie sui social media in un’azienda americana. Si era cimentata in un campo che non conosceva benissimo, ma ci aveva messo tutto l’impegno per non sfigurare troppo. Aveva affrontato il lungo inverno berlinese e la vita nella grande metropoli. Ora era pronta per l’estate. Non fece in tempo a finire la frase che balzò in piedi, perché l’altoparlante aveva annunciato la fermata di Ostbahnhof. Quando le porte si richiusero al suono del solito e metallico “Zurückbleiben”, la ragazza era già lontana, probabilmente sulle scale mobili della stazione.
