Viviamo nell’epoca delle contraddizioni e dei paradossi. Qualcuno, al di là dell’oceano, in uno dei suoi famosi deliri, ha sentenziato: l’Europa sparirà.
Il nostro paese si trova in Europa. Nei sogni, negli incubi, nello scherzo e pure nei deliri, a volte c’è qualcosa di vero. Forse, non ci estingueremo nei prossimi vent’anni, ma non navighiamo certo in buone acque. Chi decide di fare figli, dichiara di volerne uno solo. In alcune città si registra un sovraffollamento, un’alta concentrazione di popolazione (per svariate ragioni legate ad abusi edilizi, vicinanza con località turistiche ecc.), mentre altri luoghi, in genere borghi, ma anche qualche città, sono costretti a escogitare stratagemmi per attirare abitanti.
Nelle città d’arte, in particolare a Napoli, si assiste ad un fenomeno preoccupante: meno residenti, più turisti mordi e fuggi. Overtourism.
Le città cambiano volto
Napoli soffoca, ormai. Problemi di viabilità e vivibilità, servizi al collasso, aumento degli affitti, a causa dei più remunerativi B&B – queste sono le criticità che attanagliano la città partenopea. I risultati dell’overtourism sono il degrado, il traffico, l’aumento della delinquenza, l’inquinamento. Ma la cosa più incredibile è che sono davvero pochi i turisti interessati all’arte.
Antonio Marfella, Presidente dei medici per l’Ambiente di Napoli, in un articolo su Il Fatto Quotidiano affermava che: Capodichino supera i 13 milioni di passeggeri, mentre i biossidi di azoto raggiungono livelli straordinari con 180 giorni di sforamenti.
Non è solo la salute dei napoletani a essere messa sotto torchio, ma anche il loro diritto ad una città più vivibile e ad affitti più accessibili.
Le chiese1, i monumenti e tutto il patrimonio artistico come piazze, statue, edifici storici non sono valorizzati dagli amministratori. Spesso Napoli ospita grandi eventi, come concerti, talent show, prediligendo così il lato economico, e non la tutela e la conservazione del patrimonio culturale e artistico. Si sa che l’enorme mole di gente e la confusione possono danneggiare irrimediabilmente palazzi e opere storici.
Chiese chiuse, menti confinate
Ne parla Tomaso Montanari, docente all’Università di Siena, nel suo libro Chiese chiuse. Il testo vede la luce nel 2021 e denuncia in tutta Italia la presenza di chiese saccheggiate, pericolanti, a volte trasformate in attrazioni a pagamento. Napoli è il cuore di questo fenomeno.
Il lavoro di Montanari contiene tutti gli elementi per eventuali interrogazioni parlamentari, ma anche quando la trasmissione Report nel 2022 se ne occupa, nulla accade.
Migliaia di chiese sono oggi inaccessibili, saccheggiate, pericolanti. Altre sono trasformate in attrazioni turistiche a pagamento – afferma lo studioso. Poi continua: Mancano visione, prospettiva, ispirazione. Le chiese con il loro silenzio secolare offrono una pausa al nostro caos. Con la loro gratuità, contestano la nostra fede nel mercato. Con la loro apertura a tutti, contraddicono la nostra paura delle diversità. Con la loro dimensione collettiva, mettono in crisi il nostro egoismo. Con il loro essere luoghi essenzialmente pubblici sventano la privatizzazione di ogni momento della nostra vita individuale e sociale. Con la loro viva compresenza dei tempi, smascherano la dittatura del presente. Con la loro povertà, con il loro abbandono, testimoniano contro la religione del successo.
Sono circa duecento le chiese chiuse a Napoli. I motivi? Abbandono e indifferenza, costi di gestione elevati, contrasto con altri oscuri interessi, danni post terremoto. Il patrimonio artistico e storico italiano è il più importante al mondo, e spesso questi tesori sono nascosti, dimenticati, vilipesi, oltraggiati.
Come afferma il prof. Montanari – restituire un’opera d’arte, una chiesa alla collettività, è qualcosa di inestimabile, perché crea opportunità immense di studio e di lavoro per i giovani, genera comunità e senso di appartenenza, apre la mente, fa rifiorire il senso di bellezza, educa alla cultura, offre alternative al degrado e all’ignoranza. Un’opera d’arte fa rinascere l’economia sana, la bellezza, alimenta la vita comune, la socialità, l’animo. Ciò che mette in circolo una chiesa o un complesso monumentale è qualcosa di potente e assoluto.
In Chiese chiuse Montanari parla anche della Chiesa di Gesù e Maria a Napoli. Con l'intento di ricostruire virtualmente e sulla carta, Pamela Palomba scrive La chiesa di Gesù e Maria in Napoli. Una storia in frammenti di Pamela Palomba. L'autrice "riedifica" con la penna una chiesa ormai spoglia, che negli anni ha subìto numerosi furti. Alcune opere sono state trasferite altrove. Ma grazie alla passione e alla dedizione di chi ama i luoghi dell'arte, la chiesa di Gesù e Maria rinasce in un'altra veste. Il lettore viene abilmente guidato nei vuoti all'interno della chiesa e invitato a immaginare quello che non c'è più. Il testo ripercorre le opere e la storia della chiesa, molte immagini mostrano un prima e un dopo, ricostruiscono nel dettaglio la struttura, le cappelle, le opere. La strada è ancora lunga e come recita il sottotitolo, è in frammenti. Infatti, la chiesa di Gesù e Maria per anni è stata lasciata nel degrado, aperta a ladri e a vandali che hanno distrutto un patrimonio incalcolabile.
Notevole è la dovizia di particolari, e seppur accompagni la narrazione un linguaggio “tecnico”, quest’ultimo è comprensibile anche ai “non addetti ai lavori”.
Tra sacro e profano2
Le chiese sono state costruite con denaro della comunità, con soldi pubblici, a volte con donazioni private e appartengono all’umanità. Nel tardo Cinquecento e inizio Seicento, con l’affermarsi del Barocco si intensificano costruzioni di grandi complessi di chiese, con annessi chiostro e ospedale, che integravano anche la funzione assistenziale a quella religiosa.
Le chiese, oltre ad essere un luogo sacro per i fedeli, hanno ospitato assemblee civiche, concerti, hanno accolto poveri, sono state luoghi di sepoltura. La burocrazia, i muri dell’indifferenza e dell’ignoranza oggi sono difficili da scavalcare; le soprintendenze spesso sono private di strumenti adeguati a tutelare questo patrimonio artistico e umano.
Lo smarrimento culturale sta dilagando a macchia d’olio. Si sta assistendo ad una mercificazione persino del sacro, dell’arte e della cultura. Molti turisti arrivano a Napoli per bere la limonata a cosce aperte, per il cuoppo di fritturine, per la sfogliatella e per girare a zonzo per negozi, incapaci di vedere la vera bellezza.
Dal sito San Francesco Patrono d'Italia si legge:
So tutt vacant (vuote ndr) ... nun c'è rimasto niente. Qua a Napoli nelle chiese hanno fatto stragi.
Parla un ex ricettatore di opere d'arte che ha lasciato il carcere e che ha promesso di cambiare strada. «Nelle chiese napoletane non c'è più niente perché sono abbandonate ed è stato facile prendersi tutto. Ce ne stanno tantissime chiuse», assicura il “pentito”.
Duecento chiese chiuse, sprecate. Gioielli spesso abbandonati, dimenticati, depredati, in rovina, a volte addirittura pericolosi. Monumenti al degrado e allo spreco visto che per anni, per il recupero di alcuni di loro, sono stati stanziati milioni di euro. Soldi spesso risultati mai spesi.
Candelabri, affreschi, statue, madonne e bambinelli e perfino vasche di marmo: l'esperto ex ricettatore spiega nell’intervista - che fino a qualche anno fa si facevano milioni con il traffico di queste opere.
Erano prevalentemente furti su commissione, ci dicevano: vai in questa chiesa e prendimi quel candelabro o quella statuetta.
E aggiunge:
A volte fornivano anche le foto. Tutta questa roba viene portata a Roma o a Parma (dove ci sono importanti mercati antiquari, ndr.) nascosti in camion che trasportano altra merce. Comunque, spesso sono i preti che si vendono le opere. Le vendono e poi vanno a denunciarne il furto. A Napoli ci sono anche dei bravi falsari che copiano le opere e poi al momento del furto le sostituiscono.
Intanto però nel tempo molte chiese sono state vendute, trasformate, addirittura occupate. Molte sono diventate negozi o officine, altre delle abitazioni.
La più grande trasformazione delle città, del turismo e delle nostre vite è in atto in questo momento. Luoghi di culto cambiano e diventano altro, scempi nel tempo del caos e della follia.
Entrare in una chiesa non è solo un atto di fede. Un tempio è l'anima che trova rifugio dagli affanni della vita. Oltrepassare la porta di una chiesa significa entrare in un’altra dimensione, la sensazione è chiara, tangibile. Il silenzio è rispetto, lo spirito si eleva, l’anima ritrova il suo legame più profondo e là dentro, il mondo non può farci più nulla.
Note
1 Il caso della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina.
2 Per approfondire la questione: Napoli Risanamento: dipinti di Vincenzo Migliaro e il Patto Universitario.















