
Mi chiamo Lorenzo Tavella, sono nato nel 2005 nei pressi di Genova e attualmente studio Scienze della Comunicazione. Dopo aver concluso il liceo linguistico, ho sentito il bisogno di allontanarmi dalla mia città natale, che iniziava a starmi stretta, per cercare nuovi stimoli e costruire il mio percorso personale e professionale in un contesto più ampio.
Questa esigenza di movimento e scoperta mi ha portato a trasferirmi a Berlino, una città che riflette in modo autentico il mio modo di vivere curioso e cosmopolita.
Nonostante ciò, Genova è stata per me una palestra visiva ed emotiva: una città che, con le sue contraddizioni, mi ha spinto a rallentare lo sguardo ed il pensiero, ad osservare con attenzione e a dare valore ai dettagli più silenziosi.
È lì che ho sviluppato una particolare sensibilità e un modo di vivere che potremmo definire “vecchio dentro”, in cui ogni cosa viene osservata con rispetto, memoria e ascolto. Un approccio che ancora mi porto dietro e che oggi accompagno alla vita frenetica e moderna del presente. Berlino rappresenta per me un luogo di continuo confronto.
La sua natura profondamente internazionale e multiculturale, spesso definita multi kulti dagli stessi berlinesi, crea uno spazio in cui identità, lingue e storie si intrecciano quotidianamente. Vivere qui significa entrare in contatto costante con realtà diverse, mettere in pratica le lingue studiate e sviluppare uno sguardo aperto e critico sulla società contemporanea. La città spesso diventa un laboratorio a cielo aperto che stimola la mia curiosità e alimenta il mio processo creativo.
Tra il lavoro e lo studio cerco sempre di ritagliarmi tempo per la fotografia e la scrittura, due passioni che mi accompagnano da diversi anni e che rappresentano per me strumenti fondamentali di espressione e indagine.
La fotografia è stata il mio primo linguaggio: il mio approccio iniziale è avvenuto attraverso l’analogico, un mezzo che ancora oggi fa parte del mio percorso e che ha influenzato profondamente il mio modo di osservare la realtà. Nel corso del tempo ho sperimentato tecniche, soggetti e linguaggi diversi, cercando di imparare il più possibile. Nei limiti dell’amatoriale, questo processo di ricerca mi ha permesso gradualmente di costruire un mio stile e di orientarmi verso determinati generi, in particolare la fotografia di strada e la fotografia sociale.
Mi interessa raccontare storie umane nel loro contesto quotidiano, cogliere gesti, sguardi e situazioni capaci di suggerire storie più ampie. Per me la fotografia non è mai un semplice esercizio estetico, ma un mezzo per trasmettere emozioni e creare connessioni. Col tempo, la scrittura si è affiancata in modo naturale a questa pratica visiva. Ho sentito il bisogno di dare voce alle immagini, di approfondirne il significato e di accompagnarle con una narrazione capace di amplificarne il messaggio.
Credo fortemente che l’unione tra parole e immagini sia uno degli strumenti più efficaci per raccontare la complessità del reale: da una parte permette di trasmettere il pathos necessario a suscitare una riflessione, dall’altra apre a una dimensione più intima, capace di cogliere sfumature emotive che spesso sfuggono alla sola parola. Attraverso i miei studi e i miei progetti personali, senza alcuna pretesa ma con grande attenzione e rispetto, cerco di esplorare temi sociali e culturali che considero centrali per comprendere il mondo che ci circonda.
Mi interessa osservare la realtà a diverse scale: dal microcosmo di un quartiere berlinese alle dinamiche più ampie, complesse e lontane (ma vicine) che attraversano la società contemporanea. Ritengo che ogni storia, indipendentemente dalle sue dimensioni, meriti di essere raccontata con cura, sensibilità e consapevolezza. Riguardo al microcosmo berlinese, uno dei temi che sento più urgenti da esplorare è quello delle trasformazioni urbane e sociali che attraversano questa ed altre grandi città.
Mi concentro in particolare sui processi di gentrificazione ed il loro impatto sulle relazioni umane. In una città in continuo mutamento, dove interi quartieri vengono ridefiniti secondo logiche economiche e produttive, il rischio è quello di perdere progressivamente il senso di appartenenza e di connessione tra le persone.
Tuttavia, ciò che più mi interessa non è soltanto documentare questa perdita, ma soprattutto osservare e raccontare chi resiste. Guardando al futuro, immagino la fotografia e la scrittura come un percorso in continua evoluzione, capace di crescere insieme a me.
Continuare a raccontare storie, incontrare persone e attraversare luoghi resta il modo più autentico che conosco per sentirmi parte di ciò che vivo. In una città che cambia e in un mondo sempre più frammentato, il mio desiderio è quello di contribuire, attraverso le immagini e le parole, a costruire connessioni e a dare spazio a ciò che spesso resta ai margini.
