Nuvola Camera è probabilmente una delle pittrici più promettenti dell’ultimissima generazione. Si è formata tra Milano e Venezia, due centri che negli ultimi anni hanno rappresentato luoghi di incubazione per la nuova ondata di pittura figurativa, oggi in forte espansione in Italia, con risultati straordinari. I soggetti di questa nuova serie di dipinti sono prevalentemente paesaggi, un genere classico che costituisce il cardine di quasi tutto il suo percorso in questi anni. Nuvola si accosta al paesaggio senza alcuna ironia, distacco o ripensamento destrutturante, tipico di molti approcci legati al postmoderno pittorico. Il paesaggio si presenta qui come un genere adatto a parlare del tempo presente e come strumento di riflessione sul futuro, della pittura ma non solo. Il titolo, carico di ambiguità, Radioso futuro, lo dichiara immediatamente.
I dipinti sono il frutto di un processo altamente pittorico, che rifiuta qualsiasi tipo di mediazione concettuale, linguistica o fotografica e in cui l’occhio e la mano rimangono gli unici strumenti intellettivi. La composizione è meditata e costruita con calma, senza essere schiava di progettualità iniziali, e l’immagine prende forma per frammenti, macchie e linee essenziali, che danno l’impressione di essersi salvate dall’erosione del tempo. Nulla è drammatico o epico, anzi. Tutto è rarefatto, poeticamente rarefatto, sempre sul punto di sfumare e passare dalla figurazione all’astrazione. I dipinti ricordano il modo sospeso in cui Giorgio Morandi tratta i suoi paesaggi e i suoi calanchi, con quelle grandi aree vuote, ampie e ariose, attorno a cui le poche grandi campiture di colore emergono con forza. Ma le tonalità, rispetto al pittore bolognese, sono fredde. Nulla cerca di accattivare facilmente lo sguardo di chi osserva, nulla rassicura o accoglie comodamente. Molte delle opere sembrano immerse in una nebbia che appiana e sfuma ulteriormente i colori.
L’elemento che tiene insieme questa serie è costituito dai tralicci e dai relativi cavi dell’elettricità. Questi funzionano come elementi formali: linee nere, sottili e imperfette, intrecciate e allungate, che attraversano con forza il dipinto, innervandolo di energia e lasciando nell’osservatore un vago senso di pericolo. I grandi tralicci delle pianure dialogano con gli alberi, uno dei temi classici di Nuvola Camera, e talvolta li sostituiscono sul piano formale.
È evidente come questi paesaggi rarefatti, in cui nessuna figura umana si muove, parlino dello stato di sospensione in cui oggi viviamo. Sono luoghi di attesa, in cui fatichiamo a proiettare un’immagine del futuro o a immaginare un possibile paesaggio in cui potremmo muoverci, nel breve o nel lungo termine. Ma questa ambiguità è anche potenziale, e tale potenziale carica di energia questi dipinti, fatti di pochissimi colori e di una manciata di segni. «La pittura è un esercizio di ascolto», dice Nuvola: e questi dipinti vanno letteralmente sentiti con gli occhi.
















