Il calo demografico è un fenomeno preoccupante: l’Italia è tra i paesi con la maggiore densità di anziani e un tasso di natalità basso. Ciò vuol dire che le persone attive saranno sempre meno nei prossimi anni. L’Europa, che presenta dati simili, invecchia e con lei l’Italia.

Gli studi, inoltre, preannunciano che entro il 2050 la popolazione degli ottantenni raddoppierà. Ciò che preoccupa di questi fenomeni è che rappresentano una vera emergenza dal punto di vista economico, pensionistico, e anche sociale. Se si pensa alla crisi attuale determinata dalle guerre e dalle tensioni internazionali, che minano la stabilità del mondo, il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione non fa altro che peggiorare gli scenari futuri.

Come sarà il futuro?

Le ricerche, la rilevazione dei dati e le statistiche sono pratiche importanti, perché dipingono un quadro da osservare, rappresentano un termometro della situazione globale e non solo.

Le disuguaglianze emergono anche a occhio nudo e purtroppo sono in crescita. Anche nei luoghi di lavoro esistono, ancora discriminazioni sia nei confronti delle donne sia verso gli stranieri.

Dal punto di vista previdenziale è necessario agire sul prolungamento della vita lavorativa, sul mercato del lavoro e sul sistema pensionistico. Gli interventi urgenti riguardano anche l’organizzazione del lavoro e le politiche sociali, e infine, la rimozione della discriminazione verso lavoratori più anziani.

Sembra strano nell’era attuale parlare di modello “americano”. Infatti, oggi, gli States sono tutto, tranne che un esempio da seguire, ma la loro storia ha ancora qualcosa da dire, ad esempio sull’immigrazione e riguardo all’organizzazione del mercato del lavoro.

Le aziende americane hanno sfruttato le caratteristiche demografiche del paese, il quale dispone di una popolazione multietnica senza eguali, la più variegata al mondo.

Le aziende, ma anche la politica, l’economia e il mondo del lavoro traggono vantaggi dalla presenza di una popolazione differenziata. Ciascuno di loro ha portato ricchezza sotto diversi aspetti, ogni americano di qualsiasi colore ha aggiunto valore in termini di competenza, cultura, civiltà, conoscenze e abilità in ogni campo. In questo modo, l’America non ha mai sofferto il problema demografico, anzi lo ha trasformato in un punto di forza.

Com'è possibile tutto ciò? Semplicemente favorendo la convivenza tra etnie simili, anche se negli Stati Uniti ancora oggi vi sono molte frammentazioni e scontri. In America esistono quartieri abitati solo da italiani, altri solo da cinesi e così via.

Per contrastare l’invecchiamento della popolazione, l’emergenza economica, per prevenire il collasso del sistema pensionistico, sono necessarie visioni a lungo termine, intelligenza e competenza. Non si risolvono i problemi gridando slogan vuoti, ma per trasformare l’immigrazione in opportunità, sono necessari interventi mirati.

Innanzitutto, la politica dovrebbe occuparsi del reclutamento di nuovi lavoratori e perseguire strategie di inserimento in base a caratteristiche simili: gruppi etnici, lingua, religione, competenze, richieste da parte delle aziende ecc. Una strategia simile riuscirebbe persino a contrastare eventuali tensioni tra persone troppo diverse, favorendo una reale integrazione, che inizia proprio dai luoghi di lavoro per poi estendersi in altri ambiti.

Secondo il rapporto del Ministero del Lavoro del 2018 “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, la maggioranza degli stranieri occupati in Italia svolge un lavoro alle dipendenze e più del 70% ricopre la posizione di operaio, mentre è scarsa la presenza di occupati impiegati in ruoli dirigenziali e simili: appena lo 0,4% degli occupati è dirigente e lo 0,7% quadro, a fronte dell’1,9% e del 5,8% degli italiani. Dal punto di vista dell’istruzione, dal Rapporto emerge come il 47,5% dei cittadini non UE laureati in una disciplina STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) sia impiegato in posizioni a bassa qualifica, a fronte dell’1,8% degli italiani e del 21,9% dei comunitari. I rapporti del Ministero successivi non presentano dati tanto diversi dall’indagine 2018.

Viviamo un’epoca in cui la paura di perdere ciò che abbiamo costruito ci terrorizza. Siamo chiusi all’interno delle nostre certezze, decisi a proteggere il nostro status, insieme a tradizioni, lingua, nazionalità. Nella realtà, ci sono cose che nessuno potrà mai portarci via, ma questo spesso si dimentica. Pertanto, molte fobie sono architetture della mente, magari abilmente costruite da qualcuno, che ha tutto l’interesse di spacciarle per verità.

Difendiamo con il coltello tra i denti la nostra roccaforte di sabbia, il nostro tutto fatto di nulla, le nostre idee ereditate, i pensieri presi in prestito, gli slogan che ci esaltano. Ed ecco che ci ritroviamo a diffidare, a denigrare gli altri e a odiare.

La libertà è sinonimo di viaggio, evasione, serata all’aperto, di un’esistenza drogata da social, alcol, cibo, vite immaginarie, pacche sulle spalle, convenevoli, moine senza senso, autoesaltazione e autocelebrazione.
L’immigrazione è un fenomeno complesso, sul quale spopolano slogan che hanno il solo scopo di nascondere l’incapacità della politica.

L’ampia finestra che si aprirebbe da un’attenta analisi riguarderebbe i paesi che speculano sui migranti, gli accordi segreti, la cattiva gestione e tanti altri aspetti che sarebbe impossibile elencare. Oggi, i milioni di persone che partono verso l’ignoto sono diventati business, propaganda politica, opportunità di guadagni, un modo per accusare, per costruire nemici, per difendere i propri confini se mai ne fosse chiaro il significato.

Tutto ciò ha un unico obiettivo: celare i fallimenti di chi dovrebbe “governare” il fenomeno. Infatti, governare vuol dire analizzare, capire, valutare opzioni e opportunità, studiare strategie di accoglienza, strategie nelle relazioni con paesi partner, inoltre, vuol dire migliorare il metodo, vagliare soluzioni, potenziare le tecniche, cercare risorse. Governare non significa né comandare né chiudersi. Aveva ragione un antico filosofo che sosteneva che bisognerebbe prima imparare a governare sé stessi. Dopo di questo sarebbe più facile tutto il resto.