It’s okay to walk slowly.
Pause wherever your heart comes to rest,
catch your breath, and I hope you will
take a moment to smell the flowers.(RM)
[Va bene camminare lentamente. Fermati ovunque il tuo cuore trovi pace, respira, e spero tu possa annusare i fiori per un istante.]
C’è una particolare intimità nel modo in cui RM guarda all’arte. La sua collezione non sembra essere stata assemblata semplicemente attorno a nomi, movimenti o categorie di mercato, ma al cospetto di incontri: con il colore, il paesaggio, il silenzio, la memoria, gli oggetti e, soprattutto, con artisti le cui opere sembrano capaci di aprire uno spazio alla contemplazione. RM x SFMOMA: Between You and Me, in mostra al San Francisco Museum of Modern Art, rende visibile questo processo dello sguardo.
La mostra riunisce opere provenienti dalla collezione di RM con altre dello SFMOMA, creando un dialogo che attraversa generazioni, media e confini geografici. Le sue sezioni – tra cui Bluewater, Friendscape, Home, Photobuddha, People, Passion e Umber – suggeriscono meno una storia cronologica convenzionale e più una mappa di affinità. Il risultato è particolarmente interessante quando gli artisti coreani collezionati da RM vengono messi in relazione con figure del modernismo europeo e americano.
All’inizio di questo percorso troviamo Kim Whanki, la cui presenza è di eccezionale rilievo. La mostra presenta 26-I-70 #141 (1970), appartenente alle collezioni dello SFMOMA, accanto a 15-VII-70 #181 (1970) di RM, mentre un’altra opera, Plum Blossom, Moon and White Porcelain, degli anni Cinquanta, compare nella sezione Home. L’accostamento va oltre il semplice richiamo istituzionale tra due collezioni. Rivela la continuità di un linguaggio artistico nel quale la memoria culturale coreana e l’astrazione possono coesistere, compenetrarsi e completarsi.
L’opera di Whanki è particolarmente significativa nel contesto della collezione di RM perché incarna una tensione tra il locale e l’universale. Il titolo Plum Blossom, Moon and White Porcelain riunisce tre immagini profondamente radicate nell’immaginario visivo coreano, mentre le opere astratte successive traducono queste sensibilità in ritmo, colore e relazioni spaziali. Il passaggio da motivi riconoscibili all’astrazione non cancella l’identità culturale; al contrario, la trasforma. Nella collezione di RM, Kim Whanki diventa così un ponte tra eredità e modernità.
Altrettanto importante è la presenza di Yun Hyong-keun. Il suo Untitled (1973) compare in Bluewater, mentre la sezione Umber riunisce diverse opere appartenenti a periodi differenti, tra cui Umber-Blue (1978), Blue on Black (1973), Burnt Umber & Ultramarine (1991) e opere successive degli anni Novanta e Duemila. L’importanza di Yun all’interno della mostra risiede in parte nella ripetizione. Invece di presentare una singola opera emblematica, l’esposizione permette al visitatore di incontrare l’artista attraverso un corpus pittorico coerente e prolungato. L’effetto è meditativo. Il blu e l’ocra diventano qualcosa di più che semplici colori: costruiscono un vocabolario autobiografico fatto di profondità, misura e silenzio, invitandoci a rallentare.
Questa dimensione è presente anche in Chang Ucchin, un altro artista ampiamente rappresentato nella collezione di RM. A Boat and a Fish (1960), The River Scene (1988), Road (1986), A Roadside Tree (1978) e Temple on the Mountain (1984) fanno parte della sezione Home. La presenza di Chang Ucchin colpisce perché le sue immagini sono ingannevolmente semplici. Barche, alberi, strade, fiumi e templi vengono ridotti a forme essenziali, conservando tuttavia la risonanza emotiva dell’esperienza vissuta.
Qui il concetto di “casa” diventa particolarmente suggestivo. La dimora non è soltanto uno spazio architettonico o un interno domestico; può essere un paesaggio, una strada ricordata, un albero, un tempio lontano. Un santuario personale. La scelta delle opere da parte di RM sembra suggerire proprio questa concezione allargata dell’appartenenza: una casa può anche non essere un luogo fisico, ma un’immagine che portiamo dentro di noi.
La sezione Friendscape (gioco di parole creato dal rapper stesso) sviluppa ulteriormente questo rapporto con il paesaggio. Wolmido (1972) di To Sangbong, appartenente alla collezione di RM, è inserita in una costellazione di opere appartenenti allo SFMOMA che comprende Lake George (1922) di Georgia O’Keeffe, Work (Trees) (1981) di Yoo Youngkuk, Outer Seorak (1981) di Park Kosuk, Winter Landscape (2015) di Kim Chong Hak e Landscape of Gwangneung (1973) di To Sangbong.
Il significato di un simile accostamento non risiede nel fatto che tutti questi artisti “dipingano paesaggi” nello stesso modo. Al contrario, sono proprio le loro differenze a diventare produttive. Il paesaggio talvolta statunitense e le montagne, le coste e gli ambienti stagionali dei pittori coreani stabiliscono rapporti differenti con la natura. Eppure condividono la volontà di trasformare il paesaggio in un’esperienza emotiva e formale, fondata sulla risonanza.
Portrait of RM, courtesy HYBE.
Lo stesso principio si può osservare anche là dove Giorgio Morandi compare accanto ad artisti coreani e americani. Lo SFMOMA presenta in prestito Natura morta (Still Life) (1952), mentre la collezione di RM comprende Fiori (1949). Le nature morte silenziose di Morandi sono da tempo associate a un’arte della concentrazione: un numero limitato di oggetti quotidiani diventa il soggetto di uno sguardo prolungato. Inserite nella collezione di RM, esse instaurano un dialogo inatteso con le tradizioni coreane della natura morta e con gli oggetti domestici, sobri e discreti, che le circondano.
L’idea dell’ordinario che acquista significato emerge con particolare evidenza nelle ceramiche e negli arredi presenti: mobili del XIX secolo, vasi in porcellana bianca, recipienti in buncheong, contagocce per acqua e oggetti risalenti fino al V o VI secolo. Non si tratta semplicemente di elementi decorativi accostati ai dipinti; essi instaurano un’altra forma di sguardo: una modalità nella quale l’uso, l’artigianato, la materia e il tempo diventano parte dell’esperienza estetica.
Nulla è lasciato al caso; tuttavia, forse l’incontro più esplicito tra tradizione coreana e arte contemporanea internazionale si trova in Photobuddha. La collezione di RM comprende Enlightenment Compressed (1994) di Nam June Paik, mentre lo SFMOMA contribuisce con Untitled (TV Buddha) (1978). Il Buddha di Nam June Paik, posto di fronte alla propria immagine tecnologica, diventa una potente meditazione sull’antico e sul contemporaneo, sulla contemplazione e sui media, sulla stasi e sul movimento. Nel contesto della collezione di RM, Paik rappresenta inoltre un contributo specificamente coreano all’arte contemporanea globale: un artista capace di trasformare la memoria culturale in un linguaggio visivo universale.
Un’altra importante scoperta è Le vent en témoigne (Il vento è testimone), 1965, di Rhee Seundja, inclusa nella sezione Passion. L’opera aggiunge un ulteriore tassello alla riflessione della mostra sul movimento, sull’identità e sul continuo attraversamento dei confini. Nata in Corea e trasferitasi in Francia nel 1951, Rhee Seundja costruì la propria ricerca sulla privazione e sulla mancanza. Una storia da scoprire attraverso le parole di RM, nell’audioguida da lui narrata.
Non ci sono parole adeguate per descrivere Between You and Me poiché è squisitamente calibrata sull’attenzione di ogni singolo visitatore, prescindendo totalmente da vincoli di tempo o background. RM stesso esorta a trovare il proprio percorso naturale, all’interno delle sale. Il leader dei BTS diviene, così, ponte tra opere, storie e spettatori. La sua collezione crea conversazioni inattese: Kim Whanki con lo SFMOMA, Yun Hyong-keun con il silenzio cromatico di ascendenza rothkiana, Chang Ucchin con Morandi.
L’arte esiste nello spazio tra l’oggetto e la persona che lo guarda e ciò che emerge da questa straordinaria collezione non è né un resoconto definitivo dell’arte coreana, né una rassegna convenzionale del modernismo, ma qualcosa di personale, biografico e rivelatore: la testimonianza del modo in cui un osservatore contemporaneo ha imparato a guardare.
In questo senso, l’esposizione può essere vissuta come un enorme autoritratto di RM (tipologia pittorica che tanto lo affascina), in cui l’atto stesso del guardare si rivela associativo e aperto all’incontro. Tra un’opera e l’altra, tra la Corea e il mondo, tra passato e presente, la mostra suggerisce che il collezionismo è una forma di conversazione.
E la comunicazione, come suggerisce il titolo, coinvolge sempre due parti.



![Yves Klein, Éponge (SE251) (Sponge [SE251]), 1961; San Francisco Museum of Modern Art, bequest of Phyllis C. Wattis; © Artists Rights Society (ARS), New York / ADAGP, Paris](/attachments/feaa3cda1d05de3ef386766553ac26af5a0e9001/store/fill/410/410/b86c450d6b66e07262f328555ecf7db054184db23ea4002df8f78b81c9d9/Yves-Klein-Eponge-SE251-Sponge-SE251-1961-San-Francisco-Museum-of-Modern-Art-bequest-of-Phyllis.jpg)











