Tornabuoni Arte Roma inaugura la nuova stagione espositiva con una mostra personale dedicata ad Alberto Biasi, una delle figure di spicco dell’Arte Programmata. L’esposizione ripercorre oltre sessant’anni di attività dell’artista, dalle opere storiche degli anni Sessanta e dalle installazioni ambientali degli anni Settanta fino alla produzione più recente, mettendo in evidenza la straordinaria coerenza e vitalità della sua ricerca sul movimento, sulla percezione e sul rapporto tra l’opera d’arte e lo spettatore.

Attraverso una selezione di opere che abbracciano diversi periodi della sua carriera, la mostra offre una panoramica dello sviluppo del linguaggio artistico di Biasi e del ruolo centrale che la sperimentazione ha sempre avuto nella sua pratica. La sua ricerca indaga le possibilità della percezione visiva, esplorando come il movimento, la luce e l’interazione tra le forme possano trasformare l’esperienza dell’opera d’arte. Anziché presentare allo spettatore un’immagine fissa, Biasi realizza opere che mutano a seconda della posizione e del movimento dell’osservatore, rendendo la percezione stessa una componente essenziale dell’esperienza artistica.

Un aspetto fondamentale della sua pratica risiede nell’utilizzo di materiali e strutture capaci di generare effetti ottici e trasformazioni visive. Attraverso il gioco di superfici, pattern e configurazioni spaziali, le sue opere mettono in discussione i confini convenzionali dell’immagine, invitando il pubblico a interagire attivamente con ciò che osserva. Questo approccio riflette i principi dell’Arte Cinetica e Programmata, in cui l’opera è concepita come un sistema aperto e dinamico, le cui possibilità visive si sviluppano attraverso l’incontro con il pubblico.

La mostra offre l’occasione di riscoprire un linguaggio visivo che continua a confrontarsi con il presente, riaffermando l’attualità di uno dei principali maestri dell’Arte Cinetica e Programmata. Riunendo opere appartenenti a diverse fasi della sua carriera, il percorso espositivo mette in luce la coerenza di una ricerca che ha costantemente interrogato i meccanismi della visione e il rapporto tra arte, spazio e osservatore. A oltre sessant’anni dai suoi esordi, la pratica di Biasi conserva intatta la capacità di sorprendere e stimolare lo spettatore, dimostrando la persistente vitalità di un approccio in cui sperimentazione e percezione rimangono strettamente intrecciate.