Negli ultimi mesi la Germania ha assistito a un irrigidimento del dibattito pubblico attorno al diritto di protesta. Con il cancelliere Friedrich Merz alla guida del governo federale, diverse organizzazioni per i diritti civili, movimenti sociali e gruppi studenteschi denunciano una crescente pressione sulle manifestazioni politiche, in particolare quelle legate alla guerra in Medio Oriente, alla Palestina, alle politiche climatiche e all'immigrazione.
Il governo giustifica molte delle nuove misure con la necessità di garantire la sicurezza pubblica e contrastare l'estremismo.
Tuttavia, i critici sostengono che la linea adottata rischi di restringere spazi fondamentali di partecipazione democratica. In diverse città tedesche, proteste sono state limitate o sottoposte a controlli più severi, alimentando un acceso confronto tra autorità e società civile.
In particolare, nel Land di Berlino il dibattito si è concentrato su due fenomeni apparentemente distinti ma strettamente collegati: le restrizioni imposte alle mobilitazioni di solidarietà con la Palestina e l'espansione dei poteri di sorveglianza delle forze di polizia.
Nel primo caso, le restrizioni riguardano, ad esempio, lo slogan “From the river to the sea, Palestine will be free”. Mentre il Ministero dell'Interno e parte della magistratura lo considerano un'espressione associata ad Hamas, diversi tribunali hanno evidenziato la necessità di valutarne il contesto specifico, riconoscendo in alcuni casi la tutela costituzionale della libertà di espressione.
Il secondo tema riguarda invece la nuova legge sulla sicurezza, entrata in vigore all'inizio del 2026, che amplia significativamente i poteri di sorveglianza della polizia berlinese. Le nuove disposizioni consentono l'utilizzo di sistemi di videosorveglianza assistiti dall'intelligenza artificiale, l'impiego di software investigativi per accedere a smartphone e computer di persone sospettate di reati gravi e l'installazione, previa autorizzazione giudiziaria, di dispositivi di sorveglianza in ambienti privati.
Le istituzioni sostengono che tali strumenti siano necessari per contrastare la criminalità organizzata e il terrorismo e sottolineano che il loro utilizzo è subordinato al controllo dei tribunali. Tuttavia, associazioni per i diritti civili e attivisti per la privacy temono un'espansione senza precedenti della raccolta di dati personali. Una delle principali preoccupazioni riguarda infatti il trattamento dei dati di persone che non sono oggetto di indagine. In molte inchieste digitali, possono essere acquisite e analizzate anche le comunicazioni di amici, familiari, colleghi o semplici conoscenti per il solo fatto di essere entrati in contatto con una persona sospettata. Sebbene tali individui non siano accusati di alcun reato, le loro informazioni personali possono finire temporaneamente nei database investigativi.
La questione, tuttavia, non si limita alle nuove leggi o ai procedimenti giudiziari. Nella capitale tedesca ho avuto modo di assistere direttamente a numerose mobilitazioni e di osservare il rapporto sempre più conflittuale tra manifestanti e forze dell'ordine.
Nella mia esperienza, molte delle proteste a cui ho partecipato o assistito erano caratterizzate da un elevato livello di autorganizzazione. Servizi d'ordine volontari, coordinamento tra i partecipanti e una costante attenzione a evitare provocazioni hanno spesso contribuito a mantenere la situazione sotto controllo. In diverse occasioni ho avuto l'impressione che le tensioni siano aumentate soprattutto in seguito agli interventi delle forze dell'ordine, più che per iniziativa dei manifestanti.
Un episodio che ha influenzato in modo significativo la mia percezione del rapporto tra manifestanti e forze dell’ordine è stato la manifestazione per la commemorazione della Nakba 78, svoltasi a Berlino il 16 maggio, alla quale ho assistito come osservatore.
Nel corso della giornata ho potuto osservare diversi momenti di tensione tra la polizia e alcuni partecipanti. Tra gli episodi che hanno suscitato maggiori critiche vi sono stati l’utilizzo di spray al peperoncino in momenti che, secondo diversi partecipanti, non sembravano giustificati dal contesto, interventi fisici su persone già immobilizzate e difficoltà nell’accesso del personale sanitario ad alcune aree della manifestazione.
Anche diversi giornalisti e operatori dell’informazione presenti sul posto hanno denunciato limitazioni nello svolgimento del proprio lavoro, nonostante fossero chiaramente identificabili tramite accrediti e tesserini professionali. Secondo queste segnalazioni, l’accesso ad alcune zone del corteo sarebbe stato temporaneamente ostacolato, rendendo più complessa la documentazione degli eventi. Sulla base di quanto osservato direttamente e del materiale fotografico e video raccolto durante la manifestazione, ho maturato la sensazione che l’intervento della polizia abbia avuto un ruolo centrale nell’escalation delle tensioni.
Questi sono alcuni degli episodi a cui ho potuto assistere durante la manifestazione. Nei giorni successivi, diverse organizzazioni e collettivi1 hanno diffuso resoconti e dichiarazioni che segnalavano ulteriori episodi di violenza e criticavano la gestione dell’intervento da parte delle forze dell’ordine. Un’ulteriore conferma di questa tendenza è emersa con particolare forza anche durante le mobilitazioni del Primo Maggio 2026. Secondo un articolo pubblicato da The Left Berlin2, la gestione del percorso autorizzato dalle istituzioni locali avrebbe creato gravi problemi di sicurezza e situazioni di forte congestione tra decine di migliaia di persone.
Gli autori sostengono che l’autorganizzazione dei partecipanti e l’intervento degli organizzatori abbiano contribuito a evitare conseguenze più gravi, mentre accusano il Senato di Berlino e la polizia di aver contribuito a creare le condizioni per uno scenario potenzialmente pericoloso.
Nonostante il crescente irrigidimento del quadro normativo e le tensioni emerse nelle piazze, il Land di Berlino e la sua capitale continuano a confrontarsi con una scena di protesta vivace e costante, in particolare legata alle mobilitazioni in solidarietà con la Palestina e più in generale alle questioni di politica interna e internazionale.
Nel complesso, il quadro che emerge dalle ultime mobilitazioni a Berlino è quello di un equilibrio sempre più delicato tra esigenze di sicurezza e tutela del diritto di manifestare. Da un lato, le istituzioni rivendicano la necessità di strumenti efficaci per garantire l’ordine pubblico e rispondere a nuove forme di rischio; dall’altro, una parte della società civile e dei movimenti sociali esprime crescente preoccupazione per un possibile restringimento degli spazi di dissenso.
In questo contesto, il diritto di protesta si conferma uno dei terreni più sensibili del dibattito politico tedesco contemporaneo. Il confronto non sembra destinato a esaurirsi a breve: a Berlino, infatti, nel fine settimana è prevista una nuova giornata di mobilitazione che affiancherà alla consueta protesta mensile in solidarietà con la Palestina anche una manifestazione contro la nuova legge sulla sicurezza e l’utilizzo di sistemi di sorveglianza basati sull’intelligenza artificiale.
La sua evoluzione nei prossimi mesi dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra controllo e libertà che, al momento, appare ancora incerto.















