È incredibile come tutto quello che vediamo crescere nel mondo digitale stia diventando “vero”. Per uno come me nato negli anni Settanta il mondo digitale appare uno scherzo, qualcosa in cui vuoi entrare solo quando davvero non hai niente di meglio da fare. Ma per le nuove generazioni, i ragazzi tra i 13 e i 18 anni in particolare, partecipare attivamente alla creazione del mondo digitale pare diventato essenziale. Di più è normale letteralmente spenderci il tempo della vita dentro.
Come qualsiasi cammino di autocoscienza insegna, l’unica merce dal prezzo incalcolabile per gli esseri mortali è senz’altro il tempo. E spesso è facilissimo trovare l’Allegoria del Tempo disseminata ovunque nei capolavori della storia dell’arte.
Lo dipinge Vasari dentro la Cupola di Santa Maria del Fiore, Luca Giordano nello spettacolare soffitto del Salone degli Specchi in Palazzo Medici-Riccardi, GiovanBattista Beinaschi nelle Marche, Pompeo Batoni alla National Gallery.
Sia dove sia, questa allegoria passa sempre “liscia” agli occhi dei più giovani, nel senso che non la vedono proprio, perché non hanno capito che il tempo vola e finisce per i mortali. Pare infatti che la vita cominci proprio nel momento in cui si capisce, fino in fondo, che il tempo finisce, trasformandoci quasi istantaneamente in ricordi. E questo succede praticamente subito dopo la nostra dipartita.
Vi siete mai chiesti cosa accadrà al vostro funerale? Beh, pensate a quelli cui avete partecipato… perché di sicuro non ci sarà proprio niente di diverso. La vita è troppo breve per stare a sprecarla in piangere chi se n’è andato. Le persone continueranno a vivere anche dopo la vostra dipartita, semplicemente perché non ne possono fare a meno. Anzi vi malediranno pure se non “mettete in ordine i vostri affari” fino a che avete vita. Spoiler: la frase tra virgolette è spesso il modo elegante usato dai medici per dirvi che siete molto vicini al capolinea.
Quindi mettete ordine finché potete! O rassegnatevi a beccarvi i vaffa dei figli, degli eredi, di chiunque su cui ricada a vario titolo la responsabilità dei “sospesi” che avete lasciato.
Vi incoraggio seriamente a pensarci quando vi sorprenderete di nuovo a buttare via istanti di vita che non ritorneranno mai più a scrollare i reels di Instagram - Facebook - YouTube (e continuate pure voi la lista come volete), o a giocare per interminabili giorni - settimane - mesi in qualsiasi virtualità.
L'esperimento può spaventare, ma se ci mettiamo a sommare i minuti in un dato periodo, il tempo fisico trascorso nel virtuale può facilmente risultare maggiore di quello speso nel mondo reale. Ed è nel mondo reale che si muore, senza possibilità di ricaricare dall'ultimo salvataggio.
Il trucco è molto più traditore di quanto non si creda. Permettetemi di spiegare.
L’essere umano funziona in un modo abbastanza spietato: tutto ciò che non usa lo perde. Esperimento pratico: immobilizzate un braccio per una settimana - un mese - un anno… che succede quando lo slegate? Facile immaginare che vi darà qualche problema motorio, possibilmente articolare e, senz’altro, ci vorrà del tempo prima di rivederlo perfettamente funzionale.
La stessa identica dinamica si applica alla vostra interiorità dove vivono “cose” tipo relazionarsi con gli altri (empatia), la capacità di fissare obiettivi e raggiungerli, riconoscere la propria missione, usare l’intelligenza emotiva.
Per farla corta: tutto si riduce alla capacità di provare emozioni. Ed è proprio questa capacità che sta facendo la fine del braccio di prima: più stiamo nel mondo virtuale, più si atrofizza. Perché nel virtuale siamo soli, sempre soli, anche quando comunichiamo attraverso chat o videochiamata. L'altro NON è fisicamente vicino, e lo scambio energetico normale e naturale dovuto alla presenza fisica NON può avvenire. Ci illudiamo solamente che avvenga.
Quindi a cascata c'è il solito milione di riflessioni che si potrebbero fare. Così al volo: a cosa servono denaro, fama e/o riconoscimento sociale virtuali?
Quale senso nel dare l’immagine di un vincente su di una pagina web scappando con tutte le forze dal mondo reale? Ammettiamo che la risposta sia “lucrare spropositatamente”. Perfetto, rispondo. E a che serve? Tutti i soldi del mondo non potranno mai comprare la capacità di provare emozioni. E se non siamo capaci di provare emozioni non viviamo: davvero è come se non esistessimo. Senza emozioni nulla ha senso.
Più viviamo dentro il mondo virtuale più solamente “esistiamo” in quello reale. E quando siamo chiamati a vivere nel mondo reale, strappati al metaverso multicolore sempre acceso dentro lo schermo, un pezzettino per volta lo troveremo sempre più noioso, apatico, deludente. È facile già vedere molti ragazzi e ragazze che invece di parlarsi e socializzare, stanno seduti ai tavoli dello stesso bar immersi nel sogno digitale degli smartphones, senza guardarsi in faccia per lunghi, eterni istanti.
Quelle che fino a poco tempo fa sembravano innocenti evasioni, sembrano essersi seriamente trasformate in austere prigioni.
Certo avete tutto il diritto di esalare l'ultimo respiro guardando lo smartphone. Ma se vi sembra un brutto modo di morire, mi permetto di suggerirvi un buon antidoto in due semplici passi.
Prendersi responsabilità della vita
Un buon esempio? L'amico Giorgio Vasari, senza dubbio. Raggiunti i trent'anni, Giorgio ha iniziato a fare testamento ogni 7 anni: un periodo di tempo carico di significati simbolici senz'altro, ma anche un modo per tenere traccia concreta della propria vita, senza censurare il limite ma, al contrario, abbracciandolo appieno perché l'orizzonte è la morte. Andiamo fino in fondo: fissate la data della vostra morte. E da lì andate a ritroso fino al momento presente: cosa vi farebbe piacere aver fatto, esperito, vissuto tra questo presente e quell'inevitabile, certissimo futuro?
A voi la lista! Mi domando a quanti piacerebbe scrivere cose del tipo “passare dodici mesi di fila a scrollare i reels Instagram”...
Morire ogni giorno
Care lettrici e cari lettori, la chiave è imparare a dare valore al proprio limitatissimo tempo. Un metodo super rapido: prendete un quaderno di qualsivoglia forma, colore, materiale e iniziate subito a scrivere il vostro diario quotidiano. Certo potete sempre fare testamento ogni sette anni come il nostro amico Giorgio… l'essenziale é che vi prendiate del tempo della vita reale per osservare quel giorno che diventa passato, sorprendendo persone, memorie ed emozioni cioè la pasta con cui state facendo la vostra vita.
Provateci, che avete da perdere? Se non vi piace potrete sempre affogarvi di instagram in qualunque momento!















