Due torti non fanno mai una ragione. Così diceva il mio vecchio manuale universitario di teoria generale del diritto.
Lo abbiamo sperimentato di recente, quando alle atrocità perpetrate dai terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023, si sono aggiunte quelle di Israele a Gaza, che durano ininterrottamente da quasi tre anni e che hanno assunto sempre più, i contorni di un vero e proprio genocidio a danno del popolo palestinese.
Le azioni dei terroristi e dell’esercito israeliano restano due torti orribili contro l'umanità. Tutto questo mentre nelle elezioni per il rinnovo della massima carica alla Casa Bianca, ha vinto la sua corsa un presidente che, per molti versi, mi ricorda l’imperatore Caligola.
Entrambi si sono trovati, in epoche diverse, alla guida dell’impero più potente del mondo che volge al declino. E anche adesso, come allora, nuovi popoli, affamati di supremazia e potere, premono ai confini, seppure questa volta non si tratti di confini materiali, ma tecnologici e aerospaziali.
Il mondo sta vivendo una stagione terribile, dove l’arroganza e la prepotenza sembrano volere soppiantare quell’equilibrio internazionale faticosamente raggiunto all’indomani della seconda guerra mondiale. Un equilibrio che l’Organizzazione delle Nazioni Unite è stato incapace di preservare. Anzi, qualcuno ha tentato, in maniera goffa e rozza, di surrogare il compito che spetterebbe all’ONU (che è quello di mantenere la pace nel mondo) con un organismo privato, basato sui personalismi e sul danaro (parlo del Board of Peace di Donald Trump).
Il compianto Papa Francesco e altri acuti osservatori hanno stigmatizzato come nel mondo sia in corso la terza guerra mondiale. In effetti, in tutti i continenti, si sono svolti e sono ancora in corso, eventi bellici di portata mondiale. Il secolo e il millennio hanno avuto inizio con l’attacco alle Torri Gemelle, nel cuore dello stato più potente del mondo. Gli episodi bellici si sono poi diffusi dappertutto, dall’Africa all’Asia, dal Medio Oriente all’Europa.
E se l’aggressione all’Ucraina da parte della Russia rispecchia il modello tradizionale di guerra tra stati sovrani, in altri casi, abbiamo potuto notare come gli aggressori siano soggetti diversi, spesso sprovvisti della personalità di diritto internazionale. Ciò che però non gli ha impedito di sfidare e talvolta sconfiggere lo stato preso di mira.
Queste realtà di matrice terroristica sono il sintomo di un malessere generalizzato che, evidentemente, scaturisce dalla debolezza del modello statale. Intendo dire che la parcellizzazione del territorio in stati, appare all’evidenza non bastare più a se stessa, se è vero come è vero, che nuove entità, diverse dagli stati, cercano di affermarsi a discapito delle istituzioni statali.
Il quadro di fragilità degli stati è reso più acuto dalla presenza di nuovi poteri che, pur non avendo una matrice terroristica, non di meno, si presentano alla ribalta internazionale, con una spavalderia e una forza d’intervento, capaci di fare tremare perfino dei soggetti appartenenti al club esclusivo degli stati economicamente più influenti. Mi riferisco alle corporazioni finanziarie, a dei soggetti privati la cui attività ha tuttavia un impatto devastante sull’equilibrio interno degli stati.
Chi non ricorda infatti nel 2011, l’avvento del governo Monti, sospinto a Palazzo Chigi dalla pressione che i mercati finanziari misero alle finanze italiane, sotto schiaffo di uno spread che avendo superato quota 500, rischiava di chiudere l’accesso dell’Italia all’indispensabile e vitale credito internazionale?
A questi soggetti finanziari, che sono banche di affari ma anche fondi di investimento, tra loro collegati, (ne cito soltanto alcuni, tra le prime, Standard and Poor’s, Fitch Ratings e Moody’s, e tra i secondi Vanguard, BlackRock e State Street), occorre aggiungere le società più potenti della Rete Internet: Amazon, Alphabet, Apple, Microsoft, Meta e Netflix (anche qui cito soltanto alcuni di questi soggetti così influenti che qualcuno, per definirli, ha parlato dei “nuovi padroni del mondo”).
Come si vede siamo di fronte a un quadro molto complesso che richiede, per la sua comprensione, l’utilizzo di strumenti di analisi economica e finanziaria, ai quali gli stati dovranno fare ricorso, insieme alla loro visione giuridica, per cercare di fronteggiare questi poteri e ridimensionarli a un livello di minore pericolosità.
E questi strumenti non sono in mano soltanto agli stati. Certamente gli stati sarebbero, se soltanto lo volessero, dei soggetti capaci di riportare il mondo sotto il controllo di un potere legittimo che, in qualche misura, si ricolleghi alla sovranità popolare.
Anche se personalmente credo che il nuovo ordine mondiale potrebbe anche nascere per impulso delle Chiese, in primis di quelle chiese Cristiane, compresa la Cattolica Romana. Se tutte le religioni del mondo riuscissero ad associare gli uomini di buona volontà di tutto il globo, forse potremmo vedere finalmente il bue mangiare con il leoncello (penso, in questo mio auspicio, alla profezia contenuta nel cap. 11 di Isaia). Per quanto riguarda comunque gli Stati, occorre lasciare da un canto gli sciocchi nazionalismi e consorziarsi in maniera sempre più coesa per fronteggiare al meglio questi poteri.
E il discorso si attaglia soprattutto all’Europa.
Guai a farsi dividere. Gli Stati Uniti stanno provando a dividere l’Unione Europea. I singoli stati diventerebbero così un facile boccone da inghiottire, se isolati. Possibile che i nostri politici non si rendano conto di questa realtà? Per non parlare dei poteri finanziari dei quali ho parlato prima: un singolo stato, di fronte a loro, sarebbe inerme, facile al ricatto e obbligato a concessioni inimmaginabili. Si pensi a un Paese come il nostro, con un debito pubblico che è una vera e propria voragine, che si mantiene in piedi grazie ai prestiti necessari a pagare gli interessi del debito già contratto in passato. Che cosa ne sarebbe dell’Italia se si sganciasse dall’Unione Europea?
Io ritengo che si debba ripartire proprio da un’Europa più forte e più unita che cerchi di allearsi con altre entità statuali di buona volontà, pronte a condividere la battaglia per gettare le basi di un nuovo ordine mondiale fondato sulla pace, sulla solidarietà e sulla fratellanza tra le nazioni del mondo.
Solo un governo universale, fondato sui principii di solidarietà, fratellanza e pace, maturati in millenni di civiltà, potrà salvare il mondo dalla china distruttiva che sembra avere intrapreso. Ma prima devono passare i Trump e altri orrori. Forse l'esperienza tremenda di quello che stiamo vivendo, e di quello che stiamo per vedere, similmente a quanto avvenne dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, porterà alla fondazione di un ordine mondiale basato su quei tre valori. Noi possiamo soltanto sperare che i nostri figli vedano questa nuova alba del mondo. E nel nostro piccolo, ognuno di noi, uomini di buona volontà, potrebbe cominciare a lavorare perché ciò avvenga.















