La ricerca di Moscariello si sviluppa attorno alla percezione e alla possibilità della pittura di mettere in crisi il confine tra realtà e artificio. Attraverso un personale uso del trompe-l’œil, l’artista costruisce immagini in cui superficie e profondità, materia e rappresentazione tendono continuamente a sovrapporsi.
Nelle opere più recenti, le venature del legno e sottili segni lineari diventano elementi centrali di questo gioco percettivo. La superficie lignea viene osservata, scomposta e ricostruita attraverso una pittura contraddistinta da uno spaesante effetto iperrealistico.
È all’interno di questa ambiguità che si collocano anche le linee che attraversano i dipinti, forme sottili e sospese, a tratti simili a ideogrammi o segni di un linguaggio non immediatamente decifrabile. Grazie a ombre costruite con precisione, queste presenze sembrano acquisire spessore e staccarsi dal piano pittorico. Solo avvicinandosi emerge la natura dell’inganno: ombra e forma appartengono alla stessa superficie, e ciò che appariva tridimensionale si rivela interamente dipinto.
Quasi ombra nasce proprio da questa ambiguità, da immagini plausibili e insieme fittizie, capaci di mettere in dubbio ciò che vediamo. Le ombre che attraversano le opere appaiono coerenti e verosimili, ma restano artifici pittorici: quasi ombre, appunto, sospese nello scarto tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere.
















