Perché studiare la storia? Perché non rimanere nella più crassa ignoranza godendosi la vita per quello che è, senza sapere, senza curiosità, lasciandosi travolgere dal turbine sensuale delle esperienze che il mondo, la vita, il nostro corpo ci offre?
Io la risposta la trovai in quanto accade e mi raccontò Andino. Sì, lo so. Fa ridere. Dico: trovare una risposta in Andino. Ma tant’è.
Andino aveva sessant’anni quando lo conobbi. Aveva questo nome vetusto e faceva ridere. Comunque, Andino era il tipo del rozzo bifolco. Non sapeva praticamente scrivere e aveva grosse difficoltà a leggere. Ruttava a tavola e si sbrodolava una meraviglia. Era maleducato, cafone e si picchiava con gli amici al bar. Tagliava la legna una meraviglia (io uso spesso questa espressione “una meraviglia”; non fateci caso) e io lo utilizzavo per quello. Ma a volte finivo a casa sua e mi invitava a sedermi e mi buttava davanti una salsiccia cruda intimandomi di mangiarla che ero troppo pelle e ossa. Be’, non è il caso che vada nel dettaglio.
Prendete la persona più pittoresca e cafona che conoscete e moltiplicatela per due. Avrete un’idea di Andino. Dunque, Andino non leggeva, non scriveva, parlava mezzo in dialetto e più a gesti che altro. Sempre con ‘ste mani da taglialegna piemontese con le unghie nere, grosse come badili e screpolate. Se ti dava una carezza, Andino, capace che dopo dovevi chiedergli dei cerotti per chiuderti le ferite che la sua pellaccia dura ti faceva.
Un giorno però accadde, ad Andino, che un olmo gli finì addosso.
Forse lo aveva tagliato male o si era distratto per rispondere al cellulare e l’olmo gli era comunque caduto addosso colpendolo sulla testa e mezzo sfracellandolo. Pronto soccorso. Coma. I medici parlarono di stato di morte apparente.
Una volta a casa, Andino era diventato un uomo nuovo. Appese la scure al chiodo (Checov era un russo un po’ troppo drammatico: se in un racconto un fucile è in mano ai personaggi prima o poi quel fucile dovrà tornare ad appendersi al chiodo – ed è per questo principio narrativo valido tanto quanto l’altro per un terzo principio di bilanciamento che prima o poi, durassero anche trent’anni, tutte le guerre terminano) e si dedicò, Andino, ad imparare a legger e a scrivere. Prima le favole di Max il Leprotto, poi i libri di legge, infine Andino si mise sotto con i libri di storia. Si mise a studiare e a studiare.
A sessantadue anni si iscrisse all’Università (dopo essersi preso il diploma) e grazie a Unipegaso, a Nettuno e ad altre università online a sessantasette anni arrivò a prendersi quattro lauree. Quattro. Non mento. Non caccio balle. Si può controllare. Ci sono i registri. Andino Bellinzona. Si prese una laurea in storia. Una in letteratura. Una in filosofia e una in sociologia. Nel frattempo, continuò a coltivare l’hobby della lettura.
Un altro uomo. Quell’olmo sulla capa aveva cambiato Andino da così a pomì.
Un giorno volli sapere cosa gli fosse successo per fare un simile cambiamento. Era finito nell’aldilà e aveva scoperto che venivano ammessi solo i laureati?
Lui rise. “Non ci sei andato poi così lontano…”
“Eh?!”
“Quando sono finito in coma ho avuto un’esperienza di premorte. Questo è risaputo. Solo mia moglie, però, sa cosa è successo… ma è troppo analfabeta, quella bifolca, per raccontarlo… Io le ho detto di mettersi a studiare, che ne andava del suo futuro… Io sono morto, ho visto cosa c’è dopo, e perciò mica parlavo a vanvera… Ma quella… – toc! toc! – più dura di questo tavolo di abete rosso.”
“Perché? Cosa è successo?”
“Quando sono finito nell’aldilà, sono finito in Paradiso!”
“Ma dai! Che bello! Bravo! Complimenti!”
“Sì sì. Grazie. In effetti, non me l’aspettavo con tutti i litigi che ho fatto con mia moglie, ma alla fine San Pietro me li ha abbuonati.”
“Santo Cielo…”
“Eh sì. Eh sì. Vuoi dell’altro Lambrusco?”
“No, grazie. Altrimenti i popcorn che ho nella pancia si trasformano in pesciolini e cominciano a nuotarci dentro.”
“Fatto sta che in Paradiso sto da Dio. Sai, ci sono rimasto quindici, venti giorni. Esperienza indimenticabile. Come andare in un hotel sul Monte Bianco, ma moltiplicalo per due o anche tre. E però mi rendo presto conto di una cosa. All’inizio ho incontrato tutte le persone che ho amato nella mia vita. La mia mamma. La nonnina. Il nonno. La zietta. Ed è stato bello. Ho reincontrato una vecchia prostituta con una gamba di legno di un boulevard parigino e… oh be’, insomma. Ma poi, m’è successo altro. Tipo una volta ero in treno e mi si mette seduto di fianco un signore. Ha il naso grosso, vestito con vestiti dei tempi suoi, e parliamo. Lui mi racconta che ha scritto un poema molto importante e apprezzato… e io rimango affascinato, e mi dice un nome che io non avevo mai sentito. E sai perché non lo avevo mai sentito?”
“Perché?”
“Perché ero un pezzo di bifolco, ignorante, incolto e stupido. Ecco perché!”
“Ma chi era questo qui?”
“Quello lì era Dante Alighieri.”
“Eh?”
“Sì. Dante. Dante Alighieri. E un’altra volta mi si mette al fianco, al mercato, un tizio che mi chiede se secondo me deve comprare le perrino o un altro tipo di pomodoro perché lui sa di non sapere.”
“Non dirmi che era…”
“Socrate! Sì. Solo che il qui presente, essendo un tocco d’ignorante, come mai se ne sono visti prima non l’ha riconosciuto!”
“Ma pensa!”
“M’è successa la stessa cosa con Napoleone, Giulio Cesare, Giuseppe Verdi, Giuseppe Garibaldi…”
“Garibaldi? Anche con lui?”
“Sì. Loro mi dicevano, mi raccontavano e questo e quello e io ascoltavo con pazienza, ma ignoravo totalmente chi fossero. A scuola dormivo. Ecco perché. Garibaldi! Per me era il nome di una piazza. Piazza Garibaldi, quando ci andavo a fare il bancomat, soprattutto. Li prendevo anche un po’ per cazzari. Sai, quelli che ti riempiono la testa di balle, tanto così, tanto per far passare il tempo.”
“E allora?”
“E allora adesso mi documento, porca paletta. Così potrò provare la stessa emozione che ho provato quando ho incontrato la Garbo e anche… Marcello Mastroianni.”
“Hai incontrato Marcello Mastroianni nella tua esperienza di pre-morte?”
“Che scherzi? Certo. Ne ho incontrati una marea. Il Paradiso è pieno di Vip ed è pieno anche di personaggi storici. C’è da chiacchierare un’eternità. Cleopatra, Liza Taylor, Michael Jackson, Amenofi IV… Ma io, fesso e ignorante come sono, non solo non li riconoscevo, ma non provavo alcuna emozione nel parlare con loro. Quando Leopardi mi ha letto L’infinito, gli ho persino fatto una pernacchia.”
“Noooooo!”
“Sì, ma poco dopo averlo fatto, mi sono risvegliato dal coma rientrando nel mio corpo. Altrimenti probabilmente mi avrebbero schiaffato all’inferno.”
“E meno male… A me tra l’altro piace pure L’infinito. Com’è che fa? D’in su la vetta della torre antica…”
“Eh, sì. Ciao. Studia, va. Preparati anche tu. Perché nell’aldilà li incontrerai tutti e se sei un bifolco, fesso, ignorante come me quando ci sono andato io… Che Paradiso sarà? Sarà un Paradiso senza emozioni.”
“Ma si mangia bene almeno?”
“Ah sì sì. Il cibo è squisito. Ma vedrai. Poi vedrai.” Ed ecco.
Ecco perché studiare le gesta degli uomini del passato.
Per abbracciarli in Paradiso.















